Lamiera spinata terza battaglia dell’Isonzo
Giornata di azione offensiva: la Brigata Forlì dovrebbe espugnare il
trincerone di q. 383 con il nostro battaglione di rincalzo; il III°
Battaglione del nostro Reggimento dovrebbe conquistare la selletta di
Palievo.
Quando,
dopo 70 ore di bombardamento le fanterie passano all’attacco…in
nessun punto i reticolati nemici erano stati neppure intaccati dal
fuoco dell’artiglieria.
Le
nostre formidabili formazioni di fanteria si sono infrante contro il
dispositivo difensivo nemico. Si constata che i reticolati non sono
di filo spinato, ma di lamiera spinata , non rompibile con le pinze.
I reticolati inoltre sono stesi a terra e sollevabili con delle funi
al momento voluto.
Diabolica
trovata, perché così le fanterie rimanevano chiuse fra le trincee e
i reticolati e venivano falcidiate dalle mitragliatrici ..nascoste in
caverne.
Dolorosa
constatazione : entrambe le azioni sono fallite contro le munite
difese austriache e il micidiale fuoco delle artiglierie e delle
mitragliatrici che hanno falciato le ondate di assalto e le hanno
costrette a fermarsi sotti i reticolati intatti. Le nostre perdite
sono state alquanto pesanti!
2
Novembre.
È il giorno sacro dei morti, ma ciò non toglie di impartire
l’ordine al nostro Battaglione di trasferirsi a Globna ed alle ore
10 avanzare deciso e puntare sulla sella di Palievo per uscire a
tergo della posizione nemica che fronteggia la Brigata di
Forlì.
Dice
il Maggiore Menna che si tratta di un’azione garibaldina: “ un
salto e la posizione è conquistata”. Speriamo bene, ma l’azione
non sembra così semplice e facile di come la vede lui.
Di
buon mattino il battaglione sfila sulla strada rotabile e si ammassa
(nel vero senso della parola, con un uomo accanto all’altro) nel
vallone di Globar.
Questo
è sbarrato da una poderosa trincea in muratura che sembra
abbandonata, mentre invece è soltanto sguarnita e con i
difensori al riparo , in caverne arretrate. E’ un ottimo ritrovato
per non esporre la truppa al micidiale fuoco preparatorio
dell’artiglieria…
La
nostra prepara l’attacco con un nutrito fuoco al quale – cosa
strana – il nemico non risponde affatto.
Alle
ore 10 precise i nostri fanti balzano all’attacco, ma ora
l’artiglieria nemica si fa viva e con i grossi calibri, con tiri
precisissimi sulle nostre truppe ancora ammassate nel vallone di
Globar.
Ad
ogni scoppio di granata volano massi da tutte le parti che ricadendo
costituiscono altrettanti proiettili. Ammassati come siamo le perdite
che ne derivano sono assai gravi.
L’azione
è fallita, arrestata al suo primo accenno come purtroppo si
prevedeva.
È
un sistema di guerra che a noi è del tutto sconosciuto….
Per
tutto il giorno i superstiti rimangono fermi e immobili nel vallone
di Globar, come se fossero tutti morti. Nella notte col favore delle
tenebre il Battaglione pesto e spossato rientra a Pleva.
È
ad aspettarci il colonnello Tristani (colonnello comandante 126°
reggimento fanteria, n.d.r.) che ci abbraccia e ci bacia commosso.
Egli dice: “poche truppe avrebbero resistito a quell’uragano di
fuoco!”
Antonio
Ferrara militare, 126° reggimento di fanteria
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