Il sangue grondava dalle barelle
Il
giorno seguente sendiamo giù sul versante d'alta parte, loro se ne
sono accorti e iniziavano a martelare con i suoi cannoni, era un
vero martirio, sempre coi capelli radrissati, in fondo a questo
settore cera un canale dove scorre l'aqua, ma a quel momento era
asciutto e così avansiamo avanti e di lì picchiavano cannonate a
grant forsa su di noi, vari sono caduti e parecchi feriti, nulla di
meno che una grossa bombarda sua a fatto centro e a sepelito un
intiero reparto nostro. Passai io stesso dopo circa due ore a pancia
a strisio e vidi un braccio ed una gamba rivolta all'alto, il resto
erano tutti sepolti sotto a una poderosa buca, mi rialsai un poco per
oltrepassare detta buca e rimasi ferito, una scheggia mi a colpito di
striscio sopra la mascella sinistra, ed un'altra palla al ginocchio
pure sinistro, perciò me la cavai con grande spavento. Non cera da
ridere, e mi ritirai indietro come potevo e sanguinavo da pertutto,
giubba e pantaloni e brandelli, e più indietro venivano avanti molti
rinforsi in questo canale, e tutti mi dicevano ma sei fortunato, sei
fortunato, e arrivai al primo posto di medicazione e mi anno medicato
alla brevia e m'an mandato al primo Ospedale da campo vicino
all'Isonzo, e queste ferite dissero che non erano di grande entità e
mi an trattentuto qualche giorno poi ho dovuto rientrare alla mia
base e mi anno dato un giorno di riposo in seconda linea; qui
bisognava lasciarci la ghirba, e li in quel detto canale al fianco
avevano scavato qualche buchi come quelli che fanno le volpi per
ripararsi alla meglio, e io mi misi dentro che in quel momento
infuriava una vera fuciglieria. Due giorni dopo le linee di
combattimento erano calme, ancora qualche colpi sparsi in qua e in
là, perciò una mattina stavamo consumando il caffè e io mi apogiai
col mio corpo vicino a un tronco di muro di pietra pichiata ma ero
per fortuna due dita distaccato che una pallottola di rimbalzo a
fatto staccare un pezzo di pietra proprio dietro alla mia schiena che
poteva colpirmi completamente. Poi dopo mi sono messo della parte
opposta e li vicino cera un grosso albero che sotto il pedullo era
vuoto, ci si stava dentro al riparo una persona, perciò volevo
subintrare io ma cera già, dentro un altro soldato che si chiamava
Gaetti; era un modenese che aveva più paura lui che non so dire; mi
ricordo una volta ch'era di servisio di corvé per andare a prendere
il rancio sempre di notte si è messo a piangere come un bambino,
alle volte rifiutava il proprio rancio per non andare per tare
servizio, e qui il detto giorno proprio in questa posizione cadde una
violenta bombarda sparata dai detti Tognit, che strappò il detto
albero e lui è risaltato nel canale gravemente ferito, insomma sono
corsi subito i detti portaferiti e soccorso subito, li grondavano giù
della barella, il sangue, poi seppi che è decesso all'ospitale da
campo, son veramente destini, che forse potevo essere io, poi lì
poco distante ne sono rimasti ancora parecchi, ce n'erano vari della
classe del '98, era la prima volta che facevano la prima linea, ed
uno di questi è rimasto in ginocchio: sembrava che pregasse, ma
aveva la propria testa maciullata, le sue cervella mi aveva coperto a
sprussi la mia giubba e la mia propria faccia; mi disse poi un mio
compagno: “Faustinelli, guarda cosai sulla giubba e sulla faccia”,
poi mi ripolii alla meglio e nel sgomento. Un qualche giorno dopo mi
danno finalmente il cambio a quei pochi superstiti rimasti in piedi
ed erevamo disfatti e siamo andati ancora alla detta Cusana di li ci
siamo stati solo cinque o sei giorni intanto che mi anno dato il
nuovo corredo perché quello che avevamo in dosso non era più di
vedere, e poi farsi un po di polizia personale perché i trotta pian
i trio fava, era un vero purgatorio.
Duilio
Faustinelli militare, 13° reggimento fanteria
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