Lèmerle
Il
Lèmerle è un piccolo monte vicino a Cesuna, famoso
per le sanguinose battaglie durante la prima guerra mondiale,
specialmente durante i mesi di giugno, luglio, agosto del 1916 ,
quando la spedizione punitiva dell’esercito austro-ungarico fu
fermata dalla resistenza italiana con un immane sacrificio di vite
umane. Sul Lèmerle ha combattuto il tenente di fanteria Collino
Pansa che ci ha lasciato la testimonianza di quel martirio in un
piccolo poema “Gli alberi morti sul monte Lèmerle”. Una
testimonianza straziante, tra le pagine più intense e significative
della storia della grande guerra sull’altopiano.
Una
testimonianza che è una preghiera: gli alberi del Lèmerle alzano i
loro brandelli di rami come “grida senza voce”, come le “braccia
dei caduti”, come “le braccia delle croci”, come la “carne
stronca degli uccisi”. E’ una preghiera fatta di parole e di
silenzio. Più il silenzio. “Voi siete quelli che non parleranno,
ma direte più col silenzio”: inizia il poema. Nel frastuono dei
discorsi commemorativi
o celebrativi, dei discorsi degli anniversari e dei centenari, gli
abeti del Lèmerle parlano col loro silenzio. Invitano a fermarsi, a
ricordare. “O passeggero, sosta per la via!”. Invitano a fermarsi
a ricordare l’avanzata trionfante delle milizie avversarie lungo la
Valdastico, la Val Magnaboschi, verso lo Zovetto, dove “dormirono
sotto le stelle del nostro cielo”.
Ma
le milizie avversarie non videro la pianura, “non videro il
barbaglio del mare”. Gli abeti del Lèmerle ricordano quello
“smisurato mare di dolore”, non solo di militari, ma anche di
profughi, di boscaioli, di pastori… Un mare di dolore visto “con
occhi di stupore religioso”, come quello visto duemila anni fa
“nella grande notte della redenzione”, quel mare di dolore che
duemila anni fa ha salvato il mondo. Il ricordo del Lèmerle diventa
leggenda. Non per idealizzare la realtà, ma per ricordare e
perpetuare la verità di giorni e di notti in trincea, al freddo,
sotto la pioggia, tra vortici di morti e di feriti…
Morti
e feriti venuti da regioni vicine e lontane, strappati da altri
fronti, accumulati qui “per formare trincee”...Il monte Lèmerle,
arido e pietroso, diventato trincea d’Italia. “E’ vero, è
vero”, va ripetendo il tenente di fanteria Collino Pansa, testimone
di questa realtà. Non è leggenda inventata, enfatizzata, come tante
storie scritte per ingannare, per enfatizzare, per romanzare. Giorni
di fame e di sete, di sofferenza senza fine. Grida di scomparsi “oh
quanti, quanti quanti”… “Scomparsi giovanissimi con il rantolo
che era, più che spasimo della carne, spasimo dell’anima”.
Scomparsi giovanissimi, sepolti sotto la fredda neve, con i loro
caldi ricordi di vita, ricordi di bocche, di seni, di grembi d’amore.
“E neve, e neve, e neve con ali folle di farfalle bianche”.
Morire
in queste condizioni, tra spasimi estremi di corpo e di spirito,
“forse vuol dire guardare ad occhi aperti nell’eternità”. Gli
abeti morti del monte Lèmerle, con i loro brandelli di rami protesi
nell’azzurro del cielo, come braccia di croci, diventano così
invocazioni di eternità. Non è possibile vivere, finire i nostri
giorni in tanto orrore, senza “guardare ad occhi aperti
nell’eternità”. “E voi abeti a quei che torneranno, ch’ebbero
salva la vita e averi e orgoglio...fate testimonianza del martirio”.
Monte Lèmerle. Parole e silenzio. Parole che respirano nelle pause,
nelle lenti scansioni, nelle corrispondenze di immagini e di
significato che si dilatano. Silenzi cariche di risonanze, di echi
che vengono da lontano e che vanno lontano, per esprimere il mistero
della vita e della morte. La sintassi, la lingua normale con le sue
regole convenzionali vengono meno, quasi si dissolvono, nella
tensione verso nuovi modi di esprimere la realtà, secondo i modi più
nuovo della poesia europea moderna.
Gli
abeti del Monte Lèmerle, secondo la testimonianza del
tenente di fanteria Collino Pansa, diventano parole. Nella
devastazione tragica della guerra, nella devastazione di tanti
valori, l’unica salvezza forse resta in qualche parola, in qualche
sillaba scavata nel dolore, che può diventare barlume di speranza e
di pace.
Di
Sergio Bonato Istituto di Cultura Cimbra- maggio 2016. Da “Gli
alberi del
Monte
Lèmerle” – Edizione trilingue per il Centenario della Prima
Guerra Mondiale 1915-1918 SA Edizioni 2018

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