Altopiano dei Sette Comuni Operazione K - 11 Battaglia dell'Isonzo - La ritirata al Piave - Brigata Sassari
Con
l’inizio della bella stagione riprendono le iniziative di attacco
dell’Esercito italiano. Nel corso dell’inverno 1916 il Comando
Supremo elabora un’offensiva definita “Operazione K”, anche se
meglio noto come la “Battaglia dell’Ortigara” e prevede due
azioni principali: una nel settore del Monte Ortigara–Campigoletti,
affidata al XX Corpo d’Armata; l’altra nel settore Monte
Zebio–Monte Mosciagh, dov’è presente il XXII Corpo (Divisioni
13a e 25a). Il 1° di giugno la Brigata Sassari torna in linea con il
compito di attaccare il costone compreso tra quota 1.626 e quota
1.476 per impadronirsi delle alture di Monte Dorbellele e di Monte
Mosciagh fino a Val Galmarara. Lungo le pendici del Monte Zebio
vengono organizzate le Brigate “Sassari”, “Piacenza”,
“Catania”, “Veneto” e “Pesaro”. I fanti sardi si trovano
posti nella zona tra la Mina Scalambron (la “Lunetta” dello
Zebio) e Casara Zebio. Il 10 giugno è fissato l’avvio dell’
“Operazione K” tramite l’attacco delle linee avversarie sullo
Zebio, ben fortificate e protette sulla vetta del Monte. Per
facilitare l’impresa bellica, gli italiani progettano l’innesco
di due mine posizionate ai lati dello schieramento della “Sassari”,
in una galleria sottostante le postazioni avversarie: una presso
quota 1.673 (la “Lunetta”), nel settore della 13a Divisione;
l’altra presso quota 1.476 dove agisce la Brigata Piacenza. In
seguito, si vuole proIl piano, però, non va come previsto: l’8
giugno, per cause mai precisate (forse a seguito di un fulmine
entrato nella cavità della galleria), esplode la mina di quota
1.673. La deflagrazione, che si riversa quasi totalmente sulle linee
italiane, è devastante: l’intero presidio di ufficiali della
Brigata Catania, appostato in quel momento sull’osservatorio della
“Lunetta” di Zebio, viene travolto, senza lasciare superstiti.
Gli
Asburgici, approfittando della situazione a loro favorevole, occupano
il cratere, creando così un pericoloso saliente sulla destra del
settore tenuto dai “Sassarini”. Come deciso dall’Alto Comando,
nella mattina del 10 giugno si scatena l’offensiva sullo Zebio. La
gravità della situazione è data dalla stessa artiglieria italiana
che, a causa dei tiri corti di alcune batterie amiche giunte da poco,
investe pesantemente con proiettili e bombarde i due Reggimenti della
“Sassari”, comportando la perdita di innumerevoli vite tra la
truppa, nonché l’impossibilità di procedere all’assalto. Nelle
ore successive, allungati i tiri della propria artiglieria, i fanti
compiono diversi tentativi di attacco. Il 151° Reggimento, dopo aver
invaso con tre Compagnie la trincea avversaria, è costretto ben
presto ad abbandonarla a causa delle mitragliatrici avversarie,
incuneate nel cratere della mina di quota 1.673, che impediscono
l’afflusso di rinforzi. Anche il 152° Reggimento riesce ad
irrompere nella trincea, ma gli Asburgici, infilatisi
nell’escavazione della mina di quota 1.476, abbandonata dai reparti
della Brigata Piacenza, minaccia di aggirare il fianco sinistro della
“Sassari”. L’intervento tempestivo delle mitragliatrici
italiane riesce comunque a sistemare la situazione, consentendo ai
reparti di ripiegare. cedere all’azione con l’artiglieria
pesante.
Il
piano, però, non va come previsto: l’8 giugno, per cause mai
precisate (forse a seguito di un fulmine entrato nella cavità della
galleria), esplode la mina di quota 1.673. La deflagrazione, che si
riversa quasi totalmente sulle linee italiane, è devastante:
l’intero presidio di ufficiali della Brigata Catania, appostato in
quel momento sull’osservatorio della “Lunetta” di Zebio, viene
travolto, senza lasciare superstiti. Gli Asburgici, approfittando
della situazione a loro favorevole, occupano il cratere, creando così
un pericoloso saliente sulla destra del settore tenuto dai
“Sassarini”. Come deciso dall’Alto Comando, nella mattina del
10 giugno si scatena l’offensiva sullo Zebio. La gravità della
situazione è data dalla stessa artiglieria italiana che, a causa dei
tiri corti di alcune batterie amiche giunte da poco, investe
pesantemente con proiettili e bombarde i due Reggimenti della
“Sassari”, comportando la perdita di innumerevoli vite tra la
truppa, nonché l’impossibilità di procedere all’assalto.
