I caratteri della torre preziosa
Il
Gohonzon riproduce fedelmente la Cerimonia nell’aria in cui il nome
di ogni personaggio rappresenta un aspetto della vita
MORINAKA:
Presidente Ikeda, nel vostro dialogo[ref]Lokesh Chandra e Daisaku
Ikeda,. Lokesh Chandra è direttore dell’Accademia internazionale
di cultura indiana. Suo padre era Raghu Vira, grande sanscritista. Il
dottor Chandra è autore di numerose opere e possiede una vasta
conoscenza del Buddismo.[/ref], lo studioso indiano Lokesh Chandra
afferma riguardo alla Cerimonia nell’aria:
«La
Cerimonia nell’aria che vede al centro la torre preziosa, esprime
un insegnamento esclusivo del Sutra del Loto. Shakyamuni, il Budda
del presente e Molti Tesori, il Budda dall’infinito passato,
vengono presentati su un piano di totale eguaglianza.
«Ciò
simboleggia la verità eterna, l’infinita fortuna e i benefici che
si manifestano nella vita di ciascun individuo. Inoltre esprime anche
il principio dell’ottenimento della Buddità nella propria forma
presente.
«Nichiren
Daishonon non si limitò a leggere il Sutra del Loto, ma lo mise in
pratica, dimostrando con la sua vita che i cinque caratteri del
Daimoku sono veramente la strada diretta per ottenere la Buddità.
«La
torre preziosa del Budda Molti Tesori non rappresenta tanto un
singolo insegnamento fra i molti contenuti nel sutra, ma serve a
mettere in luce la superiorità di tutti questi insegnamenti e dello
spirito che permea il sutra. *"Perciò la torre preziosa è il
Daimoku, è il sutra stesso*.
IKEDA:
In senso verticale la torre preziosa simboleggia le tre esistenze di
passato, presente e futuro mentre in senso orizzontale simboleggia la
Legge che è una sola cosa con il Budda e che pervade l’universo
intero.
Quando
siamo di fronte a questa torre preziosa dovremmo mirare alle sue
sublimi altezze e aspirare a un illimitato miglioramento di noi
stessi.
SAITO:
Riguardo al significato della torre come oggetto, lo studioso
giapponese di estetica Toshio Takeuchi afferma: «La torre che sale a
grandi altezze eleva gli spiriti di coloro che la osservano, e ne
nobilita i pensieri indirizzandoli verso la pura spiritualità.
Perciò possiede una qualità sublime». La torre simboleggia
l’innalzarsi della propria realtà verso un più alto ideale.
IKEDA:
La torre preziosa nasce dalle profondità delle terra e s’innalza
nel cielo sopra il mondo di saha. Simboleggia l’emersione
dall’eterna fonte del mondo, il passaggio attraverso la dura realtà
di questo regno di sofferenza e l’ascesa verso il futuro e verso
più alti ideali.
Il
nepalese dottor Soorya B. Shakya[ref]Fu vicerettore della Tribhuvan
University. Morì nel 1999 all’età di 74 anni, che fra l’altro
si dice discendesse dal clan di Shakyamuni, spiega che la Cerimonia
nell’aria rappresenta l’immensa condizione vitale del Budda. Essa
include nel suo “presente” sia “i mondi delle dieci direzioni
del passato” che “i mondi delle dieci direzioni del futuro”.
Secondo
lo studioso rappresenta la condizione di Buddità che trascende il
tempo e lo spazio: quando ci risvegliamo alla realtà esposta nella
Cerimonia nell’aria acquisiamo la capacità di realizzare qualsiasi
cosa.
SAITO:
La dottoressa Margarita I. Vorobyova-Desyatovskaya dell’Istituto di
studi orientali dell’Accademia delle scienze russa, studiosa del
Sutra del Loto di fama mondiale, sostiene che il capitolo Durata
della vita spiega la condizione vitale di fusione con il Budda e la
descrive come un concetto che trascende il tempo, in cui l’energia
dell’universo diventa la propria energia. A suo avviso ciò che il
Sutra del Loto chiama eternità è questa condizione vitale nella
quale si riesce a percepire questo senso di unicità con l’universo.
