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Excelsior Thévenot P2

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Fra le bombe a mano più conosciute dagli appassionati della Grande Guerra un posto speciale spetta alla Excelsior Thévenot P2 colloquialmente chiamata oggi, come allora dai soldati, “signorina” o “ballerina”. Il nomignolo si deve al caratteristico fazzoletto in stoffa fissato al governale e che ricordava una gonna svolazzante. Si trattava di una bomba a mano di origine francese e diffusissima, probabilmente, assieme alla SIPE la più usata dal Regio Esercito. Realizzato in ben sette varianti, l’ordigno era costituito da un involucro a lamiera cilindrica entro il quale si trovava una ghiera in ghisa a frattura esterna prestabilita. Sopra la cupola era posizionata l’elichetta che fungeva da percussore con una coppiglia di sicurezza. Alla base della bomba vera e propria il lungo manico di legno (come governale) provvisto di sottanina di tela che serviva a dare stabilità alla traiettoria. La bomba (di tipo difensivo) dal peso complessivo di 600 grammi era caricata con 80 grammi di echo ...

La letteratura e la poesia offrano una connessione intima, empatica e unica tra coscienze, nel combattere la solitudine esistenziale

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La letteratura e la poesia riescono a farmi sentire umano, a eliminare quel senso di solitudine, a mettermi profondamente e significativamente in comunicazione con un’altra coscienza, in una maniera del tutto diversa da quanto riescano a fare altre forme d’arte" David Forster Wallace

Vincere è una parola bella

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È la nostra vita il campo di battaglia, l'unico campo. Non sono gli altri i nemici, ma quello che noi proviamo verso di loro. Non sono le circostanze negative gli ostacoli, ma la nostra voglia di arrenderci, il nostro sentirci inadeguati e senza speranza. Non sono le malattie o la morte i nostri demoni, ma la paura, il dolore che impedisce di vivere. Non è il potere malvagio a fermarci, ma il nostro senso di impotenza che immobilizza i giorni e li ripete uguali. C'è in ogni istante della nostra vita la possibilità di rimanerne intrappolati o di intraprendere una lotta. Con forza, davanti al Gohonzon, recitando o ricominciando a recitare credendo nella Buddità che Nichiren ha mostrato e lasciato per i nostri occhi. Perché continuassimo a impararla ogni giorno, ascoltando la nostra voce, guardando myo e tutti gli dei e i demoni e gli esseri di tutti i mondi concentrati ad ascoltare la Legge come noi, assieme a noi. Anche adesso il nostro corpo, la nostra mente, la nostra vita è q...

Il Fango e il Sangue L'Assedio di Alesia - Un Giorno nella Roma Antica

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Trasformare il karma in missione

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Anche se potrete trovarvi ad affrontare situazioni e prove difficili, non c’è niente che non possiate superare, perché avete una immensa forza vitale per vincere su qualsiasi avversità. Il Buddismo di Nichiren insegna come ognuno e ognuna di noi, senza eccezioni, possa attingere a questa energia fondamentale e far emergere coraggio e saggezza, diventando assolutamente felice senza farsi sconfiggere dalle difficoltà della vita. […] Il Buddismo di Nichiren Daishonin ci permette di dare un significato più profondo alle difficoltà; ci incoraggia a considerarle opportunità per rafforzare la fede e la vita. Affrontando il nostro karma e sfidandolo con determinazione la nostra fede diventa più forte. Lo scopo della nostra pratica buddista è costruire uno stato di felicità sereno e incrollabile. […] Il Buddismo del Daishonin è un insegnamento che permette alle persone di cambiare il proprio destino, perché la Legge mistica è il mezzo fondamentale per superare tutte le sofferenze. Per chi prati...

L’ultimo giorno – Monte Lozze, 26 giugno 1917

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Era l’ultimo giorno. Così lo chiamavano. Tutti avevano capito che non ci sarebbe stato un altro giorno, tutto si decideva li, in quelle ore. Il battaglione Sette Comuni, ridotto a un’ombra, sedeva sparo tra rocce e pietre, occhi spenti, mani arrossate dal freddo e dal sangue. Verso le undici, alcuni ufficiali giunsero da sud, con delle mappe sotto il braccio e lo sguardo nel vuoto. Dicevano che quota 2105 era tornata italiana, che gli austriaci erano finiti, che si sarebbe chiuso tutto con un ultimo attacco alle 20. Ma le uniche cose che sembravano stanche erano gli italiani. Poi in una confusione generale, l’ordine arrivò comunque: “Tutti i battaglioni alpini di riserva si ammassino sotto i reticolati. Pronti all’assalto”. Alle 17.30, cominciò il movimento, le compagnie si mossero nel fango, lente, pesanti, con le bombe a mano legate alla cintura e la morte nell’anima. Poco dopo le 18, la valanga di fuoco austroungarica piombò su di loro. Colpi da Cima 10, da quota 2105, dal Campigole...