Nelle
ore successive, allungati i tiri della propria artiglieria, i fanti
compiono diversi tentativi di attacco. Il 151° Reggimento, dopo aver
invaso con tre Compagnie la trincea avversaria, è costretto ben
presto ad abbandonarla a causa delle mitragliatrici avversarie,
incuneate nel cratere della mina di quota 1.673, che impediscono
l’afflusso di rinforzi. Anche il 152° Reggimento riesce ad
irrompere nella trincea, ma gli Asburgici, infilatisi
nell’escavazione della mina di quota 1.476, abbandonata dai reparti
della Brigata Piacenza, minaccia di aggirare il fianco sinistro della
“Sassari”.
L’intervento
tempestivo delle mitragliatrici italiane riesce comunque a sistemare
la situazione, consentendo ai reparti di ripiegare. Gli
austroungarici, favoriti dalla posizione dominante e riparata in cui
sono protetti, riescono a respingere tutti i tentativi di aggressione
da parte dei sardi, andando a rioccupare le linee ed impedendo
qualsiasi altra offensiva italiana. Così, dopo massicce perdite, i
“Sassarini” sono costretti ad abbandonare le postazioni
precedentemente conquistate e a ritirarsi. A seguito degli
avvenimenti sul Monte Zebio, le perdite subite dalla Sardegna sono
davvero pesanti: 4 morti, 27 feriti e 7 dispersi tra gli ufficiali;
73 morti, 716 feriti e 127 dispersi nella truppa. Nella tragica
“Operazione K”, o “Battaglia dell’Ortigara”, solo gli
Alpini a nord, e la Brigata Sassari nel settore dello Zebio, riescono
a penetrare nelle trincee nemiche in seguito a sanguinosi
combattimenti. Il mancato appoggio dei reparti laterali, e le altre
cause fortuite, contribuiscono a rendere vano ogni ulteriore
tentativo di conquista.
Altopiano
della Bainsizza (Slovenia): 11a “Battaglia dell’Isonzo” Quota
895 e quota 862 a NE e SE di Kuscarji (29 agosto – 21 settembre
1917)
Il
16 giugno 1917 il 5° Bersaglieri e la Brigata Piacenza sostituiscono
i “Sassarini”, i quali passano in riserva di Corpo d’Armata. Il
19 tornano in linea e vi restano fino al 10 luglio, giorno in cui si
portano a riposo con il 151° Reggimento a Ronchi e con il 152° in
Valpiana. Nei giorni 14 e 15 agosto, dopo essere stata informata dal
Comando Supremo del proprio trasferimento sull’Altopiano della
Bainsizza (Slovenia), la “Sassari” si porta in Friuli e si
riunisce ad Azzida, località presso San Pietro al Natisone, ove
resta alle dipendenze della 25a Divisione sino al 25 agosto.
Dopodiché si sposta a Breg, passando a disposizione del XXIV Corpo
d’Armata e schierandosi da circa 200 metri ad ovest di Madoni fino
a cingere a semicerchio lo Zgorewnice (quota 878). Dal 17 al 30
agosto 1917 si combatte l’11a “Battaglia dell’Isonzo”, nella
quale la 2a Armata ha il compito di conquistare l’Altopiano della
Bainsizza, al fine di facilitare le operazioni contro l’Altopiano
di Ternova, quest’ultimo ritenuto un obiettivo fondamentale per
l’avanzata italiana sul fronte Giulio. La battaglia, articolatasi
in due fasi, costringe l’avversario a ripiegare sul margine
orientale dell’Altopiano. Qui gli austroungarici si sono
fortificati, sfruttando l’ultima fila di monti che chiudono da
ovest il vallone di Chiapovano.
La
Brigata Sassari, assegnata alla 60a Divisione, entra in linea nella
fase finale della battaglia. La notte del 29 agosto rileva i reparti
logorati della Brigata Milano ed il giorno successivo, senza alcuna
conoscenza del terreno, ai “Sassarini” viene affidato l’attacco
di quota 878, e di quota 833 in un secondo tempo. Non appena sbucate
dalla valletta di Madoni, le colonne d’attacco del 151° Reggimento
vengono investite dalle mitragliatrici Asburgiche, riposte su quota
878. Verso sera i reparti del 151° ripiegano nelle trincee di
partenza, enumerando oltre 400 perdite tra morti e feriti. Per
facilitare la conquista di quota 878, non riuscita al primo attacco,
il Comando della Brigata decide di tentare la difficile conquista
delle posizioni con azione di sorpresa. All’alba del 15 settembre,
le Compagnie d’assalto del 151° e 152° Reggimento irrompono nelle
linee avversarie, aprendo la strada al II Battaglione del 152°
Reggimento, permettendo a quest’ultimo di investire frontalmente il
caposaldo di quota 895 (nord est di Kuscarji). Gli austroungarici,
così, si vedono costretti alla resa, lasciando in mano ai
“Sassarini” oltre 400 prigionieri e 17 ufficiali. Nel frattempo,
sulla destra, dopo una strenua resistenza avversaria, il III
Battaglione del 152° Reggimento riesce ad impadronirsi di quota 862.
