All’assalto con le forbici
Il
10-18 luglio e 4 agosto 1915 si effettuarono degli attacchi ai quali
parteciparono anche reparti del mio Reggimento, ma per quanto
condotti valorosamente, "perché non sostenuti dal vitale aiuto
dell'artiglieria" (che allora era solamente in fabbricazione)
non decisero che cozzi inutili e sanguinosissimi.
Il
6 settembre si ripeté l'attacco generale e la mia compagnia operava
sul Seikofel.
L'intenso
bombardamento che doveva distruggere o terrorizzare il nemico,
consistette in pochi colpi che neppur colpirono i giusti bersagli.
Alle
ore 2 del mattino, apposite squadre munite dei potenti mezzi di
allora (le forbici) tagliarono il reticolato e quindi il nemico fu
messo in allarme. Invece di sferrare un attacco simultaneo e di
sorpresa, si attesero le ore 8 e si fu accolti da un'infernale
pioggia di ferro e fuoco - poiché le batterie nemiche avevano avuto
tutto il tempo di postarsi appositamente = il nemico ci fece giungere
vicino le sue trincee e poi con violento e micidiale fuoco di
fucileria e mitragliatrici, decimò le nostre file. Di tre plotoni
della mia compagnia che rappresentavano una forza di 150 uomini, in
10 minuti, 80 ne furono messi fuori combattimento; dei 4 ufficiali 2
rimasero feriti e uno morto.
In
tutto quel fronte l'azione ebbe il risultato più disastroso che però
i giornali riportarono sotto il titolo: "fortunata azione
offensiva sul M. Croce Comelico".
L'incolumità
mi sembrò garantita e le dolorose voci dei feriti rimasti oltre i
reticolati, mi suggerirono il dovere del più cosciente cameratismo.
Con altri 7 volonterosi ci portammo disarmati sul terreno funesto e
cautamente giungemmo fino ai primi feriti che riuscimmo trascinare al
sicuro, ripetemmo questo azzardoso tentativo però gli Austriaci
cominciarono a sparare uccidendo un mio compagno; per risparmiare il
nostro sicuro sacrificio, desistemmo dal tanto nobile proponimento e
si raggiunsero i resti della compagnia che si erano ritirati sulla
linea primitiva. Per il nostro ammirabile contegno si fu proposti per
la concessione di un encomio solenne - a parte la ricompensa, io mi
sentii sufficientemente pago della certezza di aver compiuto il mio
dovere, nell'aver cooperato al nobile intento di salvare da sicura
morte quei poveri feriti.
Aldo
Bardi militare, 69° fanteria

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