Carso Isontino: Le pause e i turni di riposo - Battaglia delle Melette (Monte Fior/Castelgomberto - Brigata Sassari
Nei
dieci mesi di permanenza sul Carso Isontino, la Brigata Sassari
trascorre sei turni di riposo nella pianura friulana, la cui durata
va a seconda della stagione e delle necessità operative in prima
linea. Nell’estate e autunno 1915 gli intervalli di riposo
impegnano i “Sassarini” nella ricomposizione dei due Reggimenti,
duramente sacrificati durante la 2a e 4a “Battaglia dell’Isonzo”.
Trascorso un periodo negli attendamenti di Villesse, a ridosso del
fronte, i reparti si accampano nelle località dei dintorni di
Cervignano, retrovia della III Armata: Cavenzano, Fauglis, Ontagnano
e Villa Vicentina, durante il primo turno; Aiello, Perteole,
Saciletto e Mortesins, nel secondo. Per non allontanarsi dal settore
di Castelnuovo, presidiato a turno con la Brigata Macerata,
nell’inverno 1916 la “Sassari” passa due periodi di riposo di
venti giorni nei baraccamenti delle fangose località di Armellino e
Campolongo, sulla riva sinistra dell’Isonzo. L’inserimento della
Brigata Padova nei turni di sorveglianza della prima linea consente
di usufruire, nella primavera del ‘16, di trenta giorni di riposo
trascorsi in zone più lontane dal fronte, sempre nei paraggi di
Cervignano: Castions di Mure, Campolonghetto, Casali di Fabbrica,
Muscoli, Molin di Noacco, Molin di Ponte e Joannis.
Il
successivo periodo di riposo, iniziato il 9 maggio ad Aiello, viene
interrotto improvvisamente dopo una decina di giorni con l’inizio
dell’offensiva austroungarica, la “Strafexpedition. I sardi, in
merito al valore dimostrato sulle montagne carsiche, vengono
richiamati direttamente dal Comando Supremo Italiano e partono per
l’Altopiano dei Sette Comuni. Nel corso delle varie pause dal
fronte, i soldati provvedono al riassetto del vestiario e
dell’equipaggiamento: i reparti devono curare l’addestramento in
vista dei successivi obblighi in trincea. La domenica è dedicata
alla celebrazione della Santa Messa al campo e al riposo spirituale.
Non va dimenticato che nei paesi dove i “sassarini” ristorano la
vita di campagna continua: lo sfalcio del fieno, la vendemmia,
l’aratura… in tutto ciò il fante sardo, contadino e pastore, si
rende partecipe nell’aiuto alla popolazione locale.
Altopiano
dei Sette Comuni: “Strafexpedition” 1 a “Battaglia delle
Melette”: Monte Fior – Monte Castelgomberto (5 – 8 giugno 1916)
Tra
il 15 maggio e il 16 giugno 1916 l’Esercito Asburgico scatena la
grande “Offensiva di Primavera”, meglio conosciuta come la
“Strafexpedition”, la “spedizione punitiva” nei confronti dei
nemici italiani, colpevoli di aver tradito i patti di alleanza con
l’Austria. Lo scontro, che si predispone nel saliente Trentino,
negli Altopiani di Folgaria, Lavarone e dei Sette Comuni, prevede
l’attacco alle spalle dell’Esercito italiano, schierato sul
Carso, e lo sfondamento della linea difensiva italiana tra il Pasubio
ed Asiago, con la conseguente occupazione della pianura veneta.
Abbattute, infatti, le posizioni italiane sull’Isonzo, gli
Imperiali si predispongono a occupare l’Altopiano di Asiago. Sulle
montagne vicentine la battaglia ha inizio: nel mese di maggio Asiago
cade in mano austrica, così come Gallio. Lungo i rilievi delle
Melette vi sono i reparti Alpini a difendere l’ultimo margine
orientale dell’Altopiano rimasto agli italiani, malgrado fatichino
a contenere l’avanzata. Sono necessari urgenti rinforzi: pertanto
il Comando Supremo Italiano ordina la costituzione, nel triangolo
Padova–Cittadella–Vicenza, del Comando Truppe dell’Altopiano di
Asiago, a cui viene assegnata la 25a Divisione, con un’Armata di
riserva, la 5a (con forze tratte dalla 2a e 3a Armata d’Isonzo),
della quale fa parte la “Sassari”, Brigata appositamente
richiesta sul fronte veneto grazie ai suoi successi militari. I due
Reggimenti, 151° e 152°, vengono fatti rapidamente spostare
sull’Altopiano, al fine di sostituire il 161° Reggimento di
fanteria e sostenere iBattaglioni Alpini. È così che, dopo un anno
di guerra trascorso sul Carso, il 22 maggio da San Giorgio di Nogaro
(Udine) i sardi intraprendono il trasferimento verso il Veneto:
Portogruaro, Motta di Livenza, Fossalta di Piave, Casale sul Sile,
Scozzi. Il 29, a marce forzate, i fanti pervengono a Camposampiero.