Nelle giornate seguenti i sardi resistono ai numerosi e violenti
contrattacchi sferrati dagli Imperiali per rioccupare le due quote.
Il 16 settembre il Bollettino di Guerra n° 845 del Comando Supremo
Italiano cita per la seconda volta le imprese eroiche della Brigata
Sassari. Dopo aver trascorso qualche giorno a Oscedrik, nelle
retrovie, il 24 i due Reggimenti si portano in fondo valle Isonzo, a
Canale, per un periodo di riposo.
La
ritirata al Piave: Buttrio – Codroipo – Monticano – Rua di
Feletto – Ponte della Priula (25 ottobre – 9 novembre 1917)
Il
4 ottobre la Brigata è richiamata in linea, sul fronte quota
895–quota 862– Zgorewnice (quota 878). Nella notte del 10 si
porta sulle pendici occidentali dell’Oscedrik, poi si sposta a
Senico e a Ca’ delle Vallade. Il 17 si trasferisce tra Buttrio e
Manzano. Considerato il fatto che gli Arditi “Sassarini” sono
riusciti nelle loro imprese laddove le Truppe d’Assalto hanno
fallito, il 18 ottobre il Comando della 2a Armata dispone che la
Brigata Sassari venga trasformata in Brigata d’Assalto. La notte
del 24 ottobre 1917 si scatena sul fronte Giulio l’offensiva
austrotedesca (“Waffentreue”). La massa d’urto della 14a Armata
Imperiale, concentrata a Plezzo e Tolmino, ottiene un immediato
successo contro l’ala sinistra della 2a Armata Italiana, ed il
mattino del 25 gli austriaci sfondano il fronte a Caporetto. Quella
che sul momento sembra una semplice rottura della linea difensiva,
identificata sul campo tattico, assume ben presto proporzioni
strategiche che hanno ampiezza di rotta e, sotto molti aspetti, di
disfatta. Tutto lo schieramento italiano del fronte dell’Isonzo
deve ripiegare sulla linea del Piave, dove l’avanzata degli
Imperiali viene arrestata.
Il
27 ottobre il Comando dispone la ritirata generale al Tagliamento.
Passati alle dipendenze del Settore Centro (retroguardia della 2a
Armata), da Buttrio i “Sassarini” ricevono l’ordine di
ritirarsi per il Ponte della Delizia, seguendo l’itinerario
Talmasson–Bertiolo–Codroipo–Casarsa. Il ripiegamento si rivela
particolarmente difficoltoso a causa dell’ingombro delle strade,
tra artiglierie, carriaggi e profughi. Giunti nei pressi di Codroipo,
ed essendo saltato il Ponte della Delizia, nella notte del 1°
novembre i reparti passano il Tagliamento attraverso il Ponte di
Madrisio. Si riuniscono poi a Morsano, sotto la protezione del II
Battaglione del 151° Reggimento che cerca di contrastare l’avanzata
degli austriaci. Proseguendo l’itinerario San Vito al
Tagliamento-Zoppola-Brugnera–VazzolaFormeniga, il 7 novembre la
Brigata giunge presso San Vendemiano e si schiera sulle colline a
nord-ovest di Conegliano, distaccando nove plotoni sulle alture di
Rua di Feletto e sul costone di Formeniga, per garantire la
protezione ai fianchi.
In
queste giornate entra a far parte del Corpo d’Armata Speciale,
avente il compito di proteggere la ritirata verso il Piave, così i
due Reggimenti sardi ne divengono l’estrema retroguardia. A
mezzanotte del giorno seguente, quando tutte le truppe del Corpo
d’Armata Speciale hanno passato il Piave, la Brigata riceve
l’ordine di ripiegare verso il Ponte della Priula, presso Susegana.
Sui colli di Rua di Feletto viene lasciato un Battaglione
Complementare con l’incarico di raccogliere i plotoni avanzati. I
due Reggimenti passano il Piave a Nervesa la mattina del 9 e
proseguono per Bavaria. Nel frattempo il Battaglione Complementare,
rimasto sulle alture di Feletto, viene attaccato dalle pattuglie
Asburgiche, che lo costringono a ripiegare a scaglioni. Il
Battaglione giunge nel pomeriggio al Ponte della Priula che viene
fatto saltare dagli austriaci poco dopo l’attraversamento dei
“Dimonios”, i quali avanzano sotto il fuoco delle mitragliatrici
nemiche. Nei giorni successivi prosegue la marcia: Fanzolo–Santa
Giustina in Colle– Ponterotto. Dopodiché il 151° Reggimento si
stabilisce a Villa dei Vescovi, il 152° a Treponti. Il 14 novembre
la destinazione è la zona di Abano Bagni. Durante il lungo
ripiegamento al Piave la Brigata subisce 1112 dispersi.
La
Brigata Sassari: Le tappe belliche nella Grande Guerra. Convegno
università popolare di Mestre 7
settembre/28 ottobre 2026 – Lunedì
28 settembre/giovedì 1 ottobre

Commenti
Posta un commento