Di vedetta sul Montasio

Ho indosso due maglie da ciclista, un falsetto (?) a maglia, gilè di pelo e giacca. Due paia di mutande, calzoni, due paia di calze e scarpe. E’ tutto ciò che mi è restato del corredo personale, e sono venti giorni che li porto senza muoverli neppure una piega. A dire il vero, fino a questa mattina non avevo sentito nessun movimento... internamente, ed è stato solo in seguito al tormento avuto durante il sonno, ben poco e turbato (?) però, che mi decisi di passare la rivista. Il  risultato è stato sorprendente. Abitanti più del previsto e del prevedibile, ma per vera fortuna, nelle prime due maglie non ve ne erano come pure al paio di mutande che avevo sopra. Nella maglia, da ciclista, che avevo a carne (?), principiai la conta. Arrivato a 43 mi fermai e la gettai sulla neve. Alle mutande, quanti ve ne erano? Non saprei dirlo; erano non solo a squadre, ma sembravano marciassero a plotoni affiancati (?) come quando si prende di assalto una posizione. Ve ne erano neri, bianchi con un punto nero nel mezzo, bianchi che si confondevano con la lana. Vi era insomma la rappresentanza di tutti gli abitanti delle cinque parti del mondo. Cosa fare? Getto nella neve anche le mutande, e resto così con due maglie ed un paio di mutande. Ho freddo, ma, sopporto più volentieri il freddo che il tormento dei parenti pidocchi. Spero di essere libero almeno in parte per qualche giorno, e mi riprometto di passare la rivista almeno due volte al giorno. Ormai sono anch’io nelle identiche condizioni di tutti i miei compagni, e come loro, con la massima indifferenza, farò questa operazione che se fatta in un paese italiano scandalizzerebbe forse più del processo della Contessa Trigona.
Francesco Ferruccio Zattini, 9° reggimento bersaglieri

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