Militari in guerra – “Battaglione Sette Comuni”
Il
30 novembre 1915, per disposizione del Comando Supremo, si costituiva
in Bassano Veneto il battaglione “Sette Comuni”, composto di un
Comado di Battaglione e due Compagnie, la 144^ e la 145^. Compagnie
di nuova formazione.
Quale
primo comandante inviavo in quel giorno natalizio con l’ordine
permanente n.1 ai vecchi Battaglioni del Reggimento un annuncii, un
saluto ed un augurio: l’annuncio che un giovane battaglione, fiero
di essere venuto a far parte della gloriosa famiglia alpina, inviava
un saluto fraterno ai battaglioni anziani con l’augurio
fervidissimo di sempre maggiore gloria e di nuove vittorie.
191
marzo 1916 (S.Giuseppe): dopo quasi quattro mesi di intenso, alacre
lavoro di addestramento, di organizzazione e di preparazione morale,
il 19 marzo, giorno di S.Giuseppe, da me intenzionalmente scelto,
portai il battaglione al Rubbio sull’Altopiano dei Sette Comuni dal
quale prendeva il nome. Al Rubbio, innanzi a Dio, in vista delle
casette dei natii borghi dove erano cresciuti forti e gagliardi, gli
Alpine del Battaglione “Sette Comuni” prestarono giuramento di
fedeltà al Re ed alla patria.
Operazione
Monte Ortigara dal 30 giugno al 10 luglio 1916
1
luglio 1916 (durante la Strafexpedition)
Il
nemico lavorava alacremente anche con brillamento di mine. I nostri
reparti si rafforzarono sul posto alla meglio per quanto la natura
rocciosa del terreno asprissimo e ripidissimo non permettesse lo
scavo. Le comunicazioni fra i reparti difficilissime: portaordini
feriti e uccisi. La rigida temperatura durante le notti insonni per
l’impossibilità di riposo fra le rocce, la promiscuità coi morti
e coi feriti, l’insufficiente ed irrigolare servizio viveri ed
acqua mancante sul posto furono un complesso di cause concomitanti a
diminuire l’efficienza dei pochi superstiti dei Battaglioni
impegnati. Mentre il nemico migliorava alacremente la sua
sistemazione difensiva, la nostra situazione penosa e insostenibile
peggiorava.
La
145a
compagnia “Sette Comuni” era ridotta ad una sessantina di uomini
e tre ufficiali; nelle stesse condizioni si trovavano degli altri
Battaglioni. I reparti in prima linea si erano addossati contro e
sotto il salto di roccia, dal cui margine superiore si estendeva sul
pianoro accidentato soprastante un primo ordine di reticolati.
Qualunque tentativo di taglio dei reticolati o di posa dei tubi
veniva immediatamente rilevato e segnato dalle vigili vedette, che
con lancio di bombe a mano quasi sempre colpivano i temerari. Eppure
ufficiali ed alpini, volontari tagliatori e porta e posa tubi,
eroici, umili e grandi, non mancarono mai alle pattuglie della morte,
in quelle notti terribili, pur sapendo ciascuno che posta del gioco
quasi sempre era la propria vita.
Se
poi nel buio di una notte di bufera, fra lo scrosciar della pioggia e
il sibilo del vento, qualche tubo, nonostante l’umidità e la
difficoltà dell’accensione, si riusciva a fa scoppiare, il varco
aperto veniva immediatamente richiuso coi cavalli di Frisia. Ed
ancora per i collegamenti, quanti altri umili eroi portaordini e
guardafili e portatori sacrificarono anonimi la vita in quei giorni
di impari lotta? Ricorderò un episodio luminosissimo. Il giorno 30
giugno il caporal maggiore Frigo Severino, addetto al comando del
Battaglioni come capo dei portaordini, dove portare un ordine urgente
al sotto tenente Fincato, il quale, col suo plotone decimato durante
l’assalto della notte precedente, trovavasi aggrappato nelle
anfrattuosità del terreno a pochi passi dalle linee nemiche.
A
metà circa della lunga, difficile salita, il Frigo viene ferito
gravemente da pallottola nemica; ma non desiste però dal compito
ricevuto e giunge con sforzi sovra umani in vista del sunnominato
ufficiale. Questi gli muove incontro e gli dice: “Che cosa hai?”.
“Go un ordine” risponde con un filo di voce. “Ma tu sei ferito
– replica l’ufficiale – perché non ti sei fermato prima?
“Prima gavevo da consegnarghe l’ordine”. Furono queste le sue
ultime parole, poi spirò. Nella notte tra il 4 e il 5 luglio, mentre
il “Setta Comuni” viveva il periodo di maggiore passione della
sua vitaa di guerra, arrivarono i primi complimenti...Complimenti di
classi anziane, giunti sfiniti in quella località tenebrosa, dopo
aver faticosamente arrancato fra sassi, pini mughi e macigni.
Erano
giunti in una notte nera, solcata a tratti dai razzi illuminanti del
nemico all’erta, mentre ad intermittenze il tragico silenzio era
rotto dal petulante “ta-ta-ta” delle Schwarzlose nemica, o dal
cupo metodico “ta-pun” del cecchino, in agguato, al quale
rispondeva il secco “tam” delle nostre vedette, od ancora dai
colpi solrdi delle bombarde o dal precipitare dai massi…
da
“Battaglione Sette Comuni” – “Gli Alpini di fronte al nemico”
di Ettore Milanesio – Maggiore Comandante, Ed.1934 – Tipografia
Castaldi

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