In trincea nei pressi di Monfalcone nel maggio del ’16
Ritornai alla trincera mia; alla mia compagnia arrivò solo una marmitta di caffè in tutti: come poteva fare a darne un goccio per ciascuno? Bisognava prendere un cucchiale! Poi i soldati, così assetati, vedendo che non si toccava a tutti, si buttarano addosso: chi con la tazza, chi con la gavetta. Chi se ne sentiva più forte e più svelto lo prendeva; non consideravano più nemmeno la morte: facevano pur del chiasso, era molto pericoloso lì: trincera presa nella notte, con poco reparo, senza reticolati. […] Io quando veddi così nemeno provai di andare a prenderlo; e poi qualche cosa avevo bevuto prima. Ma fu più quello buttato a terra che quello bevuto; quando uno scappava di lì con un po’ di caffè, tanti li correvano dietro, come fanno le galline quando una trova un pezzettino di pane che non lo può subito inghiottire: tutte l’altre corrono dietro per prenderglielo. Così facevano in quel famoso giorno i soldati. Cose incredibili: qualcuno, proprio adebolito, beveva la sua orina; di qui ...

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