17 maggio 2013

Modi di dire a Venezia #41

Pasàr dal trasto in sentina
Saltare da un ragionamento all'altro senza un nesso logico

Interdizione, il salvacondotto per Berlusconi fa indignare anche i criminali


Perché lui sì e noi no? L’idea di un salvacondotto dall’interdizione per Berlusconi non urta solo il cittadino onesto e incensurato. Riesce a sollevare un senso d’ingiustizia anche nei criminali comuni, perfino in quelli che non si facevano troppi problemi a piantar la pistola alla tempia d’un cassiere. “Egregio Sign. Presidente, sono una ragazza siciliana, ho 31 anni e purtroppo nella vita anche io ho compiuto qualche reato…”. Inizia così una delle lettere dal carcere di Maria Lorenza Ciancio a Silvio Berlusconi e Angelino Alfano. Fino a cinque anni fa lei assaltava banche a mano armata e per i giudici era “l’anima nera di un sodalizio criminale” che fino al 2005 ha terrorizzato il centro-sud Italia. Poi l’arresto, il 2 dicembre di otto anni fa, e la successiva condanna con interdizione dai pubblici uffici. Le lettere di Lorenza, all’epoca, erano appelli di un’elettrice del centrodestra in catene. Non se la prendeva coi propri giudici, non cercava un’assoluzione per sé stessa. Chiedeva semmai di riformare un istituto di legge che “istiga al reato perché non dà modo di poterci reintegrare nella società”. Da Palazzo Chigi non è mai arrivata risposta. Di interdizione, del resto, si parla solo ora che a rischiare grosso è il leader del Pdl. Così Lorenza, che non ha più 25 anni e ha finito di scontare la sua pena, riprende a scrivergli, non più coi toni della supplica ma della disillusione e della rabbia. E non è la sola.
In Italia, infatti, c’è un popolo degli interdetti che sempre spera in un qualche provvedimento di clemenza. E che oggi pare non darsi pace di fronte ai tentativi dell’ex premier di scongiurare condanne per via politica, con leggi e soluzioni rigorosamente ad personam, con la nomina  a senatore a vita e fino alla conquista della Presidenza della Repubblica. Anche un po’ incautamente, alcuni scelgono la rete per dare sfogo alla propria frustrazione, laddove cercano consigli e scialuppe legali per superare l’esilio civile che li accompagna. Si definiscono “fantasmi” e per loro non c’è pacificazione in vista. Il dramma – per la maggior parte – è ritrovare un lavoro perché (solitamente) non sono miliardari, non hanno tv, partiti, piazze per protestare la propria innocenza. Quanti siano non si sa esattamente, le statistiche ministeriali non lo riportano. Ma la base è ampia: pesca tra i 67mila detenuti nelle carceri, i tanti che ne sono usciti, passa per i 20mila ammessi a misure alternative e i 3mila in libertà vigilata. L’interdizione pesa particolarmente su alcune categorie come gli amministratori, insegnanti, militari, medici, autisti che devono cercarsi un impiego ormai fuori dalla pubblica amministrazione. Ma colpisce anche pensionati e i disoccupati che, con l’interdizione, perdono anche il diritto a ogni assegno a carico dello Stato. Qualcuno, come Giorgio, chiede se può aprire almeno una partita Iva “perché nessuno ti assume e per lavorare devi pur trovare un regime fiscale minimo”.
Per i politici, invece, il problema fondamentale dell’interdizione sembra essere l’impossibilità di ricandidarsi alle elezioni o di tornare ai propri scranni nelle istituzioni. Insomma, garantirsi un altro giro di valzer. E non è solo il problema di Berlusconi. L’ex consigliere regionale Fabrizio Lucà scrive a un legale online di essere stato condannato a sette anni per concussione e chiede lumi sul proprio destino. Il punto, precisa, è che la condanna in primo grado determinava anche la sospensione per 18 mesi dalla carica di consigliere e vuole capire se al termine della pena accessoria potrà rientrare in consiglio. Il legale, sentenza della Corte Costituzionale 141/1996 alla mano, spiega che fino a condanna definitiva nessuno può essere colpito da “incandidabilità“, proprio come Berlusconi (che però ci sta arrivando, con l’ultimo grado in Cassazione del processo sui diritti tv). “Spetta invece alla Corte, caso per caso, decidere la sospensione di diritto dalla carica alla quale si è stati eventualmente eletti”. Nel popolo degli interdetti prende corpo l’idea che delinquenti comuni e politici abbiano una stessa legge ma problemi e destini molto diversi: la sopravvivenza reale da una parte, quella politica dall’altra. Ecco perché l’ipotesi di unsalvacondotto per B. sta alimentando l’indignazione. E nell’impotenza personale i muri del pianto digitale, i luoghi-rifugio per confessioni private e consulenze last-minute diventano improvvisamente bacheche pubbliche per affiggere parole di rabbia.
Lorenza Ciancio, che le cronache del tempo raccontano bella e spietata, torna così a scrivere a Berlusconi: “Egreg. Presidente non è la prima volta che le scrivo, ma questa volta confido nell’avere un riscontro positivo” esordisce nell’ultima lettera postata anche sul web. “Ormai è da tempo che sentiamo parlare di riforme di giustizia ed altro ma ancora oggi, per un motivo o un altro, non si è verificato niente di concreto, se non il sollecito nell’applicare il Lodo Alfano per lei stesso. Ritengo tale legge un’altra ingiustizia verso il popolo italiano, poiché non comprendiamo perché lei possa ripulirsi dei suoi reati e il comune cittadino deve continuare a pagare un prezzo già estinto, nessuno vi ha chiesto sconti né clemenza, ma oggi, dopo aver silenziosamente pagato con la reclusione, chiediamo la nostra dignità (…) La cosa più assurda sta nel pensare che realmente i nostri rappresentanti credano che il popolo possa ignorare certe disparità di trattamento”.
Disparità che il popolo interdetto avverte su più piani. Antonio D., è stato beccato con dosi di droga che eccedono la quantità personale, si è ripulito ma spiega che non può mondare l’interdizione perché “non ho Ghedini, Longo e tutti i soldi di Berlusconi”. Vorrebbe rivolgersi al Tribunale della Libertà ma dice che servono soldi per mandare avanti l’istanza (che il suo legale, per altro, sconsiglia). La disparità economica è accompagnata da un fatto politico: i legali che difendono il Cavaliere in tribunale e in tv non sono solo i migliori sulla piazza, sono anche quelli che – terminate le arringhe per il proprio assistito – vanno ad accomodarsi nelle commissioni giustizia del Parlamento. Nessun condannato con l’interdizione sulla testa, infine, ha a sua disposizione schiere di solerti deputati pronti ad arare la strada della legge, depositando e approvando misure ad personam.
Tre sono già pronte. Due disegni di legge targati Pd (uno del prodiano Sandro Gozi alla Camera, uno in Senato firmato da Luigi Manconi) e uno del Pdl a firma di Luigi Compagna, l’uomo che la scorsa legislatura tentò di restaurare l’immunità parlamentare con un altro ddl bipartisan. Il suo provvedimento contiene una doppia assicurazione per il Cavaliere: prevede un’amnistia per i reati commessi fino al 14 marzo 2013 (esclusi alcuni, ma non quelli che riguardano Berlusconi), più un indulto di quattro anni con automatica cancellazione “per intero delle pene accessorie temporanee”. Ed ecco che nel popolo degli interdetti rivive, improvvisa, la speranza. E l’augurio vi lunga vita alle larghe intese perché finiscano per allargare pure le sbarre, che alla fine la sinistra più sensibile al tema generale del sovraffollamento carceri sposi la singolare esigenza della destra di salvare il proprio leader. Per Maria R. sarebbe un miracolo. Non dice perché è stata condannata, giura però di essere oggi una persona onesta e una buona madre: “Mi chiedo però se c’è una possibilità di riscatto per me o se sarò punita per sempre, mentre al governo abbiamo persone colluse con la mafia che legiferano”. E in nome di un governo, magari, la fanno franca.
Il Fatto Quotidiano – 12 Maggio 2013 – di Thomas Mackinson -

