Altopiano dei Sette Comuni Operazione K - 11 Battaglia dell'Isonzo - La ritirata al Piave - Brigata Sassari

Altopiano dei Sette Comuni: “Operazione K” (10 – 19 giugno 1917)
Con l’inizio della bella stagione riprendono le iniziative di attacco dell’Esercito italiano. Nel corso dell’inverno 1916 il Comando Supremo elabora un’offensiva definita “Operazione K”, anche se meglio noto come la “Battaglia dell’Ortigara” e prevede due azioni principali: una nel settore del Monte Ortigara–Campigoletti, affidata al XX Corpo d’Armata; l’altra nel settore Monte Zebio–Monte Mosciagh, dov’è presente il XXII Corpo (Divisioni 13a e 25a). Il 1° di giugno la Brigata Sassari torna in linea con il compito di attaccare il costone compreso tra quota 1.626 e quota 1.476 per impadronirsi delle alture di Monte Dorbellele e di Monte Mosciagh fino a Val Galmarara. Lungo le pendici del Monte Zebio vengono organizzate le Brigate “Sassari”, “Piacenza”, “Catania”, “Veneto” e “Pesaro”. I fanti sardi si trovano posti nella zona tra la Mina Scalambron (la “Lunetta” dello Zebio) e Casara Zebio. Il 10 giugno è fissato l’avvio dell’ “Operazione K” tramite l’attacco delle linee avversarie sullo Zebio, ben fortificate e protette sulla vetta del Monte. Per facilitare l’impresa bellica, gli italiani progettano l’innesco di due mine posizionate ai lati dello schieramento della “Sassari”, in una galleria sottostante le postazioni avversarie: una presso quota 1.673 (la “Lunetta”), nel settore della 13a Divisione; l’altra presso quota 1.476 dove agisce la Brigata Piacenza. In seguito, si vuole proIl piano, però, non va come previsto: l’8 giugno, per cause mai precisate (forse a seguito di un fulmine entrato nella cavità della galleria), esplode la mina di quota 1.673. La deflagrazione, che si riversa quasi totalmente sulle linee italiane, è devastante: l’intero presidio di ufficiali della Brigata Catania, appostato in quel momento sull’osservatorio della “Lunetta” di Zebio, viene travolto, senza lasciare superstiti.
Gli Asburgici, approfittando della situazione a loro favorevole, occupano il cratere, creando così un pericoloso saliente sulla destra del settore tenuto dai “Sassarini”. Come deciso dall’Alto Comando, nella mattina del 10 giugno si scatena l’offensiva sullo Zebio. La gravità della situazione è data dalla stessa artiglieria italiana che, a causa dei tiri corti di alcune batterie amiche giunte da poco, investe pesantemente con proiettili e bombarde i due Reggimenti della “Sassari”, comportando la perdita di innumerevoli vite tra la truppa, nonché l’impossibilità di procedere all’assalto. Nelle ore successive, allungati i tiri della propria artiglieria, i fanti compiono diversi tentativi di attacco. Il 151° Reggimento, dopo aver invaso con tre Compagnie la trincea avversaria, è costretto ben presto ad abbandonarla a causa delle mitragliatrici avversarie, incuneate nel cratere della mina di quota 1.673, che impediscono l’afflusso di rinforzi. Anche il 152° Reggimento riesce ad irrompere nella trincea, ma gli Asburgici, infilatisi nell’escavazione della mina di quota 1.476, abbandonata dai reparti della Brigata Piacenza, minaccia di aggirare il fianco sinistro della “Sassari”. L’intervento tempestivo delle mitragliatrici italiane riesce comunque a sistemare la situazione, consentendo ai reparti di ripiegare. cedere all’azione con l’artiglieria pesante.
Il piano, però, non va come previsto: l’8 giugno, per cause mai precisate (forse a seguito di un fulmine entrato nella cavità della galleria), esplode la mina di quota 1.673. La deflagrazione, che si riversa quasi totalmente sulle linee italiane, è devastante: l’intero presidio di ufficiali della Brigata Catania, appostato in quel momento sull’osservatorio della “Lunetta” di Zebio, viene travolto, senza lasciare superstiti. Gli Asburgici, approfittando della situazione a loro favorevole, occupano il cratere, creando così un pericoloso saliente sulla destra del settore tenuto dai “Sassarini”. Come deciso dall’Alto Comando, nella mattina del 10 giugno si scatena l’offensiva sullo Zebio. La gravità della situazione è data dalla stessa artiglieria italiana che, a causa dei tiri corti di alcune batterie amiche giunte da poco, investe pesantemente con proiettili e bombarde i due Reggimenti della “Sassari”, comportando la perdita di innumerevoli vite tra la truppa, nonché l’impossibilità di procedere all’assalto.
