La fortuna viene da dentro
«La
fortuna viene da fuori. È cieca, la dea bendata, non vede e premia a
caso».
Noi
viviamo in una cultura che tende spesso a delegare a qualcosa fuori
da noi le sorti della nostra esistenza. E che rimbalza questo
messaggio: abbiamo poco potere sulle cose che ci accadono. Siamo
fuscelli in balia del vento della buona o della cattiva sorte. Che da
noi poco dipende.
Non
ci si può fare un granché: la fortuna o ce l'hai o non ce l'hai.
Il
ricorso frequente, da sempre e anche in questi tempi, a maghi e
fattucchiere, a pratiche propiziatorie le più disparate, ne è la
prova. La sfortuna è vista come un veleno e l'antidoto sta fuori da
noi.
Bene,
il Buddismo, spacca quest'illusione.
Afferma
e sostiene altro.
Afferma
cioè che la fortuna viene da dentro, che si costruisce. È roba
nostra.
«Toda
una volta affermò che in un certo senso la vita è una scommessa.
"Se siete fortunati vincerete ma se non lo siete, per quanto
proviate e riproviate, perderete comunque: è una dura verità.
Questo spiega quanto sia essenziale la fortuna, oltre alle capacità.
La fede e il Daimoku sono i mezzi con i quali accumulare fortuna"»
(Daisaku Ikeda, Giorno per giorno, Esperia, 31 luglio).
La
fortuna si costruisce con il Daimoku e con la fede. Un mattone al
giorno.
Il
termine giapponese kudoku, che noi traduciamo "beneficio",
è composto da due ideogrammi: il primo è ku, che significa
"effetto", e il secondo è doku, che indica proprio la
fortuna e le virtù che si accumulano praticando. Esiste, infatti,
nella profondità della nostra esistenza, una fonte meravigliosa di
fortuna e virtù. Un magazzino inesauribile. Esiste dentro di noi e
non fuori. E ogni nostro singolo Daimoku attinge lì. Il presidente
Ikeda definisce questa azione un "appello alla verità"
insita nella nostra vita. Che costruisce fortuna e virtù.
Il
modo in cui lo facciamo è determinante.
La
sincerità, la purezza, la spontaneità con cui ci affidiamo alla
preghiera sono la nostra «fragranza interna che otterrà protezione
esterna» (I tre tipi di tesori, RSND, 1, 752). Una preghiera
sincera, nel senso etimologico del termine "senza maschera",
indirizzata non solo alla nostra felicità ma anche a quella di chi
ci circonda.
Nel
Gosho Le quattordici offese è contenuta questa domanda: «C'è una
differenza tra i benefici del Daimoku recitato da un santo e i
benefici del Daimoku che recitiamo noi?». «Nessuno dei due è in
alcun modo superiore o inferiore all'altro» ma «c'è una differenza
se si recita il Daimoku e allo stesso tempo si va contro l'intento di
questo sutra» (RSND, 1, 670). Qual è l'intento del sutra?
È
riconoscere che siamo tutti e tutte Budda, uguali rispetto alla
dignità della vita.
Credere
in Nam-myoho-renge-kyo è credere in questo. Esiste la Buddità,
esiste in me e in ogni altro essere che incontro.
Il
Buddismo sostiene che si diventa persone fortunate pregando con fede
in questo. E ripetendo questa azione istante dopo istante fino a
farla diventare stabile e radicata nella nostra vita.
Risvegliarsi
alla sacralità della vita non è tema da convegni, è roba di tutti
i giorni. E si traduce nel dare valore alla persona che ho di fronte.
Far
fare una piroetta o una capriola al cervello e al cuore quando ho
davanti a me qualcuno che non sopporto. Saltare.
Questo
è il fulcro della rivoluzione umana.
Spesso
consideriamo il modo di vivere del Bodhisattva Mai Sprezzante, che
rispettava anche chi lo insultava o gli tirava sassi, certamente
nobile ma impraticabile nella realtà. Guardando al suo atteggiamento
non come a una questione di fede, ma di comportamento.
Invece
è una questione di fede.
Il
Bodhisattva Mai Sprezzante, proprio mantenendo fino alla fine questa
sua profonda fede nella Buddità della persona che aveva di fronte,
sarebbe stato riconosciuto nella sua autorevolezza, avrebbe
prolungato la sua vita e sarebbe rinato come Budda Shakyamuni.
Un'immensa fortuna.
Quando
ci basiamo sulla fede, vale a dire su una convinzione incrollabile,
anche se non abbiamo acquisito ancora una consapevolezza, cambiamo:
cambia la percezione, cambiano i pensieri, le parole, le azioni.
Cambiamo le cause e cambiamo gli effetti.
Questa
è la bellezza del Buddismo.
Spostare
l'asse da fuori a dentro, sapendo che ogni cosa che ci riguarda è
nella nostra vita ed è nelle nostre possibilità. Cambiare le cose
dipende da noi, non c'è muro che non possa essere superato, non c'è
limite messo lì a caso o inutile.
Non
c'è destino segnato.
C'è
questo "ora", adattissimo per costruire la nostra fortuna.
Gianna
Mazzini BS192

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