16 maggio 2013

Modi di dire a Venezia #40

Tagiar la testa al toro
togliere di mezzo gli ostacoli, darci un taglio,
dar fine ad una questione senza
dare ulteriori alternative

15 maggio 2013

IL PD con la elle ritorna all’attacco


Il Pd con la l riparte dal disegno di legge Alfano sulle intercettazioni. Lo fa alla Camera dove il capogruppo in commissione Giustizia, Enrico Costa lo propone come punto di partenza del dibattito. “E’ un disegno significativo del nostro Governo”, risponde, interpellato, il parlamentare che annuncia: “Presenterò anche un ddl sulla responsabilità civile dei magistrati”. Costa pensa anche anche al disegno di legge sulla messa alla prova ed è “partito dal presupposto di proporre come base di discussione testi già approvati almeno da un ramo del Parlamento”. A questi, infatti, l’articolo 107 del regolamento consente una sorta di “corsia privilegiata” per la calendarizzazione. Se le parole di Costa hanno un senso ecco cosa prevede il disegno di legge Alfano approvato dal Senato nel 2011. Dal punto di vista degli investigatori i telefoni possono essere messi sotto controllo per tutta la durata delle indagini preliminari, mentre con la nuova legge ci sarebbe un limite di 75 giorni e eventuali proroghe motivate di tre giorni in tre giorni. Per quanto riguarda le intercettazioni ambientali niente più cimici in casa o in auto e consentite semmai al massimo per tre giorni prorogabili.
Tutto questo accade pochi giorni dopo la requisitoria del procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini nel processo Ruby in cui il magistrato ha chiesto 6 anni di reclusione per Silvio Berlusconi. La notizia, per giunta, arriva in una giornata già carica di tensione per il settore della giustizia. Da una parte il documento del plenum del Csm che chiede al ministro della Giustizia di intervenire per far sentire il sostegno alla magistratura dopo gli attacchi degli ultimi giorni. Dall’altra anche la famiglia Berlusconi che torna a far sentire tramite un’intervista rilasciata a Panorama da Marina, primogenita del leader del Pdl. Il processo Ruby “è una farsa che non doveva neppure cominciare” dice la presidente di Mondadori.
La prima reazione è quella del Partito Democratico: “Il tema delle intercettazioni non è certamente una priorità nell’ambito delle importanti riforme che attendono i cittadini per l’efficienza della Giustizia – dice Anna Rossomando – Gli orientamenti del Pd sono noti: riteniamo che si tratti di uno strumento investigativo fondamentale con la doverosa tutela della riservatezza delle persone”. “La riproposizione da parte del Pdl del testo già proposto nella passata legislatura – osserva infine l’esponente democratica – rischia di far fare un grave passo indietro al confronto politico”.
Il Fatto Quotidiano – di Redazione – 15 maggio 2013

Priorità assoluta del governo: salvare b!!!
E A questo proposito mi viene in mente una battuta di Amici miei: " A brutta imb.lle..., Dio per far restar vergine una come te affoga tutta Firenze".
Ecco, per far restar vergine b, AFFOGANO L'ITALIA 

14 maggio 2013

Il rituale sabbatico con la lap dance di Verdini e Alfano


Le condanne sono un po’ come il cancro. Lei non ha il cancro e quindi può partecipare al dolore di altri…“. E’ la frase che, durante il talk “Otto e mezzo”, su La7, è stata pronunciata da Daniela Santanchè a proposito delle grane giudiziarie diSilvio Berlusconi nell’ambito del processo Ruby e che ha scatenato l’indignazione della conduttrice, Lilli Guber. La pasionaria del Pdl si è resa protagonista di una veemente polemica in più atti con Andrea Scanzi e la stessa Gruber. Il primo match si registra con lo scontro tra la Santanchè e il giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, che le rammenta alcune intercettazioni schiaccianti ed esprime la sua sulle “cene eleganti”: “Capisco che Ghedini e l’onorevole Santanchè credano che quelle donne stessero parlando di Omero, dell’Iliade e dell’Odissea o che il rituale sabbatico del dover baciare la statuetta di Priapo sia riferito alla mitologia greca o romana. E magari” – continua – “ci diranno che Marysthell Polanco andava ad Arcore per parlare di Kierkegaard e laMinetti parlava di Schopenhauer”. Scanzi rammenta all’esponente del Pdl la sua frase storica contro il Cavaliere (“Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali”) e osserva: “Lei dice che ad Arcore non succedeva niente, quando era presente alle cene. Ci credo che era così, perchè lei è una politica. Faccio fatica a pensare Verdini e Alfano fare lap-dance, anche perchè immaginare una cosa del genere fa diventare impotenti tutta la vita“. Daniela Santanchè difende pervicacemente Berlusconi e attacca a più riprese Ilda Boccassini e la magistratura “politicizzata”, scontrandosi reiteratamente con Andrea Scanzi e Lilli Gruber, fino a sbottare: “Mi stupisco, Gruber, che lei non sia rimasta colpita dal processo“. “Lo sono stata, invece, molto”, risponde lapidaria la giornalista
14 maggio 2013 – Il Fatto Quotidiano -

