La battaglia dell’Ortigara (giugno 1917)
La
Strafexpedition del 1916 non raggiunse i risultati sperati dagli Alti
Comandi Austroungarici all’avvio delle operazioni belliche, quelli
cioè di occupare tutto l’Altopiano dei Sette Comuni e, quindi, le
valli, che avrebbero consentito loro di arrivare alla pianura
vicentina e veneta e, pertanto, di ripristinare quello che
nell’Ottocento era il “Regno Lombardo-Veneto”.
Gli
austroungarici, bloccati dalla resistenza eroica degli Alpini e dei
Fanti della “Sassari” sul nodo delle Melette, sospesero
l’offensiva il 17 giugno e si ritirarono sulla linea di difesa
scelta opportunamente dall’Arciduca Eugenio, linea che correva a
nord della forra dell’Assa, si arrampicava sui Monti
Rasta-Interrotto e, attraverso Monte Zebio – Monte Colombara, si
dirigeva verso il ciglio settentrionale dell’Altopiano
appoggiandosi ad una serie di formidabili baluardi naturali, quali
Monte Forno, Monte Chiesa, Monte Campigoletti e Monte Ortigara.
In
tal modo gli Imperiali abbandonarono l’intera
conca centrale dell’Altopiano, l’acrocoro delle Melette e
tutti i monti fra la Cima della Caldiera e Monte Fiara, unitamente
alle valli di Nos e di Campomulo. Da quel momento in poi
sull’Altopiano si effettuarono scontri persistenti, ma mai decisivi
fino a che la sera del 18 novembre il Comando Truppe dell’Altopiano
fu costretto a sospendere
definitivamente ogni operazione bellica a fronte di un inverno
incipiente e che andava manifestandosi in tutta la sua durezza con un
buon metro di neve sulle strade, sugli attendamenti e su ogni altro
apprestamento.
Aveva
inizio “la guerra bianca”, nella quale i combattenti d’ambo le
parti dovettero far fronte a un comune avversario che non avrebbe
risparmiato sofferenze e vittime in gran numero e su cui si sarebbe
steso per cinque mesi un bianco sudario di neve. Si sarebbe tornati a
combattere aspramente a partire dalla successiva tarda primavera,
quando il Comando italiano volle a tutti i costi costringere
l’avversario e ripiegare sulle posizioni antecedenti la
Strafexpedition, recuperando in tal modo tutti quei territori che nel
maggio-giugno del 1916 l’Austria
ci aveva strappato con “l’Offensiva di primavera”. Si diede
così avvio alla “Battaglia dell’Ortigara” diretta alla
riconquista di Cima Portule e, quindi, di tutto l’acrocoro
settentrionale con la volontà di ristabilire i confini esistenti
prima della Strafexpedition.
L’avvio
delle operazioni belliche si registro il 10 giugno 1917, operazioni
che proseguirono ininterrottamente fino al 19 giugno, quando i
reparti italiani raggiunsero lo spiazzo di quota 2.105 dell’Ortigara
e se ne impossessarono. Fu un successo esaltante, che però ben
presto si sarebbe mutato in tragedia per il mancato proseguimento
oltre il crinale dell’Ortigara, dove nei giorni successivi le
nostre truppe furono sottoposte senza efficaci ripari al martellante
tormento inflitto dall’artiglieria avversaria, che ebbe buon gioco
sul terreno completamente scoperto. Il 25 giugno una valanga di fuoco
e di ferro investì la cima del monte, cui seguirono pattuglie
d’assalto austroungariche munite di lanciafiamme e pratiche del
terreno, pattuglie che annichilirono i nostri reparti e occuparono
definitivamente la cima dell’Ortigara.
In
successione gli Imperiali si impadronirono di quota 2101
dell’Ortigara, di quota 2002 e del Passo dell’Agnella, ponendo
così fine alla “Battaglia dell’Ortigara”. Su quelle migliaia
di morti, italiani e austroungarici, verrà in seguito stesa una
cortina di silenzio, che lascerà traccia dolorosissima in tutti i
suoi protagonisti, mentre il Monte passerà alla storia come
autentico Calvario degli Alpini. Su quel terreno accidentato e
tormentato rimarranno quasi 20.000 morti fra gli Italiani e 10.000
fra gli austroungarici, giovani vite spezzate a monito della
insensatezza e follia della guerra.
Di
Danilo Finco, Antologia di ricordi...e della Grande
Guerra sull’Altopiano a cura della sezione Alpini del Monte
Ortigara.

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