Nella trincea del Kobilek

Le granate, le bombarde, le torpedini scoppiavano da tutte le parti in uno spazio di pochi metri quadrati; nuvoli di fumo e di polvere l'alzavano intorno a noi, oscurando il sole; sassi e terra piovevano sul cocuzzolo brullo; gli shrapnels schiantavano nell'aria inondandoci di pallottole, per fortuna innocue, e le loro nuvolette, bianche, nere, rosee parevano indugiarsi proprio sopra di noi per indicare il bersaglio ai nemici. Ogni tanto un tonfo più formidabile, un 305, faceva sobbalzare il suolo ; e allora sembrava che persino il cielo oscillasse e si scolorasse di sgomento.
Era nel pensiero di ognuno di noi che ciascun attimo in quell'inferno era l'ultimo della nostra esistenza. Ci guardavamo, trattenendo il respiro, preparati ormai al sacrifìcio imminente, come vittime rassegnate al loro destino fissato dall'eternità.
Il sole, quasi allo zenit, ci schiacciava con le sue fiamme implacabili ; il ciclo bianco a forza di esser limpido ci abbarbagliava; la terra smossa della trincea ardeva e si sfaldava piano piano ; le nostre membra bollivano ammassate in quell'afa ristretta. Non saprei dire quanto restammo in quell'attesa di un colpo che ci sfracellasse e mettesse fine alla nostra agonia.
A.Soffici, Kobilek. Giornale di battaglia, estratto

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