L’accoglienza dei cecchini a San Polo, Monfalcone (GO)
Dopo
meno di due chilometri cominciammo a sentire il sibilo delle
pallottole e ci rendemmo conto di essere stati scoperti. Decidemmo
perciò di abbandonare la strada per continuare il cammino attraverso
i campi, spostandoci sulla sinistra. Quando il fuoco dei cecchini,
così si chiamavano i tiratori scelti austriaci, cessò, tornammo
sulla strada e ci sedemmo sulla spalletta di un ponticello, per
prendere l’ultimo caffè, che un collega aveva nel termos. Alcuni
scoppi a pochi chilometri sulle nostre teste ci sorpresero e nel
momento in cui stavamo osservando il fumo degli scoppi ancora sospeso
nell’aria, un carabiniere ci invitò a ripararci sotto il
ponticello, poiché eravamo stati individuati; e aggiunse che si
trattava di shrapnel e che servivano per aggiustare il tiro
dell’artiglieria. Difatti, subito dopo, diverse granate esplosero
intorno al nostro ricovero ed il carabiniere ci spiegò che oltre
Monfalcone un aerostato nemico osservava le nostre retrovie e
probabilmente doveva aver segnalato la nostra presenza alle
artiglierie; ci consigliò di riprendere la nostra via solo
all’imbrunire, perché il cammino era molto pericoloso e ci
esponeva a grave rischio.
Il
carabiniere aveva il preciso ordine di fermare tutti coloro che
transitavano sulla strada nei due sensi, sia per controllo che per
raccomandare prudenza, specie a coloro che erano diretti al fronte.
Alle
prime ombre della sera si notò improvvisamente un’animazione che
non si era manifestata durante il giorno. Infatti, nel nostro viaggio
di avvicinamento non avevamo visto un solo militare, tranne il
carabiniere, ed il silenzio ogni tanto era rotto dal sibilo delle
pallottole, dallo scoppio di qualche granata e dal rombo lontano dei
cannoni, specialmente sulla sinistra del fronte. Quando riprendemmo
il viaggio le pallottole fischiavano ancora con una certa frequenza,
però con minore intensità.
Carriaggi
che percorrevano la strada, salmerie che attraversavano i campi per
portare il rancio in trincea e molti soldati isolati, che andavano da
un lato all’altro, ognuno con un preciso compito da assolvere: era
la ripresa della vita e perciò dei movimenti che erano possibili
solo di notte.
Il
carabiniere ci aveva indicato la strada che percorremmo a passo
svelto, fino ad incontrare un canale di irrigazione. La terra che era
stata tolta nello scavo formava un terrapieno parallelo al fronte e
costituiva un ottimo riparo per le pallottole. Incontrammo, lungo il
sentiero che correva alla base del terrapieno, degli accantonamenti
di soldati del nostro reggimento, i quali ci indicarono il Comando,
cui ci presentammo verso le ore 19,30 della sera. Fui assegnato alla
11° Compagnia del 3° battaglione.
Alfonso
Onofrii militare, 18° reggimento fanteria, Brigata Acqui

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