Modi di dire a Venezia #39

No ti xa bon gnanca de far triaca
E' un modo di dire per indicare una 
persona buona a nulla, di nessun valore o utilità

13 maggio 2013

La sera prima in TV il grande inganno su Canale 5, oggi…6 ANNI E L’INTERDIZIONE PERPETUA DAI PUBBLICI UFFICI, la richiesta di Ilda Boccassini


Strano modo di fare televisione: neanche una foto delle ragazze protagoniste del caso Ruby. Ecco il grande inganno del programma di Canale 5 “Ruby ultimo atto. La guerra dei 20 anni” (guarda il trailer) che per la rete, tra l’altro, si è rivelato il più grande flop in prima serata della stagione, con meno di un milione e mezzo di telespettatori e il 5,88% di share. Uno speciale degno di entrare nei manuali di storia di giornalismo. Sarebbe bastata una scelta delle foto delle ragazze del bunga-bunga per far capire agli spettatori di che cosa si stesse parlando. Invece niente. Una poderosa, quanto faticosa macchina della disinformazione. Ad avere voce, presentati come attendibili, i testimoni utili alla difesa: quelli che dicono che ad Arcore si svolgevano “cene eleganti“. Ragazze tutte pagate da Silvio Berlusconi, da anni da lui mantenute e ancora oggi regolarmente stipendiate con 2.500 euro al mese, più auto e case. Oppure camerieri, pianisti, cantanti, che devono a Silvio tutto quello che hanno.
Dei racconti fatti nelle intercettazioni, nessun accenno (si possono però ascoltare qui nel montaggio di ilfattoquotidiano.it). Eppure erano cose pesanti, tipo: “Più troie siamo e più bene ci vorrà“. Tutte parlavano di soldi, vera ossessione delle serate di Arcore. Addirittura alcune raccontavano di aver fatto l’esame del sangue per sapere se avessero contratto l’Aids. Nessuna traccia neppure delle testimonianze delle ragazze che hanno rivelato che alle feste avvenivanospogliarelli, danze erotiche, toccamenti alle parte intime, simulazione di atti sessuali. Poi, le prescelte all’X Factor del bunga-bunga (qui il video della sala del bunga bunga nella villa di Berlusconi) potevano passare la notte con il presidente, ottenendo un compenso più alto. Niente di tutto ciò nel programma presentato da Andrea Pamparana, che un tempo faceva il giornalista. Voce all’avvocato Niccolò Ghedini. A Ruby. E a Berlusconi, naturalmente.
L’unica teste d’accusa a cui il programma ha dato voce: Ambra Battilana, la cui credibilità è subito smontata con la lettera che ha poi mandato a Berlusconi. E Ruby? Pagata con 57 mila euro “per avviare un centro estetico” (mai visto). Ragazza che ha “commosso tutti raccontando la sua storia”. Altro che sesso: non poteva spingere “ad altro che a commiserazione”. Ammette di essere bugiarda, ma il programma di Mediaset sa distillare le sue verità. Panzane sul numero dei processi di Berlusconi e sul numero di intercettazioni di questo processo. Ma nessuna voce a contraddire, a rettificare, a inserire un minimo di verità dei fatti in un programma di regime sovietico prima di Breznev.
Sul reato più grave di cui Berlusconi è accusato (la concussione), la trasmissione dà il meglio di sé. Afferma che nessuna pressione è stata fatta da Silvio, nella notte del 27 maggio 2010, per far uscire Ruby dalla questura di Milano, nel timore che potesse rivelare l’altro reato (la prostituzione minorile). Dà per certo che Berlusconi non sapesse la vera età della ragazza. Che la credesse davvero nipote di Mubarak. E che l’intervento di quella notte di frenetiche telefonate tra Parigi e Milano fosse solo di evitare un incidente diplomatico. Garantisce che Berlusconi parlò di Ruby direttamente a Mubarak, in un precedente incontro internazionale: circostanza smentita dai testimoni presenti, secondo cui il rais egiziano non capì neppure la battuta di Silvio su una ragazza egiziana di sua conoscenza.
La pm dei minori ha ribadito in aula che le sue disposizioni erano chiare: tenere la ragazza in questura finché non si fosse trovato un posto in comunità. Il programma se la cava sostenendo che i funzionari di polizia potevano decidere di loro iniziativa che cosa fare. E si guarda bene dal dire in che mani finì quella notte: a casa di una prostituta brasiliana, dopo essere stata affidata a Nicole Minetti, compagna di bunga-bunga, insignita per una notte dell’inesistente qualifica di “consigliera ministeriale”.
Gli ascolti – Un programma fatto di ricostruzioni che gli spettatori non hanno gradito. Infatti “Ruby ultimo atto. La guerra dei 20 anni” è stato il meno seguito tra le reti Rai e Mediaset, ad eccezione della puntata della seconda stagione di “Tierra de Lobos – L’amore e il coraggio” su Rete4, che ha registrato 1.331.000 telespettatori e uno share del 5,38%. Ma è stato battuto dalle due puntate di Un medico in famiglia 8 su Rai1 (rispettivamente 5.685.000 telespettatori, share 20,72% e 5.944.000, 24,92%), da Ncis (2.642.000, 9,74%) e Elementary (2.406.000, 8,85%) su Rai2. E ancora Report (2.730.000, 10,74%) e Le Iene Show su Italia1 (1.416.000, 5,16% nella presentazione e 2.591.000, 13,09% nel programma).
Il Fatto Quotidiano -13 maggio 2013 – di Gianni Barbacetto -

