I due tipi di Daimoku

Ma è possibile comprendere cosa significa pregare e cos'è davvero il Daimoku, utilizzando solo le definizioni dei suoi ideogrammi? In questo ci aiuta Daisaku Ikeda, presidente della SGI, distinguendo due aspetti: il Daimoku della fede e il Daimoku della pratica.
«Il primo riguarda l'aspetto spirituale della nostra pratica e consiste essenzialmente nella battaglia che ha luogo nel nostro cuore per contrastare la nostra condizione interiore illusa, od oscurità. È una battaglia contro le forze negative e distruttive interiori per aprire un varco nell'oscurità che avvolge la natura di Budda e far emergere la condizione vitale di Buddità grazie al potere della fede» (BS, 119, 15). In sintesi è credere. Ne L'apertura degli occhi si legge: «Se non nutriamo dubbi nei nostri cuori, raggiungeremo naturalmente la Buddità» e dunque è qualcosa che ha a che fare con la fede, una fede senza dubbi. Ma una fede così, è una fede cieca, che non si fa domande? Nulla di tutto questo: si cresce facendosi domande e i dubbi possono essere qualcosa di molto positivo. Tutto dipende dall'atteggiamento: da quanto vogliamo trasformare un dubbio, una sofferenza; dalla sincerità che mettiamo in ogni Daimoku, dallo sforzo costante per riuscire a percepire la forza, il valore, l'armonia dentro e fuori di noi, a discapito della paura, della sfiducia, del disordine interiore. Il male assume un valore quando viene trasformato, altrimenti di per sé è solo male e non genera nulla di buono. Nel nostro caso un dubbio diventa positivo quando ci porta prima a recitare Daimoku e poi, una volta trasformato, a una consapevolezza e felicità più profonde. Se allontana dal Gohonzon, al contrario, è qualcosa di negativo. Quindi la felicità della nostra vita dipende da come impariamo a usare ogni situazione, da quanta gioia riusciamo a provare in ogni momento, anche in quelli difficili. Così, giorno dopo giorno, si costruisce una fede senza dubbi, con sincerità, con sforzo, a volte con sofferenza e con cuore. Perché un cuore che crede è un cuore che ha imparato a fidarsi del Gohonzon e questo possiamo farlo tutti, senza distinzioni, e possiamo iniziare a farlo subito, la prima volta che recitiamo, affidandoci. Allora, sperimentando con la nostra esistenza, si comincia a comprendere davvero il potere del Daimoku.
«Il Daimoku della pratica riguarda invece l'azione specifica di recitare Nam-myoho-renge-kyo e di insegnarlo agli altri, gli sforzi che compiamo, con le parole e con le azioni, per la nostra felicità e per quella degli altri, che sono la dimostrazione tangibile della nostra battaglia interiore contro l'illusione e la negatività interne» (BS, 119, 15). Quindi, recitare Daimoku e diffondere l'insegnamento.
NR 487 ( PRIMA PARTE DI DUE)

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