Carso Isontino: Le pause e i turni di riposo - Battaglia delle Melette (Monte Fior/Castelgomberto - Brigata Sassari

Carso Isontino: Le pause e i turni di riposo nelle campagne friulane (luglio 1915 - maggio 1916)
Nei dieci mesi di permanenza sul Carso Isontino, la Brigata Sassari trascorre sei turni di riposo nella pianura friulana, la cui durata va a seconda della stagione e delle necessità operative in prima linea. Nell’estate e autunno 1915 gli intervalli di riposo impegnano i “Sassarini” nella ricomposizione dei due Reggimenti, duramente sacrificati durante la 2a e 4a “Battaglia dell’Isonzo”. Trascorso un periodo negli attendamenti di Villesse, a ridosso del fronte, i reparti si accampano nelle località dei dintorni di Cervignano, retrovia della III Armata: Cavenzano, Fauglis, Ontagnano e Villa Vicentina, durante il primo turno; Aiello, Perteole, Saciletto e Mortesins, nel secondo. Per non allontanarsi dal settore di Castelnuovo, presidiato a turno con la Brigata Macerata, nell’inverno 1916 la “Sassari” passa due periodi di riposo di venti giorni nei baraccamenti delle fangose località di Armellino e Campolongo, sulla riva sinistra dell’Isonzo. L’inserimento della Brigata Padova nei turni di sorveglianza della prima linea consente di usufruire, nella primavera del ‘16, di trenta giorni di riposo trascorsi in zone più lontane dal fronte, sempre nei paraggi di Cervignano: Castions di Mure, Campolonghetto, Casali di Fabbrica, Muscoli, Molin di Noacco, Molin di Ponte e Joannis.
Il successivo periodo di riposo, iniziato il 9 maggio ad Aiello, viene interrotto improvvisamente dopo una decina di giorni con l’inizio dell’offensiva austroungarica, la “Strafexpedition. I sardi, in merito al valore dimostrato sulle montagne carsiche, vengono richiamati direttamente dal Comando Supremo Italiano e partono per l’Altopiano dei Sette Comuni. Nel corso delle varie pause dal fronte, i soldati provvedono al riassetto del vestiario e dell’equipaggiamento: i reparti devono curare l’addestramento in vista dei successivi obblighi in trincea. La domenica è dedicata alla celebrazione della Santa Messa al campo e al riposo spirituale. Non va dimenticato che nei paesi dove i “sassarini” ristorano la vita di campagna continua: lo sfalcio del fieno, la vendemmia, l’aratura… in tutto ciò il fante sardo, contadino e pastore, si rende partecipe nell’aiuto alla popolazione locale.
Altopiano dei Sette Comuni: “Strafexpedition” 1 a “Battaglia delle Melette”: Monte Fior – Monte Castelgomberto (5 – 8 giugno 1916)
Tra il 15 maggio e il 16 giugno 1916 l’Esercito Asburgico scatena la grande “Offensiva di Primavera”, meglio conosciuta come la “Strafexpedition”, la “spedizione punitiva” nei confronti dei nemici italiani, colpevoli di aver tradito i patti di alleanza con l’Austria. Lo scontro, che si predispone nel saliente Trentino, negli Altopiani di Folgaria, Lavarone e dei Sette Comuni, prevede l’attacco alle spalle dell’Esercito italiano, schierato sul Carso, e lo sfondamento della linea difensiva italiana tra il Pasubio ed Asiago, con la conseguente occupazione della pianura veneta. Abbattute, infatti, le posizioni italiane sull’Isonzo, gli Imperiali si predispongono a occupare l’Altopiano di Asiago. Sulle montagne vicentine la battaglia ha inizio: nel mese di maggio Asiago cade in mano austrica, così come Gallio. Lungo i rilievi delle Melette vi sono i reparti Alpini a difendere l’ultimo margine orientale dell’Altopiano rimasto agli italiani, malgrado fatichino a contenere l’avanzata. Sono necessari urgenti rinforzi: pertanto il Comando Supremo Italiano ordina la costituzione, nel triangolo Padova–Cittadella–Vicenza, del Comando Truppe dell’Altopiano di Asiago, a cui viene assegnata la 25a Divisione, con un’Armata di riserva, la 5a (con forze tratte dalla 2a e 3a Armata d’Isonzo), della