Fbc Unione Venezia: Ed ora i play off

Venezia-Savona 3-2 - Campionato Nazionale Lega Pro2 Girone A- 34^ Giornata
Semifinale play off con il Renate: andate il 26 maggio a Meda, ritorno il 2 giugno al Penzo. In caso di doppio pareggio a passare saranno il lagunari. Due settimane di tempo per preparare al meglio la doppia sfida, per non lasciare nulla al caso e per trovare all'interno del gruppo concentrazione ed equilibrio, al fine di evitare finali di gara confusi come fu quello con la Giacomense: il passaggio dal 3-1 al 3-3 costò una buona porzione di possibilità di promozione diretta, anche se - logicamente - non ci potrà mai essere la controprova. Anche nella gara di ieri il Venezia ha costruito bene e poi dilapidato buona parte di quanto costruito. La doppietta di Godeas nella prima parte di gara fotografa bene la prestazione attenta e determinata dei lagunari. Ci pensa poi Bocalon a mettere il sigillo prima della metà della ripresa con la terza rete. Quì inizia però il momento di calo del Venezia che consente al Savona di realizzare una doppietta in una ventina di minuti, evocando i fantasmi proprio della gara con la Giacomense. Per fortuna il tempo che separa il Venezia dal fischio finale è poco e stavolta ben amministrato e così il Penzo può abbracciare i prorpi beniamini rinnovando l'arrivederci al 2 giugno per una gara che sarà decisiva per le ambizioni lagunari.

Venezia-Savona 3-2
Reti: pt. 9^ e 33^ Godeas, st. 17 Bocalon^, 26^ e 46^ Virdis
Arbitro: Sig. Piccinini di Forlì
Spettatori: 1.748

Promosse in Lega PRO1 . Pro Patria e Savona
Retrocesse in Serie D : Fano - Casale - Milazzo

Play off semifinale : 26 Maggio Renate - Venezia /  Monza - Bassano
                                     2 Giugno Venezia-Renate / Bassano - Monza

Play off finale : 9 Giugno - 16 Giugno

Play out :  26 Maggio Vallè d'Aosta - Rimini 
                    2 Giugno Rimini - Vallè d'Aosta   

