La rivoluzione umana

Il Buddismo non si discosta mai dalla condizione umana, perciò non prevede l'idea di un luogo diverso da questo mondo per essere felici. Tuttavia, questo mondo è affollato da enormi problemi e la condizione umana è caratterizzata da quattro inevitabili sofferenze: nascita, invecchiamento, malattia e morte. Come si può vivere felicemente? Non possiamo sperare di essere felici nell'intervallo fra un problema e l'altro, né aspirare a una pura terra libera da preoccupazioni. Finché siamo legati all'idea che siano le circostanze esterne a determinare il nostro stato d'animo, viviamo succubi dell'ambiente. Il Buddismo ci educa a rovesciare i termini del discorso, a comprendere che le nostre sofferenze non dipendono dai problemi, dalle situazioni esterne, ma dalla nostra incapacità di affrontarli. Se pensiamo alla vita come a un viaggio pieno d'imprevisti che si svolge in un territorio sconosciuto, ci rendiamo conto che l'elemento fondamentale per affrontarlo con sicurezza e serenità è essere pronti ad affrontare ogni genere di terreno, di clima, di difficoltà. Il Budda non è un essere trascendente e speciale, è un essere umano che si è risvegliato alla consapevolezza che non c'è separazione fra il potere e l'energia che muovono ogni forma di vita nell'universo e quelli che esistono dentro di sé. Perciò non si diventa Budda, ma si scopre, si riconosce di esserlo sempre stati. Il percorso per arrivare a questa consapevolezza è intessuto di problemi e difficoltà, tipici della condizione umana, che ci stimolano a ricercare con maggiore intensità e tenacia le risorse presenti al nostro interno. La lotta per contrastare l'oscurità fondamentale, questa nebbia che ci impedisce di vedere chiaramente il nostro paesaggio interiore, è incessante e impegnativa, senza soste. Percepire la propria natura di Budda non è un punto d'arrivo, statico e definitivo, ma una condizione instabile e mutevole, che richiede un continuo impegno. Questo percorso che una persona intraprende per affermare la natura di Budda in sé e negli altri, con un'espressione coniata da Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, prende il nome di "rivoluzione umana". A differenza delle rivoluzioni politiche, sociali, industriali o scientifiche, la rivoluzione umana avviene all'interno delle persone ed è una lotta continua, tenace e incessante, volta a contrastare l'oscurità fondamentale e a connettersi con la propria condizione illuminata. Attraverso questa trasformazione interiore si può intervenire nell'ambiente umano e sociale in modo non conflittuale, creando campi di comprensione e solidarietà. Trasformando le proprie sofferenze, ogni persona trasforma la propria posizione e funzione nel mondo, all'interno di quella fitta rete di relazioni che è la vita, e contribuisce alla felicità degli altri. Scrive Daisaku Ikeda: «La rivoluzione umana di un singolo individuo contribuirà al cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l'umanità» (RU, prefazione, pag. IV). Per migliorare il mondo, in sostanza, occorre iniziare da sé, impegnarsi per diventare un essere sempre più "umano", cioè ricco di compassione, umanità, di ciò che il Buddismo definisce "i tesori del cuore". Solo così si può contribuire in modo attivo al benessere della propria comunità, vivendo con gioia e gratitudine in mezzo agli altri e restituendo all'ambiente naturale e umano tutti i benefici di cui godiamo.
NR 492

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