Vita a Hudi Log, Carso
La
nostra posizione Hudi Log era formata da una striscia di forma
trapezioidale larga circa 100 metri incuneata fra lunga
300 metri , le linee nemiche, esposte anche al fuoco alle spalle. Di
giorno non si nota nulla di anormale, la sera invece si nota
chiaramente la precarietà della nostra situazione, quando gli
austriaci tirano i razzi alle nostre spalle. Se gli austriaci
dovessero strozzare la nostra base, rimarremo tutti in trappola.
Tutti i giorni che siamo stati in 1° linea non abbiamo avuto un
momento di pace, di tranquillità le artiglierie e tutte le altre
armi sono state continuamente in azione tranne brevi momenti di
sosta: Siamo stati sempre in 1° linea a faccia a faccia con nemico,
che in certi punti era a due o tre metri da noi; sempre lottando con
la morte, che falciava largamente. Tanti giovine vite: qualche volta
ho avuto la fortuna di riposarmi in una galleria, appena sotto la
linea, ma era un altro patimento anche se era una fortuna poter stare
al riparo dalla morte i vestiti pesanti. Vestiti pesante come
si era, tutti armati (1 pistola, un pugnale facoltative 3
spigoli-munizioni -) maschera antigas, tascapane con bombe e tutti
gli altri accessori, ammassati uno addosso all’altro, mancava
l’aria era un patimento indescrivibile. Qualche volta, non
potendone più sentendomi soffocare , pensavo di uscire dalla
galleria all’aperto, ma fuori c’era la morte in agguato, ed io
rinunziavo. Tra tutto pieno di pidocchi, ed anche questi insetti, mi
davano il loro fastidio.
C’erano
pure tanti topi (Zoccole) starei per dire addomesticati che passavano
e ripassavano su di noi , si diceva che non toccavano il formaggio e
si cibavano di cadaveri. Il vitto arrivava tutti i giorni dalle ore
22 alle 24. Nei giorni che non perveniva, voleva dire che la colonna
porta viveri era stata colpita, nel tratto retrovia 1° linea. Il
rancio consisteva in una razione di pasta di brodo cotto verso le ore
16, ma che arrivava caldo in marmitte ermeticamente chiuse, in un
pezzo di carne lessa che arrivava in sacchi, una pagnotta di pane,
una tazza di caffè anche caldo, certe volte qualche pezzo di
formaggio ed un poco di vino il tutto solo una volta al giorno , di
tanto in tanto distribuivano qualche sigaro e poche sigarette. Mi
avanzava quasi sempre qualche razione di viveri (dei bersaglieri
partiti per la licenza, feriti trasferiti all’ospedale, deceduti)
L’acqua consisteva in una razione di mezzo litro al giorno, nelle
cassette d’acqua da servire per la refrigerazione delle canne delle
mitragliatrici, una volta non fu trovata una goccia d’acqua era
stata tutta bevuta, per evitare altre sorprese del genere si dovette
aggiungere petrolio all’acqua suddetta
Durante
il turno di trincea non mi sono mai lavato per insufficienza di
acqua, mai sbarbato, sono con la divisa a brandelli, sono stanco
avvilito agitato ho bisogno di calma assoluta, di tranquillità per
riprendermi.
Annibale
Calderale militare, 266^ compagnia mitraglieri

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