Modi di dire a Venezia #38

Mòighe un punto
Allenta un punto, lascia correre,
lascia perdere,smettila un pò

12 maggio 2013

L'IMU ed il nano di Venezia


Era raggiante Renato Brunetta quando, davanti alle telecamere di Rai News 24, nel giorno del dibattito sulla fiducia, dichiarava: “L’Imu sulla prima casa non si pagherà a giugno né a settembre né a dicembre”. Il presidente del Consiglio Enrico Letta aveva appena presentato il suo programma alle Camere e il capogruppo del Pdl già saltellava dalla gioia. In realtà Letta ha solo promesso di sospendere il pagamento ma Brunetta, incurante delle mediazioni democristiane, tagliava corto: “L’Imu non si paga perché lo dico io che sono la maggioranza“. Brunetta ha cinquemila e 500 ragioni per saltellare dalla gioia. Se davvero passasse l’abolizione totale dell’Imu prima casa 2013 in aggiunta alla restituzione di quella pagata già per il 2012, come chiesto dal capogruppo Pdl, Brunetta risparmierà 5 mila e 500 euro. L’ex ministro ha pagato 2 mila e 750 euro e altrettanti ne dovrà pagare quest’anno (se la legge non cambia) solo per la sua dimora romana.
E il caso Brunetta è un buon test per verificare l’equità delle diverse soluzioni fiscali proposte da Pd e Pdl. Per attenuare il carico fiscale (eccessivo per tutti) sull’abitazione principale, il Pd propone di aumentare la detrazione prima casa, oggi fissata a 200 euro. Il Pdl invece vuole abolire la tassa sulla prima casa per tutti, anche per Brunetta, che possiede un villone con 14 vani catastali, giardino e piscina sulla via Ardeatina a Roma. La villa del capogruppo Pdl vale oggi più di un milione di euro ed è stata comprata grazie alla permuta di un altro appartamento più piccolo, che il politico Pdl aveva ottenuto a prezzo stracciato dall’Inpdai, del quale era inquilino sei anni prima. La storia è stata raccontata da Francesca Biagiotti di Piazzapulita.
Brunetta compra nel 2005 una casa di 74 mq con veranda su Porta Latina a Roma per 113 mila euro, una somma ridicola per quella zona. Brunetta compra con uno sconto del 40 per cento, come tutti gli inquilini del palazzo, dall’ente pensionistico dei dirigenti d’azienda, del quale l’ex europarlamentare era inquilino dagli anni Ottanta, quando arriva a Roma come consulente di Gianni De Michelis al ministero del Lavoro. La casetta di Porta Latina sta stretta a Brunetta che, dopo essersi fidanzato con l’amata Titti Giovannone, decide di acquistare una casa in campagna vicino alla zona di origine di sua moglie. La villa è distribuita su due piani. Al piano inferiore un bagno, cucina e 4 camere, a quello superiore 4 bagni, 6 camere. Più 1.319 metri quadri per il giardino e una piscina nel verde.
Per aggiudicarsi la casa sull’Ardeatina l’onorevole immobiliarista ha pagato 470mila euro in assegni e ha ceduto in permuta l’appartamento comprato nel 2005 per 113 mila euro, ma valutato ben 600 mila euro. In sei anni la casa dell’Inpdai ha quintuplicato il suo valore, garantendo all’onorevole Brunetta una plusvalenza di 487 mila euro. Quello che un operaio non guadagna in una vita. A febbraio del 2012, il ministro ha stipulato anche un mutuo di 476 mila euro, probabilmente per ristrutturare la villa, a un tasso molto vantaggioso (variabile con uno spread per la banca di solo il 2 per cento) ottenuto dalla filiale di Montecitorio del Banco di Napoli che ha una convenzione con i deputati. Se ora Brunetta imponesse a Letta la cancellazione dell’Imu e la restituzione dell’imposta versata dagli italiani per la prima casa anche nel 2012, l’ex ministro potrebbe risparmiare 2750 euro e averne altri 2750 indietro, per un risparmio totale di 5 mila e 500 euro.
La villa di Roma è solo l’ultimo acquisto nella storia della ‘Brunetta Real Estate’. Nella sua lunga attività accademica e politica Brunetta ha guadagnato tanti soldi. Molti altri ne ha presi in prestito per seguire la sua passione: il mattone. L’ex ministro possiede un casale con terreno e piscina vicino a Todi, una villetta a picco sul mare di Ravello e un’altra nel parco delle Cinque Terre più una casa a Venezia, a Dorsoduro. Tutto lecito, tutto meritato. Questo patrimonio sparso nei luoghi più belli della penisola, è stato colpito duramente dall’Imu di Monti.
Il 7 gennaio, Brunetta dichiarò a Radio 24: “Tra prima e seconda rata Imu ho pagato circa 10 mila euro e ho dovuto chiedere i soldi alla banca perché non li avevo”. Per fortuna, un attimo prima che il conto salisse a 20 mila è arrivato l’accordo Pd-Pdl. Ovviamente lui sostiene che la vera ragione della sua foga contro l’Imu non è microegoistica, ma macroeconomica: “L’Imu non è un’ossessione morbosa, ma una tassa che ha depresso l’economia. L’eliminazione dell’Imu sulla prima casa e la restituzione di quella versata nel 2012 farà ripartire, da subito, la domanda e i consumi”. In un momento in cui si chiedono sacrifici a malati e disabili, qualcuno potrebbe avere da ridire.
Con i 5 mila e 500 euro risparmiati da Brunetta si potrebbe pagare per esempio un’assistente scolastica a un bambino disabile per sei mesi. A prescindere dalla giustizia sociale, poi non è chiaro nemmeno il senso economico dell’abolizione dell’Imu. Perché la restituzione di 5 mila e 500 euro a un ricco possidente come Brunetta, che per il 2011 ha dichiarato 270 mila euro, dovrebbe rilanciare l’economia italiana mentre il pagamento di uno stipendio equivalente a un assistente sociale dovrebbe deprimerla? Davvero è questa la ricetta più giusta per rilanciare l’economia? Prima di accettare i diktat di Brunetta, il premier Enrico Letta dovrebbe rispondere a questa domanda.
Da Il Fatto Quotidiano del 5 maggio 2013 – Marco Lillo -

