9 ottobre. In prima linea sotto il San Michele, a dieci metri dal fossato avanzato austriaco
Comincio già dalla mattina ad arrabbiarmi perché ci tocca stare
senza rancio senza caffè e non abbiamo nemmeno dell’acqua, e più
tardi ricevo la posta la quale anche una cartolina a vaglia da
Torino, e fra i miei compagni vi è uno che riceve notizie da casa la
quale dice che à una bambina molto ammalata che forse non guarirà e
piange e nel vedere vengo anche io con gli occhi pieni, ed oggi
essendo una bella giornata ò fatto una 1 caccia di pidocchi che
nessuno lo crede e benché a dieci metri vi sia il nemico ed alla
stagione che sciamo, mi sono levato nudo lo stesso e come sto bene, e
non sento freddo, mi sono fatto fare la barba per essere un po’ più
pulito, e così posso dire che a dieci metri dal nemico ci sciamo
fatti la barba, e sentendo passare sdrapnel [shrapnel] proprio di
sopra le trincee che fanno paura e sciamo così abituati che non se
ne fa caso, ed all’imbrunire un plotone della compagnia acquista
una trincea, e sento che sono stati fatti sessanta uomini prigionieri
del 156 Fanteria, e nel medesimo tempo anno preso una trincea e anno
fatto 86 prigionieri austriaci, senza ucciderne tanti perché intanto
che succedeva questo, il rincalzo si è fatto avanti e la trincea è
stata nelle nostre mani.
Enrico
Conti - Lucio Fabi, Gente di Trincea, la grande guerra
sul Carso e sull’Isonzo Milano 2014

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