IKEDA:
La Cerimonia nell’aria trascende il tempo e lo spazio. Non si
svolge in un luogo o in un tempo particolare. Proprio per questo
siamo in grado di unirci a essa in ogni momento e in ogni luogo.
Pregando
il Gohonzon, che fu iscritto sulla base della Cerimonia nell’aria,
diventiamo in quello stesso momento una sola cosa con la vita eterna
e universale e riveliamo una condizione vitale nella quale possiamo
osservare l’intero universo dal punto in cui ci troviamo. Con la
pratica giornaliera di Gongyo e Daimoku possiamo unirci all’eterna
Cerimonia nell’aria qui e ora. Possiamo far risplendere la torre
preziosa dentro di noi in modo che illumini la nostra vita e le
nostre attività quotidiane. Questa è la meraviglia del Gohonzon. Un
magnifico “cosmo” di vita si apre per noi e la realtà ci appare
come un mondo di creazione di valore.
C’è
un poema che Shakyamuni compose quando ottenne l’Illuminazione, nel
quale egli afferma di essere diventato un Budda percependo che il
sole della Legge mistica splendeva luminoso nella sua vita, era la
stessa cosa della sua vita.
MORINAKA:
Una strofa recita:
Quando
il Dharma si rivela davvero
in
un praticante che medita sinceramente,
in
quel momento egli ha demolito gli eserciti del demone
e
dimora in pace.
È
come il sole che brilla nel cielo.
IKEDA:
Immediatamente prima di ottenere l’Illuminazione, Shakyamuni si
risvegliò alla legge di origine dipendente [cioè al fatto che tutte
le cose sono interconnesse e indissolubilmente legate in una rete di
rapporti causali] e sradicò le relazioni karmiche che sorgono
dall’ignoranza. Di conseguenza tutti i suoi dubbi e le sue
illusioni scomparvero. Egli ottenne questa condizione mentale
manifestando il Dharma[ref]L’altra strofa del poema recita: «Quando
il Dharma si manifesta davvero / in un praticante che continua a
meditare sinceramente / in quel momento tutti i suoi dubbi e le sue
illusioni scompaiono / perché egli ha compreso la legge di origine
dipendente» e «Quando il Dharma si manifesta davvero / in un
praticante che continua a meditare sinceramente / in quel momento
tutti i suoi dubbi e le sue illusioni scompaiono / perché egli ha
sradicato tutti i tipi di relazione karmica».[/ref], cioè la Legge
mistica.
SAITO:
Sradicare le relazioni karmiche che sorgono dall’ignoranza e
manifestare la Legge mistica sono due concetti strettamente legati.
Nei sutra si cita[ref] Vedi The Middle Length Sayings (Majjhima
Nikaya) trad. a c. di I. B. Horner, Oxford, The Pali Text Society,
1995, vol. 1, pagg. 236-37. Espressioni simili si trovano anche in
altri sutra. Nel Samyutta Nikaya si trova il brano: «Chi vede il
Dharma vede me [il Budda]. E nel Prasannapada: «Chi vede l’origine
dipendente vede il Dharma. Chi vede il Dharma vede il Budda».[/ref]
l’affermazione di Shakyamuni secondo cui chiunque comprende
l’origine dipendente comprende il Dharma e viceversa.
IKEDA:
Il termine “relazioni karmiche che sorgono dall’ignoranza” si
riferisce al ciclo di sofferenze di nascita e morte causato dai
desideri fondamentali o desideri egoistici di autoconservazione che
sono paragonati a una freccia che trafigge il cuore delle persone.