quale fa parte la “Sassari”, Brigata appositamente richiesta sul fronte veneto grazie ai suoi successi militari. I due Reggimenti, 151° e 152°, vengono fatti rapidamente spostare sull’Altopiano, al fine di sostituire il 161° Reggimento di fanteria e sostenere iBattaglioni Alpini. È così che, dopo un anno di guerra trascorso sul Carso, il 22 maggio da San Giorgio di Nogaro (Udine) i sardi intraprendono il trasferimento verso il Veneto: Portogruaro, Motta di Livenza, Fossalta di Piave, Casale sul Sile, Scozzi. Il 29, a marce forzate, i fanti pervengono a Camposampiero. Attraversando la pianura padovana si spostano a Villa del Conte, Fratte, Cittadella. In treno la Brigata raggiunge la Valbrenta: il 4 giugno il 151° Reggimento arriva a Valstagna, 152° a Primolano. Nella notte, dalla stazione ferroviaria di Carpanè-Valstagna, il 151° s’inerpica per la strada che conduce sull’Altopiano dei Sette Comuni (il III Battaglione risale la stretta Val Frenzela per raggiungere Il Buso, piccolo santuario ad ovest di Foza, mentre Battaglione I e II seguono la Val Vecchia, strada che conduce direttamente a Foza). All’alba del 5 giugno il 151° Reggimento entra in linea tra Il Buso e Casera Montagna Nuova, sulle Melette di Foza, sostituendo il 161° Reggimento di fanteria; il compito è quello di dislocarsi tra gli Alpini che difendono le Melette e la sottostante Val dei Ronchi. Il 152°, invece, ha l’ordine di spostarsi con sei Compagnie in riserva a Lazzaretto, due a protezione della Val Gadena e le altre quattro a presidio del forte Lisser.
Durante la giornata i soldati sistemano le quasi inesistenti trincee presso il Monte Fior e Monte Castelgomberto, dove, nel pomeriggio a causa di un forte bombardamento, l’esercito austriaco e bosniaco-erzegovese attacca le posizioni dei gruppi Alpini lì dislocati. Il pronto intervento di cinque Compagnie del 151° Reggimento riesce a respingere gli Imperiali sulle posizioni di partenza, infliggendo loro pesanti perdite. I giorni successivi, 7 e 8, questo settore diviene il terreno di scontro violento dell’offensiva austro-bosniaca. Gli avversari riescono a raggiungere la vetta del Monte Fior, minacciando di dilagare fino all’abitato di Foza, impadronendosi, inoltre, di Monte Castelgomberto e della selletta che congiunge questo a Monte Fior. La resistenza degli Alpini è allo stremo, ma anche per i “Sassarini” la situazione è difficoltosa, nonostante l’immediato contrattacco del I Battaglione del 151° e del II del 152° Reggimento. Dietro ordine del Comando Alpino, i fanti sono costretti loro malgrado ad arretrare sulla linea di difesa dei Monti Miela, Spill e Tondarecar, lasciando così in mano avversaria le vette di Monte Fior e Castelgomberto. Sebbene la situazione sia favorevole agli Asburgici, l’ultimo tratto montano che domina l’abitato di Foza è mantenuto dai “Dimonios”, che non arretrano. Inoltre, le forze avversarie cominciano a sentire la stanchezza data da giorni di aspri combattimenti. Così, esauritasi la spinta offensiva, i reparti austro-bosniaci non possono che mantenere le posizioni raggiunte e rafforzarle. Le perdite subite dalla “Sassari” sono ingenti: 5 morti e 18 feriti tra gli ufficiali; 37 morti, 242 feriti e 247 dispersi nella truppa. Considerato il fatto che i dispersi sono da ritenersi caduti, poiché colpiti dall’artiglieria, il numero totale di circa 300 morti risulta davvero pesantissimo. Con questo sacrificio la Brigata, unitamente a quattro Battaglioni Alpini, riesce a sbarrare la strada agli avversari sulle Melette di Foza, estremo lembo orientale dell’Altopiano che conduce alla vallata del Brenta.
La Brigata Sassari: Le tappe belliche nella Grande Guerra. Convegno università popolare di Mestre 7 settembre/28 ottobre 2026 -Lunedì 14 settembre/Giovedì 17 settembre

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