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Trasformare il karma in missione

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Anche se potrete trovarvi ad affrontare situazioni e prove difficili, non c’è niente che non possiate superare, perché avete una immensa forza vitale per vincere su qualsiasi avversità. Il Buddismo di Nichiren insegna come ognuno e ognuna di noi, senza eccezioni, possa attingere a questa energia fondamentale e far emergere coraggio e saggezza, diventando assolutamente felice senza farsi sconfiggere dalle difficoltà della vita. […] Il Buddismo di Nichiren Daishonin ci permette di dare un significato più profondo alle difficoltà; ci incoraggia a considerarle opportunità per rafforzare la fede e la vita. Affrontando il nostro karma e sfidandolo con determinazione la nostra fede diventa più forte. Lo scopo della nostra pratica buddista è costruire uno stato di felicità sereno e incrollabile. […] Il Buddismo del Daishonin è un insegnamento che permette alle persone di cambiare il proprio destino, perché la Legge mistica è il mezzo fondamentale per superare tutte le sofferenze. Per chi prati...

L’ultimo giorno – Monte Lozze, 26 giugno 1917

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Era l’ultimo giorno. Così lo chiamavano. Tutti avevano capito che non ci sarebbe stato un altro giorno, tutto si decideva li, in quelle ore. Il battaglione Sette Comuni, ridotto a un’ombra, sedeva sparo tra rocce e pietre, occhi spenti, mani arrossate dal freddo e dal sangue. Verso le undici, alcuni ufficiali giunsero da sud, con delle mappe sotto il braccio e lo sguardo nel vuoto. Dicevano che quota 2105 era tornata italiana, che gli austriaci erano finiti, che si sarebbe chiuso tutto con un ultimo attacco alle 20. Ma le uniche cose che sembravano stanche erano gli italiani. Poi in una confusione generale, l’ordine arrivò comunque: “Tutti i battaglioni alpini di riserva si ammassino sotto i reticolati. Pronti all’assalto”. Alle 17.30, cominciò il movimento, le compagnie si mossero nel fango, lente, pesanti, con le bombe a mano legate alla cintura e la morte nell’anima. Poco dopo le 18, la valanga di fuoco austroungarica piombò su di loro. Colpi da Cima 10, da quota 2105, dal Campigole...

Le tattiche dei Romani contro catafratti e clibanarii

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Delitto e castigo

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Han pianto un poco, poi si sono abituati. A tutto si abitua quel vigliacco ch'è l'uomo. Fèdor Dostoevskij

Venezia FC: Venezia-Sudtirol 3-0 Gol e assist di Perez per il ritorno ai 3 punti 10° giornata [Ripercorriamo il cammino degli arancioneroverdi]

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Forte Luserna

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Era definito dai soldati italiani "Il Padreterno" per la sua percepita invulnerabilità.  Siamo all'inizio del Novecento. L'Impero Austro-Ungarico e il Regno d'Italia sono formalmente alleati, ma nessuno si fida dell'altro. Il capo di stato maggiore austriaco, Franz Conrad von Hötzendorf, ordina di blindare il confine trentino. Nasce così una catena di fortezze d'alta quota. Tra queste, tra il 1908 e il 1912, sorge lui: il Forte Luserna. È un mastodonte di calcestruzzo armato e putrelle d'acciaio, scavato in parte nella roccia viva. Ha cupole corazzate spesse decine di centimetri da cui spuntano obici da 104 mm, trincee, nidi di mitragliatrici, chilometri di gallerie sotterranee. Ha persino l'energia elettrica, l'acqua corrente e il telefono. Era considerato un capolavoro di ingegneria militare, tanto da guadagnarsi un soprannome imponente: "Il Padre dei Forti". La guarnigione, composta da circa 300 uomini, viveva lì dentro, convinta d...

La conquista romana delle Alpi. La guerra che aprì la strada per la Germania

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