E' una festa la vita


Ma che cos’è questo lampo di felicità che mi fa tremare e mi ridà forza, vita? Vi domando scusa dolcissime creature non avevo capito, non sapevo, com’è giusto accettarvi, amarvi, e com’è semplice. Luisa, mi sento come liberato, tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero. Ah, come vorrei sapermi spiegare… ma non so dire. Ecco, tutto ritorna come prima, tutto è di nuovo confuso, ma questa confusione sono io, io come sono non come vorrei essere, e non mi fa più paura. Dire la verità, quello che non so, che cerco, che non ho ancora trovato. Solo così mi sento vivo e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna. È una festa la vita, viviamola insieme. Non so dirti altro Luisa né a te né agli altri. Accettami così come sono se puoi, è l’unico modo per tentare di trovarci. (Guido Anselmi)
Dal film 8½ di Federico Fellini

11 maggio 2013

Indovina, indovinello,per chi era a favore la manifestazione di oggi a Brescia???


A quasi 80 anni mal vissuti tenuto in piedi da bisturi compiacenti.......un poco di pazienza e sarà un brutto ricordo.

10 maggio 2013

A Silvio!!!

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perchè di essi è il regno dei cieli.
Gesù  

09 maggio 2013

Residenza Sanitaria Assistita ALVERMAN, un racconto magico.



