La sofferenza e le difficoltà umane nascono dall'illusione della separazione (dualità).

Scrive Daisaku Ikeda : " Quando non attingiamo all'infinita energia del cosmo, ci imbattiamo nelle difficoltà, dal momento che ignoriamo la nostra identità con il Se` cosmico.
L'eternità è implicita nella nostra vita, ma noi non prendiamo provvedimenti nemmeno per l'anno prossimo.
Potenzialmente il nostro spazio vitale è infinito ma, così come stanno le cose attualmente, non riesce a estendersi neanche al nostro piccolo pianeta.
Ciò che dobbiamo fare è trovare un modo di espanderci, di vivere l'eternità in un singolo momento, di aumentare il nostro spazio vitale e il nostro tempo vitale finché non riempiono l'universo. E se questo sembrasse un obiettivo un po' troppo astratto, poco legato al rumore sordo di quando si soffre, basta ricordare che la sofferenza è soprattutto sentirsi più piccoli di un problema, esili di fronte allo strapotere dei fatti, non avere abbastanza forza o coraggio o energia vitale per affrontare il senso delle cose.
Dunque riconoscere l'identità della nostra vita con gli altri, le montagne, gli oceani e la polvere non è una frase staccata dalla realtà.
Ha molto a che fare col malessere di quando non c'è lavoro, o qualcuno che amiamo soffre, di quando non c'è speranza alcuna nei pensieri che mi attraversano la testa, di quando non so più cosa voglio e fa male.
Recitando Nam myoho renge kyo accade qualcosa di profondo eppure visibile.
Cambio, cambio sguardo, cambio modo.
Vado li in quella zona dell'essere così vicina alla vita da commuovere anche mentre soffro.
Vado li e posso riconoscere il senso di quel che accade.
Vedere i nessi, collegare i fili, svelarmi i perché.
Le porte del mio io " piccolo" si aprono a quello più grande e nell'incontro, quando accade, sento una felicità che non si sa spiegare, fonda fonda, e che assomiglia ai cerchi e alle onde. Come se si potesse abbracciare l'intero universo con gli occhi, e riconoscerlo amico.
Estratto da - Buddismo e Società n 99 pg 63 /64

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