Attraversando la pianura padovana si spostano a Villa del Conte,
Fratte, Cittadella. In treno la Brigata raggiunge la Valbrenta: il 4
giugno il 151° Reggimento arriva a Valstagna, 152° a Primolano.
Nella notte, dalla stazione ferroviaria di Carpanè-Valstagna, il
151° s’inerpica per la strada che conduce sull’Altopiano dei
Sette Comuni (il III Battaglione risale la stretta Val Frenzela per
raggiungere Il Buso, piccolo santuario ad ovest di Foza, mentre
Battaglione I e II seguono la Val Vecchia, strada che conduce
direttamente a Foza). All’alba del 5 giugno il 151° Reggimento
entra in linea tra Il Buso e Casera Montagna Nuova, sulle Melette di
Foza, sostituendo il 161° Reggimento di fanteria; il compito è
quello di dislocarsi tra gli Alpini che difendono le Melette e la
sottostante Val dei Ronchi. Il 152°, invece, ha l’ordine di
spostarsi con sei Compagnie in riserva a Lazzaretto, due a protezione
della Val Gadena e le altre quattro a presidio del forte Lisser.
Durante
la giornata i soldati sistemano le quasi inesistenti trincee presso
il Monte Fior e Monte Castelgomberto, dove, nel pomeriggio a causa di
un forte bombardamento, l’esercito austriaco e bosniaco-erzegovese
attacca le posizioni dei gruppi Alpini lì dislocati. Il pronto
intervento di cinque Compagnie del 151° Reggimento riesce a
respingere gli Imperiali sulle posizioni di partenza, infliggendo
loro pesanti perdite. I giorni successivi, 7 e 8, questo settore
diviene il terreno di scontro violento dell’offensiva
austro-bosniaca. Gli avversari riescono a raggiungere la vetta del
Monte Fior, minacciando di dilagare fino all’abitato di Foza,
impadronendosi, inoltre, di Monte Castelgomberto e della selletta che
congiunge questo a Monte Fior. La resistenza degli Alpini è allo
stremo, ma anche per i “Sassarini” la situazione è difficoltosa,
nonostante l’immediato contrattacco del I Battaglione del 151° e
del II del 152° Reggimento. Dietro ordine del Comando Alpino, i
fanti sono costretti loro malgrado ad arretrare sulla linea di difesa
dei Monti Miela, Spill e Tondarecar, lasciando così in mano
avversaria le vette di Monte Fior e Castelgomberto. Sebbene la
situazione sia favorevole agli Asburgici, l’ultimo tratto montano
che domina l’abitato di Foza è mantenuto dai “Dimonios”, che
non arretrano. Inoltre, le forze avversarie cominciano a sentire la
stanchezza data da giorni di aspri combattimenti. Così, esauritasi
la spinta offensiva, i reparti austro-bosniaci non possono che
mantenere le posizioni raggiunte e rafforzarle. Le perdite subite
dalla “Sassari” sono ingenti: 5 morti e 18 feriti tra gli
ufficiali; 37 morti, 242 feriti e 247 dispersi nella truppa.
Considerato il fatto che i dispersi sono da ritenersi caduti, poiché
colpiti dall’artiglieria, il numero totale di circa 300 morti
risulta davvero pesantissimo. Con questo sacrificio la Brigata,
unitamente a quattro Battaglioni Alpini, riesce a sbarrare la strada
agli avversari sulle Melette di Foza, estremo lembo orientale
dell’Altopiano che conduce alla vallata del Brenta.
La
Brigata Sassari: Le tappe belliche nella Grande Guerra. Convegno
università popolare di Mestre 7
settembre/28
ottobre 2026 -Lunedì
14 settembre/Giovedì
17 settembre

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