Sta a indicare le relazioni karmiche che sorgono dall’ignoranza o
illusione innata, cioè dall’oscurità fondamentale. E si riferisce
anche ai “tre sentieri[ref]Sono chiamati sentieri perché uno
conduce all’altro. I desideri terreni, fra cui avidità, collera,
stupidità, arroganza e dubbio, danno origine ad azioni che creano
karma negativo, i cui effetti si manifestano come sofferenza. La
sofferenza incrementa i desideri terreni, conducendo a ulteriori
azioni distorte che creano ancor più karma negativo e sofferenza.
Intrappolate in questo circolo vizioso le persone sono destinate a
soffrire negli stati inferiori dell’esistenza.[/ref] dei desideri
terreni, karma e sofferenza” e alla “trasmigrazione nei sei
sentieri”.
L’ignoranza
fondamentale dà origine ai desideri terreni che a loro volta portano
all’accumulo di karma negativo intrappolondoci in un ciclo di
trasmigrazione da una condizione di sofferenza alla successiva.
Sradicare i legami karmici che sorgono dall’ignoranza significa
porre radicalmente fine a questa trasmigrazione sradicando e
liberandosi dalle relazioni karmiche che hanno dato origine al ciclo.
La chiave per farlo consiste nel fare ritorno alla Legge mistica
fondamentale.
All’opposto
dell’oscurità fondamentale, la Legge mistica fondamentale
corrisponde alla natura del Dharma o all’Illuminazione. Se le cause
e le condizioni per soffrire nel ciclo di nascita e morte risiedono
nei tre sentieri dei desideri terreni, karma e sofferenza, il modo
per ottenere la Buddità si trova nelle tre virtù[ref]Le tre virtù
sono i tre attributi di un Budda: 1) il corpo del Dharma è la verità
che il Budda ha compreso o vero aspetto di tutti i fenomeni (vera
entità della vita, n.d.t.); 2) la saggezza è la capacità ci
comprendere questa verità; 3) l’emancipazione è la condizione di
libertà dalle sofferenze di nascita e morte.[/ref] del corpo del
Dharma, della saggezza e dell’emancipazione.
Ci
si risveglia alla Legge (percependo così il nostro corpo del
Dharma), si manifesta saggezza (rivelando così la nostra saggezza) e
si ottiene una libertà sostanziale dalla sofferenza (ottenendo così
l’emancipazione). Infine si pone fine alla trasmigrazione
attraverso le sofferenze di nascita e morte che sopportiamo sin dal
tempo senza inizio e si ottiene lo stato vitale di un Budda, dotato
delle quattro virtù[ref] Sono le quattro nobili qualità della vita
di un Budda: “eternità” significa che la natura di Budda è
immutabile ed eterna; “felicità” significa tranquillità
interiore di fronte a qualsiasi sofferenza; “vero io” significa
che il Budda esprime la propria natura intrinseca; “purezza”signfica
libertà dall’illusione e dai comportamenti sbagliati.[/ref] di
eternità, felicità, vero io e purezza.
MORINAKA:
Nel Raggiungimento della Buddità in questa esistenza il Daishonin
spiega[ref]«Se vuoi liberarti dalle sofferenze di nascita e morte
che sopporti dall’eternità e raggiungere sicuramente la suprema
Illuminazione in questa esistenza, devi risvegliarti alla mistica
verità che è sempre esistita nella vita degli esseri umani. Questa
verità è Myoho-renge-kyo. Di conseguenza recitare Myoho-renge-kyo
ti permetterà di percepire la mistica verità dentro di te» (SND,
4, 3).[/ref] che per liberarci dalle sofferenze di nascita e morte
dobbiamo percepire la «mistica verità che è sempre esistita nella
vita degli esseri umani» (SND, 4, 3) [di tutti gli esseri viventi
(WND, 3)], e il mezzo per far questo non è altro che recitare
Myoho-renge-kyo.
SAITO:
In Ascoltare per la prima volta la dottrina del veicolo del Budda il
Daishonin dice: «Per innumerevoli eoni passati noi esseri viventi
abbiamo incarnato i tre sentieri [dei desideri terreni, karma e
sofferenza]. Adesso, poiché abbiamo incontrato il Sutra del Loto, i
tre sentieri sono diventati le tre virtù [del corpo del Dharma,
della saggezza e dell’emancipazione]» (GZ, 983).
