L'amore da guarire. Sulle dipendenze affettive
La
dipendenza affettiva è grave e invalidante quanto le dipendenze
chimiche, con crisi di astinenza, follie per procurarsi ciò di cui
si è schiavi, perdita di interesse per tutto il resto. Riequilibrare
una relazione affettiva parte dal cambiamento di se stessi
riconoscendo che non è colpa degli altri se si soffre. E che prima
di tutto tocca a noi cambiare.....
L'ansia
di abbandono che sta all'origine di questa condizione porta a una
sofferenza difficile da descrivere. La ragione è semplice. Quando ci
lascia una persona cara, piangiamo per la morte di un altro da noi.
Chi soffre di dipendenza non piange per il distacco di chi se n'è
andato, ma piange per la propria morte imminente. Perché ciò di cui
si ha paura, una tremenda paura, è che se lei o lui ci lascia saremo
noi a non riuscire a sopravvivere. L'origine di questa paura è
profondamente radicata alle dinamiche affettive della prima infanzia,
quando l'abbandono per il bimbo non ancora indipendente significa
morte certa. Ecco perché chi è dipendente rischia di esserlo per
tutta la vita continuando a ripetere lo stesso film con personaggi
diversi, ma sempre con lo stesso finale........
Dal
canto suo il Buddismo di Nichiren ha una visione molto precisa sulla
dipendenza relazionale. E la guarigione che offre è molto profonda
perché non mira all'effetto (eliminare la dipendenza) ma alla causa
che l'alimenta: l'oscurità fondamentale che ha preso il controllo
della nostra esistenza. L'obiettivo è trasformare, è fare la
propria rivoluzione umana. Grazie alla recitazione del Daimoku tutti,
ma proprio tutti, possono guarire. Perché se è vero che siamo preda
di illusioni, siamo sempre Budda, anche se "Budda che amano
troppo".
Scoprire
il valore dentro e fuori se stessi
All'interno
della nostra vita non ci sono solo le cause della sofferenza, ma
anche la soluzione di tutti i problemi» (NR, 198, 5).
.....
La
direzione verso cui rivolgere il nostro sguardo interiore in questo
viaggio è suggerita da Suzanne Pritchard: «Il Gohonzon non è
l'oggetto di devozione per osservare la mente del fallimento, non è
l'oggetto di devozione per osservare la mente della debolezza; non è
l'oggetto di devozione per osservare la sfilza di relazioni andate
male [...]. Il Gohonzon è l'oggetto di devozione per osservare la
mente del Budda e andiamo lì davanti per pregare con tutto il nostro
essere, per tirare fuori la passione, il potere, la creatività, per
cambiare le circostanze e offrire una prova concreta» (NR, 490, 17).
Noi siamo splendidi esseri umani così come siamo senza bisogno che
un altro ci renda completi. L'esercizio assiduo a vedere il meglio di
noi stessi grazie alla pratica costante costituirà a poco a poco,
strato per strato, una base di autostima che tenderà a stabilizzarsi
senza tornare al punto di partenza, a un nuovo attacco esterno. È in
questa fase che iniziamo a vedere il valore anche nel mondo intorno a
noi, facendo un altro grande passo verso il punto del nostro percorso
in cui scopriremo il "fattore x".
Afferma
Ikeda: «Sentirsi felici e a proprio agio per il semplice fatto di
esistere. Se riusciremo a mantenere saldo questo punto di vista, che
è l'essenza della vita, riusciremo a vivere senza farci influenzare
dalle gioie o sofferenze passeggere. Senza lasciarci turbare dalle
sofferenze ma guardandole dritte in faccia possiamo affrontarle e
vincere senza venirne schiacciati. Inoltre, nel momento in cui
manifesteremo lo stato "felici e a proprio agio", non ci
attaccheremo alla felicità momentanea rischiando che questa porti
sconvolgimenti nella nostra esistenza. Anzi godremo della felicità
assoluta e ci sentiremo felici e a nostro agio sempre, fino alla
fine, realizzando pienamente la nostra vita» (BS, 15, 13).
Ti
amo, quindi mi rispetto
La
prospettiva che offre Daisaku Ikeda su come amare in modo costruttivo
è chiara: «L'amore vero non è fare tutto ciò che l'altro desidera
o fingere di essere diversi da come si è. Senza il rispetto, nessun
rapporto può durare, né due persone possono far emergere il meglio
l'uno dall'altro»
È
umiliante cercare di continuo l'approvazione del partner. In una
simile relazione manca la cura, la profondità e perfino il vero
amore. Se non vi sentite trattati come il vostro cuore suggerisce,
spero che abbiate il coraggio e la dignità di decidere per il vostro
meglio e rischiare il disprezzo del vostro compagno, piuttosto che
un'infelicità senza limiti.
Il
vero amore non consiste nell'aggrapparsi l'un l'altro, bensì è
un'interazione tra due persone solide, sicure della propria
individualità. Invece di farsi coinvolgere dal sentimento così
tanto da credere che si esiste solo se si è in due, sarebbe più
sano continuare a sforzarsi per migliorare se stessi, cercando di
imparare da quelle qualità che più si rispettano e si ammirano nel
partner.
L'amore
vero non è fare tutto ciò che l'altro desidera o fingere di essere
diversi da come si è. Chi vi ama davvero non vi spingerà ad agire
contro la vostra volontà né vi coinvolgerà in attività
pericolose.
Senza
il rispetto, nessun rapporto può durare, né due persone possono far
emergere il meglio l'uno dall'altro.
Nonostante,
al momento, vi sembri di provare gioia o siate seriamente impegnati
in una relazione, se permettete alla vostra vita sentimentale di
consumare tempo ed energia a discapito della vostra crescita, allora
vi state solo divertendo e la vostra esistenza si rivelerà appunto
tale, un passatempo.
Daisaku
Ikeda, In cammino con i giovani, esperia, pag. 30-31 - tratto da: il
Nuovo Rinascimento nr 512)

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