La stessa energia che muove l’universo di Daisaku Ikeda

Se non viene messa alla prova la speranza resta solo un fragile sogno. Comincia dallo sforzo di lottare per un ideale, per quanto lontano possa sembrare, perché è molto meglio perseguire un obiettivo remoto e apparentemente impossibile che privarsi dell’entusiasmo che tale obiettivo può suscitare
Titolo originale Making Hope, pubblicato su Sgi Quarterly di gennaio 2006
Il Buddismo insegna che la forza che muove l’universo è la stessa forza che muove la nostra vita. Ciascun individuo ha un immenso potenziale, e una grande trasformazione nella dimensione interiore della propria vita ha il potere di toccare la vita degli altri e di trasformare la società. Quando cambiamo la nostra determinazione interiore, ogni cosa comincia a muoversi verso una nuova direzione. La speranza, in questo senso, consiste in una decisione. Quando possediamo il tesoro della speranza, possiamo far emergere da dentro di noi il nostro potenziale e la nostra forza. Una persona piena di speranza può sempre avanzare. La speranza è una fiamma che alimentiamo nel nostro cuore. La scintilla della speranza può essere fatta scattare da qualcuno al di fuori di noi – per esempio dalle parole incoraggianti di un amico, un parente, un maestro – ma poi va ventilata e il fuoco mantenuto vivo con la nostra determinazione. La cosa più importante è la determinazione a continuare a credere nell’illimitata dignità e nelle infinite possibilità inerenti alla nostra vita e a quella degli altri. Il Mahatma Gandhi intraprese la sua lotta nonviolenta a favore dell’indipendenza indiana dalla dominazione britannica ottenendo un successo al di là di ogni aspettativa. Egli era, per usare le sue stesse parole, «un inguaribile ottimista». La sua speranza non si basava sulle circostanze esterne, ossia non aumentava o diminuiva a seconda di come sembravano volgere gli eventi. Al contrario, essa si basava su un’incrollabile fede nell’umanità, nella capacità delle persone di creare il bene. Gandhi si rifiutò categoricamente di abbandonare le propria fede negli esseri umani. Mantenere la fede nella bontà essenziale delle persone e conseguentemente sforzarsi di coltivare questa bontà in noi stessi, come Gandhi stesso ci ha dimostrato, sono le due chiavi per liberare il grande potere della speranza. Credere in noi stessi e negli altri in questo modo, ossia continuando a portare avanti la nostra lotta interiore per far sì che questa convinzione sia alla base delle nostre azioni, può trasformare anche una società sul punto di precipitare nell’oscurità in un mondo umano e illuminato in cui tutte le persone vengono trattate con rispetto. Ci possono essere momenti in cui, dovendo affrontare una realtà crudele, tendiamo a perdere la speranza. Quando non riusciamo a trovare la speranza è il momento di crearla. Possiamo farlo scavando nel profondo di noi stessi, cercando anche il più debole barlume di luce, per trovare la possibilità di sbloccare l’impasse davanti a noi. Così la nostra capacità di creare la speranza può di fatto espandersi e rafforzarsi grazie alle circostanze difficili. La speranza, se non viene messa alla prova, non è altro che un fragile sogno. La speranza comincia da questa sfida, dallo sforzo di lottare per un ideale, per quanto lontano esso possa sembrare. È molto meglio perseguire un obiettivo remoto e apparentemente impossibile che privarsi dell’entusiasmo che tale obiettivo può suscitare. Credo che la più grande tragedia nella vita non sia la morte fisica bensì la morte spirituale legata al venire meno della speranza, al non credere più nelle nostre possibilità di crescere. Il mio maestro Josei Toda scrisse: «Se osserviamo i grandi del passato, vediamo che non si lasciarono abbattere dalle onde impetuose delle difficoltà della vita ma rimasero aggrappati a speranze che ad altre persone sembravano solo dei sogni bizzarri. Nulla li poteva fermare o scoraggiare nella realizzazione delle proprie aspirazioni, e sono certo che la ragione di questo atteggiamento sia il fatto che le loro speranze non erano dirette al conseguimento di desideri o interessi personali bensì orientate verso la felicità delle persone, cosa che li riempiva di convinzione e fiducia straordinarie». Toda evidenziò una verità di fondamentale importanza: l’autentica speranza emerge laddove ci si impegna puntando a sogni e obiettivi di grande portata, come un mondo senza guerra e violenza, un mondo in cui ognuno possa vivere con dignità. I problemi che il mondo deve affrontare sono scoraggianti nella loro vastità e complessità, tanto che a volte può essere difficile capire da dove o come cominciare ad affrontarli. Ma non possiamo lasciarci paralizzare dalla disperazione, dobbiamo invece muoverci verso gli obiettivi che ci siamo fissati e in cui crediamo. Anziché accettare passivamente le cose come stanno, dobbiamo imbarcarci nella sfida di creare una nuova realtà. È in questo impegno che si trova un’autentica e incessante speranza.
Titolo originale Making Hope, pubblicato su Sgi Quarterly di gennaio 2006 (Traduzione di Lisa Michieletto) BS 160

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