Nam Myoho Renge Kyo
«[...]
immaginate un bravo medico, saggio ed esperto, che sa preparare le
medicine per curare qualsiasi malattia. Egli ha molti figli, forse
dieci, venti o anche cento. Un giorno si reca lontano in un altro
paese per occuparsi di certi affari. Dopo che si è allontanato, i
figli bevono un veleno che li fa spasimare dal dolore e li fa cadere
a terra agonizzanti. A quel tempo il padre torna a casa e scopre che
i figli hanno bevuto il veleno. Alcuni sono completamente fuori di
sé, mentre altri non lo sono. Vedendo il padre che è tornato da
lontano, tutti i figli si rallegrano, si inginocchiano e lo
implorano: "Quanto siamo felici che tu sia tornato sano e salvo.
Siamo stati stupidi e per errore abbiamo bevuto del veleno. Ti
preghiamo di curarci e di farci vivere ancora!". Il padre,
vedendo i figli così sofferenti, segue varie ricette: raccoglie
buone erbe medicinali, tutte perfette nel colore, nell'aroma e di
sapore gradevole, le macina, le setaccia e le miscela insieme. Ne dà
una dose ai figli dicendo loro: "Questa è una medicina molto
efficace, perfetta nel colore, nell'aroma e di sapore gradevole.
Prendetela e sarete presto guariti dai vostri dolori e liberi da
qualsiasi malattia”. I figli che non hanno perso il senno capiscono
che si tratta di una buona medicina, sopraffina per colore e aroma,
la prendono e guariscono subito dai loro mali. Coloro che invece non
sono più in sé sono egualmente felici di vedere il padre che è
tornato e lo implorano di curarli, ma quando viene data loro la
medicina, rifiutano di prenderla. Perché? Perché il veleno è
penetrato profondamente ed essi hanno perduto il senno. Così, benché
la medicina sia di colore e aroma eccellenti, essi non credono che
sia buona. Tra sé e sé il padre pensa: "Poveri figli miei! A
causa del veleno che hanno ingerito le loro menti sono completamente
annebbiate. Sono felici di vedermi e mi chiedono di curarli, tuttavia
rifiutano di prendere questa ottima medicina. Occorre che escogiti
qualche espediente per indurli a berla". Così dice ai figli:
"Sappiate che ormai sono vecchio ed esausto e l'ora della mia
morte è giunta. Adesso lascerò qui questa buona medicina.
Prendetela, e non temete che non vi guarisca"».
Da
“Il Sutra del Loto” (cap. XVI. Durata della vita del Tathagata)

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