Sorge nelle vicinanze di un piccolo paese di campagna del Veneto, adiacente all’area di parcheggio dell’ospedale dello stesso paese. Si rivolge a persone con gravi cerebrolesioni acquisite  in seguito ad incidenti stradali, ictus, che hanno bisogno di assistenza continua. Alla direzione del centro il dottor Magico Alverman. Il suo studio si trova al primo piano della struttura appena fatte due rampe di scale dopo l’ingresso. Pensata dallo stesso dottore per dare sostegno, nel territorio di appartenenza, alle persone, che terminato il periodo di degenza ospedaliera, non possono rientrare a domicilio. Al fianco del dottor Magico Alverman la sua assistente Sbirulina sempre pronta a rispondere alle domande dei famigliari che chiedono il supporto del dottor Magico Alverman, con competenza e serietà. Conosce perfettamente nomi e numeri di telefono delle cooperative sociali che svolgono servizi assistenziali e che, danno un po’ di respiro, al già elevato numero di persone che segue direttamente  la RSA. Innapuntabile nell’aspetto e nel vestire, riceve i famigliari, nel suo piccolo ufficio al primo piano, adiacente all'ufficio del dottore, una scrivania, un piccolo armadio, due sedie, un pc, una stampante e la sua affabile presenza.
Tutti i servizi sono pensati per i bisogni specifici delle persone che presentano cerebrolesioni acquisite. Il fiore all’occhiello della RSA è l’assoluta, piena conoscenza, di tutte le parti burocratiche che servono per usufruire dei servizi offerti. Modello ISEE - S.V.A.M.A.-AUTOCERTIFICAZIONI che fanno si di riuscire a contenere l’alta domanda di persone che attendono con impazienza di poter usufruire dell’alta professionalità del dottor Magico Alverman e della sua assistente Sbirulina.
Ambedue hanno grande competenza in riabilitazione neuromotoria, nel sostegno psicologico, nella riabilitazione neuropsicologica, nella riabilitazione logopedica e delle potenzialità residue. Soprattutto l’assistente Sbirulina, rivolge la sua competenza a tutti gli eventuali pazienti, che ambiscono al servizio del dottor Magico Alverman, solamente conoscendone nome e cognome e interloquendo saggiamente, durante le S.V.A.M.A., con i famigliari dei pazienti.
Il dottor Magico Alverman, svelando i segreti più nascosti dei famigliari dei pazienti, ai suoi più alti in grado, riesce nell’ardua impresa di riuscire a contenere i costi della struttura, eliminando fin dall’inizio i pazienti ritenuti non idonei, quasi tutti.            
L’indirizzo terapeutico del dottor Magico Alverman si contraddistingue per l’alta capacità di fare “di tutta un’erba un fascio” mischiando, nell’accoglienza, pazienti con disabilità dalla nascita con disabilità acquisite, dimostrando il più alto grado di competenza nel campo.
Il dottore è sempre al suo posto a differenza di altri suoi altri preparati colleghi che arrivano e poi spariscono come una nuvola di fumo.
Testo di riferimento del dottor Magico Alverman è il famoso "libro" ”Io non sono un disabile” dove il protagonista è un padre di un ragazzo ventiduenne affetto da disabilità acquisita che ha imparato ad affrontare le difficoltà della vita assieme a suo figlio. Un padre umano che lotta quotidianamente con il tempo da dedicare al figlio, anteponendo il figlio al lavoro e, abbandonando quest’ultimo, e contro gli inconvenienti pratici della disabilità, uscendone quasi sempre vincitore.
Un padre che non si perde d’animo, che cerca di far vivere il proprio figlio nella convinzione di non essere inferiore a nessuno.  Fa tutto il possibile per renderlo indipendente e far emergere le sue potenzialità.
Semplicemente, non lo fà sentire un disabile, facendogli vivere la propria vita semplicemente al massimo delle sue possibilità, che davvero non sono poche.
Non è certamente un “libro”  facile, seppur pieno di vita. Ci si scontra spesso con la velata malinconia di due genitori che si dedicano completamente al proprio figlio, dimenticandosi della propria identità e sacrificandosi forse anche un po’ più del dovuto.
Sacrificio, questa è la parola del dottor Magico Alverman, se vuoi entrare nel paradiso della sua struttura devi prima di tutto, sacrificare.
E’ forse questa fantomatica comunità alloggio Alverman potrà, forse, nascere spontaneamente da quelle persone disposte a fare e dare moltissimo con grande altruismo. I veri eroi, quelli che non ricevono elogi e nè applausi, altro che dottor Magico Alverman e la sua assistente Sbirulina.
Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.  

Dominus indiscusso


« Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto. Se devo scegliere fra me, la consapevolezza di essere innocente, e il fatto che restando al mio posto possa mettere in grave imbarazzo il Paese che amo e che ho l'onore di rappresentare, non ho dubbi: mi faccio da parte perché anche il primo ministro dev'essere giudicato come gli altri. Dimostrerò che le accuse di corruzione sono infondate da cittadino qualunque. Errori ne ho commessi e me ne pento. Per la carica  che occupo ero consapevole di poter finire al centro di attacchi feroci. Ma nel mio caso si è passata la misura. »
Ehud Olmert