Nelle ore successive, allungati i tiri della propria artiglieria, i fanti compiono diversi tentativi di attacco. Il 151° Reggimento, dopo aver invaso con tre Compagnie la trincea avversaria, è costretto ben presto ad abbandonarla a causa delle mitragliatrici avversarie, incuneate nel cratere della mina di quota 1.673, che impediscono l’afflusso di rinforzi. Anche il 152° Reggimento riesce ad irrompere nella trincea, ma gli Asburgici, infilatisi nell’escavazione della mina di quota 1.476, abbandonata dai reparti della Brigata Piacenza, minaccia di aggirare il fianco sinistro della “Sassari”.
L’intervento tempestivo delle mitragliatrici italiane riesce comunque a sistemare la situazione, consentendo ai reparti di ripiegare. Gli austroungarici, favoriti dalla posizione dominante e riparata in cui sono protetti, riescono a respingere tutti i tentativi di aggressione da parte dei sardi, andando a rioccupare le linee ed impedendo qualsiasi altra offensiva italiana. Così, dopo massicce perdite, i “Sassarini” sono costretti ad abbandonare le postazioni precedentemente conquistate e a ritirarsi. A seguito degli avvenimenti sul Monte Zebio, le perdite subite dalla Sardegna sono davvero pesanti: 4 morti, 27 feriti e 7 dispersi tra gli ufficiali; 73 morti, 716 feriti e 127 dispersi nella truppa. Nella tragica “Operazione K”, o “Battaglia dell’Ortigara”, solo gli Alpini a nord, e la Brigata Sassari nel settore dello Zebio, riescono a penetrare nelle trincee nemiche in seguito a sanguinosi combattimenti. Il mancato appoggio dei reparti laterali, e le altre cause fortuite, contribuiscono a rendere vano ogni ulteriore tentativo di conquista.
Altopiano della Bainsizza (Slovenia): 11a “Battaglia dell’Isonzo” Quota 895 e quota 862 a NE e SE di Kuscarji (29 agosto – 21 settembre 1917)
Il 16 giugno 1917 il 5° Bersaglieri e la Brigata Piacenza sostituiscono i “Sassarini”, i quali passano in riserva di Corpo d’Armata. Il 19 tornano in linea e vi restano fino al 10 luglio, giorno in cui si portano a riposo con il 151° Reggimento a Ronchi e con il 152° in Valpiana. Nei giorni 14 e 15 agosto, dopo essere stata informata dal Comando Supremo del proprio trasferimento sull’Altopiano della Bainsizza (Slovenia), la “Sassari” si porta in Friuli e si riunisce ad Azzida, località presso San Pietro al Natisone, ove resta alle dipendenze della 25a Divisione sino al 25 agosto. Dopodiché si sposta a Breg, passando a disposizione del XXIV Corpo d’Armata e schierandosi da circa 200 metri ad ovest di Madoni fino a cingere a semicerchio lo Zgorewnice (quota 878). Dal 17 al 30 agosto 1917 si combatte l’11a “Battaglia dell’Isonzo”, nella quale la 2a Armata ha il compito di conquistare l’Altopiano della Bainsizza, al fine di facilitare le operazioni contro l’Altopiano di Ternova, quest’ultimo ritenuto un obiettivo fondamentale per l’avanzata italiana sul fronte Giulio. La battaglia, articolatasi in due fasi, costringe l’avversario a ripiegare sul margine orientale dell’Altopiano. Qui gli austroungarici si sono fortificati, sfruttando l’ultima fila di monti che chiudono da ovest il vallone di Chiapovano.
La Brigata Sassari, assegnata alla 60a Divisione, entra in linea nella fase finale della battaglia. La notte del 29 agosto rileva i reparti logorati della Brigata Milano ed il giorno successivo, senza alcuna conoscenza del terreno, ai “Sassarini” viene affidato l’attacco di quota 878, e di quota 833 in un secondo tempo. Non appena sbucate dalla valletta di Madoni, le colonne d’attacco del 151° Reggimento vengono investite dalle mitragliatrici Asburgiche, riposte su quota 878. Verso sera i reparti del 151° ripiegano nelle trincee di partenza, enumerando oltre 400 perdite tra morti e feriti. Per facilitare la conquista di quota 878, non riuscita al primo attacco, il Comando della Brigata decide di tentare la difficile conquista delle posizioni con azione di sorpresa. All’alba del 15 settembre, le Compagnie d’assalto del 151° e 152° Reggimento irrompono nelle linee avversarie, aprendo la strada al II Battaglione del 152° Reggimento, permettendo a quest’ultimo di investire frontalmente il caposaldo di quota 895 (nord est di Kuscarji). Gli austroungarici, così, si vedono costretti alla resa, lasciando in mano ai “Sassarini” oltre 400 prigionieri e 17 ufficiali. Nel frattempo, sulla destra, dopo una strenua resistenza avversaria, il III Battaglione del 152° Reggimento riesce ad impadronirsi di quota 862. Nelle giornate seguenti i sardi resistono ai numerosi e violenti contrattacchi sferrati dagli Imperiali per rioccupare le due quote. Il 16 settembre il Bollettino di Guerra n° 845 del Comando Supremo Italiano cita per la seconda volta le imprese eroiche della Brigata Sassari. Dopo aver trascorso qualche giorno a Oscedrik, nelle retrovie, il 24 i due Reggimenti si portano in fondo valle Isonzo, a Canale, per un periodo di riposo.
