Le battaglie dei Tre Monti

La seconda battaglia delle Melette venne combattuta dal 10 novembre al 6 dicembre 1917 e vide gli Austroungarici conquistare tale importante caposaldo montano, che doveva diventare il trampolino di lancio verso la Val Brenta e Bassano. Gli italiani si erano dovuti ritirare verso la cosiddetta linea marginale dell’Altopiano, i cui modesti rilievi costituivano l’ultimo baluardo contro la discesa in pianura del vittorioso esercito imperiale. La disperata difesa delle Melette da parte delle truppe italiane aveva, oltre che rallentato considerevolmente le imperiali operazioni offensive, anche causto gravi perdite in uomini e materiali, tanto che il Comando dell’Esercito Austroungarico dovette momentaneamente sospendere l’avanzat, con ciò consentendo agli Italiani di predisporre una nuova linea difensiva sul margine orientale dell’Altopiano dei Sette Comuni.
Il nuovo fronte difensivo veniva esteso tra il Pennar, Monte Tondo, Cima Echar, Monte Valbella, le Portecche e Zaibena alla fine di chiudere lo sbocco naturale della Val Frenzela, che portava dritti alla Val Brenta. Tale linea prevedeva la predisposizione di caposaldi su M. Valbella, Col del Rosso e Col d’Echele, che una volta consolidati dovevano consentire di abbandonare la linea difensiva Portecche-Zaibena, troppo esposta al tiro proveniente dalle batterie avversarie appostate sulle Melette. Fu proprio contro questi caposaldi che si concentrarono a partire dal 22 dicembre 1917 gli attacchi degli Imperiali: se la pianura non si poteva raggiungere scendendo dal Grappa, dove le truppe italiane sbarravano decisamente loro la strada verso Bassano e la pianura vicentina, occorreva puntarvi dall’Altopiano lungo la via naturale della Val Frenzela, che sembrava messa lì apposta per essere discesa con impeto risolutivo.
L’offensiva iniziata il 23 dicembre dall’esercito imperiale e chiusa con un parziale successo il giorno di Natale 1917 consentì agli Austroungarici di portarsi sui citati “Tre Monti”, sollecitando i Comandi Italiani a predisporre i piani per una immediata riconquista delle tre cime: Valbella, Col del Rosso e Col d’Echele. Pertanto a partire dal 28 gennaio 1918 sarà un continuo attacco alle tre cime da parte degli Italiani e degli Austroungarici, cime il cui possesso significava per gli Imperiali tenere viva la speranza di un irruzione nella pianura veneta così da prendere alle spalle l’esercito italiano schierato dopo Caporetto sulla sponda destra del Piave, per gli Italiani, invece, esprimeva la perseveranza e la pervicacia di non concedere al nemico la pur minima possibilità di una vittoria definitiva.
Quel 28 gennaio 1918, che apriva una stagione lunghissima di attacchi e contrattacchi violenti e spesso disperati, era una giornata luminosissima, se pur gelida, con una luce solare vivissima, che rendeva magica quella giornata invernale di montagna.
Il primo obiettivo degli Imperiali era quello di impossessarsi di Cima Valbella, una montagna a sud di Gallio. Le cui pendici digradano dolci e ondulate ad ovest verso l’abitato di Bertigo e a settentrione verso le forre della Val Frenzela; il secondo obiettivo era costituito dal Col del Rosso, un grande palcoscenico, che doveva essere calpestato dalla mitica Brigata Sassari; il terzo obiettivo era un’arena più piccola, il Col d’Echele, un appendice orientale del Col del Rosso, che era anche l’ultima elevazione del lato orientale dell’Altopiano, che degrada sulla Val Frenzela. Saranno queste tre cime il teatro di uno scontro, che pareva non aver mai fine e dove si richiese a tutti gli attori, da una parte e dall’altra, il massimo sforzo bellico fino all’estremo sacrificio.
La battaglia per il possesso delle tre cime riprese più violenta che mai il 15 giugno 1918 e si protrasse fino alla fine del mese con la definitiva conquista da parte degli Italiani dei “Tre Monti”. La guerra, la Grande Guerra, stava finalmente volgendo al termine.
Antologia di ricordi...e della Grande Guerra sull’Altopiano a cura degli alpini della sezione Monte Ortigara


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