Dalla “Raccolta degli insegnamenti orali (Ongi kuden) di Nichiren Daishonin” (cap. 16. Durata della vita del Tathagata)

«Le parole "completamente fuori di senno" o più letteralmente "hanno perso la loro mente originale", si riferisce a offendere la Legge. "Mente originale" si riferisce ai semi dell'Illuminazione piantati dal Budda. "Mentre altri non lo sono" si riferisce ai devoti del Sutra del Loto. "Essere fuori di senno" o "perdere la propria mente" qui significa perdere qualcosa che originariamente si possedeva. Il fatto che ora Nichiren e i suoi seguaci recitano Nam-myoho-renge-kyo è un'indicazione che essi non hanno perso le loro menti originali». 
«Nel capitolo Juryo si legge: "Alcuni avevano perduto i loro sensi, altri no ... I figli che non hanno perduto i loro sensi si rendono conto che la benefica medicina è buona sia nel colore che nel profumo. La prendono immediatamente e la loro malattia svanisce". Il sutra spiega che tutti i bodhisattva, le persone dei due Veicoli, del mondo umano e celeste che ricevettero il seme dell'Illuminazione nel remoto passato, lo maturarono nella relazione con il [sedicesimo figlio del] Budda Daitsu, poi con gli insegnamenti dei primi quattro periodi e dello shakumon del Sutra del Loto, e infine raggiunsero l'Illuminazione ascoltando l'insegnamento honmon del Sutra del Loto. Il capitolo Juryo continua: "Anche quelli che sono fuori di sé sono comunque felici di vedere il padre che è tornato e lo pregano di curare la loro malattia. Ma quando viene data loro la medicina, rifiutano di prenderla. Questo perché il veleno è penetrato così profondamente che essi hanno perso il senno. Pensano quindi che la medicina non abbia un buon gusto, nonostante il colore e il profumo siano squisiti. Allora il padre pensa: '...Ora devo ricorrere a un espediente per fargliela prendere'. Perciò dice loro: '...Ora lascio qui per voi questa buona medicina. Prendetela e non pensate che non vi faccia bene'"». [...] «Questa "buona medicina" è Nam-myoho-renge-kyo, l'essenza del capitolo Juryo - il suo nome, entità, qualità, funzione e Insegnamento».
Dal Gosho “Il vero oggetto di culto“ (SND, vol. 1)

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