La ritirata al Piave: Buttrio – Codroipo – Monticano – Rua di Feletto – Ponte della Priula (25 ottobre – 9 novembre 1917)
Il 4 ottobre la Brigata è richiamata in linea, sul fronte quota 895–quota 862– Zgorewnice (quota 878). Nella notte del 10 si porta sulle pendici occidentali dell’Oscedrik, poi si sposta a Senico e a Ca’ delle Vallade. Il 17 si trasferisce tra Buttrio e Manzano. Considerato il fatto che gli Arditi “Sassarini” sono riusciti nelle loro imprese laddove le Truppe d’Assalto hanno fallito, il 18 ottobre il Comando della 2a Armata dispone che la Brigata Sassari venga trasformata in Brigata d’Assalto. La notte del 24 ottobre 1917 si scatena sul fronte Giulio l’offensiva austrotedesca (“Waffentreue”). La massa d’urto della 14a Armata Imperiale, concentrata a Plezzo e Tolmino, ottiene un immediato successo contro l’ala sinistra della 2a Armata Italiana, ed il mattino del 25 gli austriaci sfondano il fronte a Caporetto. Quella che sul momento sembra una semplice rottura della linea difensiva, identificata sul campo tattico, assume ben presto proporzioni strategiche che hanno ampiezza di rotta e, sotto molti aspetti, di disfatta. Tutto lo schieramento italiano del fronte dell’Isonzo deve ripiegare sulla linea del Piave, dove l’avanzata degli Imperiali viene arrestata.
Il 27 ottobre il Comando dispone la ritirata generale al Tagliamento. Passati alle dipendenze del Settore Centro (retroguardia della 2a Armata), da Buttrio i “Sassarini” ricevono l’ordine di ritirarsi per il Ponte della Delizia, seguendo l’itinerario Talmasson–Bertiolo–Codroipo–Casarsa. Il ripiegamento si rivela particolarmente difficoltoso a causa dell’ingombro delle strade, tra artiglierie, carriaggi e profughi. Giunti nei pressi di Codroipo, ed essendo saltato il Ponte della Delizia, nella notte del 1° novembre i reparti passano il Tagliamento attraverso il Ponte di Madrisio. Si riuniscono poi a Morsano, sotto la protezione del II Battaglione del 151° Reggimento che cerca di contrastare l’avanzata degli austriaci. Proseguendo l’itinerario San Vito al Tagliamento-Zoppola-Brugnera–VazzolaFormeniga, il 7 novembre la Brigata giunge presso San Vendemiano e si schiera sulle colline a nord-ovest di Conegliano, distaccando nove plotoni sulle alture di Rua di Feletto e sul costone di Formeniga, per garantire la protezione ai fianchi.
In queste giornate entra a far parte del Corpo d’Armata Speciale, avente il compito di proteggere la ritirata verso il Piave, così i due Reggimenti sardi ne divengono l’estrema retroguardia. A mezzanotte del giorno seguente, quando tutte le truppe del Corpo d’Armata Speciale hanno passato il Piave, la Brigata riceve l’ordine di ripiegare verso il Ponte della Priula, presso Susegana. Sui colli di Rua di Feletto viene lasciato un Battaglione Complementare con l’incarico di raccogliere i plotoni avanzati. I due Reggimenti passano il Piave a Nervesa la mattina del 9 e proseguono per Bavaria. Nel frattempo il Battaglione Complementare, rimasto sulle alture di Feletto, viene attaccato dalle pattuglie Asburgiche, che lo costringono a ripiegare a scaglioni. Il Battaglione giunge nel pomeriggio al Ponte della Priula che viene fatto saltare dagli austriaci poco dopo l’attraversamento dei “Dimonios”, i quali avanzano sotto il fuoco delle mitragliatrici nemiche. Nei giorni successivi prosegue la marcia: Fanzolo–Santa Giustina in Colle– Ponterotto. Dopodiché il 151° Reggimento si stabilisce a Villa dei Vescovi, il 152° a Treponti. Il 14 novembre la destinazione è la zona di Abano Bagni. Durante il lungo ripiegamento al Piave la Brigata subisce 1112 dispersi.
La Brigata Sassari: Le tappe belliche nella Grande Guerra. Convegno università popolare di Mestre 7 settembre/28 ottobre 2026 – Lunedì 28 settembre/giovedì 1 ottobre

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