Monte Sei Busi, morti di sete
Uno
dei soldati assaliti dalla sete morì, mentre l’altro poté essere
salvato da un sorso d’acqua che il soldato Lonesi, con rischio
della propria persona aveva portata. Naturalmente quell’acqua non
era sufficiente per dissetare tutti, una buona parte dei soldati
potettero assaggiarne e poscia ognuno cercò resistere alla sete
tenendo in bocca fili di erba oppure una pallottola di fucile.
Vi
fu un caporal maggiore napoletano, che non potendo resistere alla
febbre della sete, orinò in una tazza di latta, e dopo averla tenuta
all’aria per qualche minuto, la bevve d’un fiato: ma gli incorse
male, perché l’orina, di per se stessa ammiacale, e calda anche
pel forte calore gli produsse dolori allo stomaco seguiti da forti
convulsioni.
Cominciava
a calare la notte quando avendomi potuto muovere un poco nel posto di
riparo che mi ero costruito, mi accorsi che a pochi passi da me si
trovava un soldato, nativo di Foglianise, di nome Pedicini Felice,
che aveva un colore cadaverico. Lo invitai a venire vicino a me e
domandatogli se si sentiva male, mi rispose che quel riparo che si
trovava innanzi a lui era un cadavere austriaco, gonfio e già in
putrefazione, e che lui l’aveva coperto con un po’ di
terriccio, ma che quella puzza gli dava il sudore della morte.
Giovanni
Varricchio, 134° reggimento fanteria, brigata Benevento

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