Nello
stesso scritto cita il principio[ref]Si trova in un brano in cui si
parla di “un grande medico che può trasfromare il veleno in
medicina”. L’allegoria del “grande medico” viene usata perché
il Sutra del Loto apre la possibilità dell’ottenimento della
Buddità alle persone dei due veicoli – ascoltatori della voce e
pratyekabuddha, ai quali gli altri sutra la negavano.[/ref] di
“cambiare il veleno in medicina” esposto da Nagarjuna nel
Daichido ron. Egli afferma che, abbracciando la Legge mistica, noi
che viviamo immersi nei tre sentieri possiamo, così come siamo,
conseguire le tre virtù e ottenere la Buddità[ref]Scrive il
Daishonin: «Il bodhisattva Nagarjuna, nell’interpretare il
carattere myo di myoho (Legge mistica) dice che [il Sutra del Loto] è
come un grande medico che può cambiare il veleno in medicina.
Cambiare il veleno in medicina signfica trasformare i tre sentieri di
desideri terreni, karma e sofferenza nelle tre virtù del corpo del
Dharma, della saggezza e dell’emancipazione» (GZ, 984).[/ref].
IKEDA:
Quando crediamo nella Legge mistica essa si manifesta dentro di noi e
la nostra condizione vitale cambia radicalmente. Vengono sradicati i
legami karmici che sorgono dall’ignoranza e la Legge mistica
arricchisce la nostra vita, espandendosi anche al nostro ambiente. Il
mondo si trasforma radicalmente. Questa è il beneficio fondamentale
del Gohonzon.
MORINAKA:
La presenza alla Cerimonia nell’aria degli esseri viventi dei dieci
mondi illuminati dalla Legge mistica è molto significativa. Vuol
dire che, indipendentemente dalle loro sofferenze gli esseri viventi
possono rivelare la propria identità di entità della Legge mistica,
essere liberati dalla sofferenza e ottenere l’Illuminazione, grazie
al Gohonzon.
SAITO:
Nel Vero oggetto di culto il Daishonin descrive il Gohonzon come «la
rappresentazione di quel Budda» [del capitolo Durata della vita]
(SND, 1, 236). Il Daishonin non creò una statua o un’immagine
dipinta ma un mandala composto di caratteri scritti [cinesi e
sanscriti]. Perché?
IKEDA:
Nell’Apertura degli occhi di immagini dipinte o scolpite il
Dashonin evidenzia, fra le trentadue caratteristiche che distinguono
un Budda, la voce pura e penetrante, che è l’unico attributo
invisibile. Di conseguenza una forma scolpita o dipinta non può
esprimere la totalità del Budda (vedi SND, 6, 19). L’infinita
ricchezza della mente va al di là del tempo e dello spazio e di
certo la mente del Budda non può essere completamente espressa da
una rappresentazione fisica, come una statua o un dipinto che sono
circoscritte nel tempo e nello spazio.
MORINAKA:
La Legge eterna, anche se invisibile, sicuramente esiste e poiché
non può essere espressa solo con un’immagine il Daishonin fece uso
di caratteri scritti.
IKEDA:
Inoltre l’apprezzamento di un dipinto o di una scultura varia da
una persona all’altra. È umano essere catturati dalla forma
estetica che abbiamo davanti agli occhi e questo può essere un
ostacolo per la comprensione della verità che quella forma
rappresenta.
SAITO:
Per esempio si può finire col notare solo certe distinzioni: se una
certa figura è maschile o femminile, grassa o snella.
IKEDA:
È estremamente difficile esprimere la Legge universale ed eterna con
un dipinto o una scultura. Per questo, per rivelare la “legge
eterna che è una sola cosa con il Budda eterno” a tutte le persone
e assicurarne la propagazione, il Daishonin scelse un testo scritto
invece che un’immagine.
MORINAKA:
Sicuramente un testo scritto ci invita a prendere in considerazione
l’autore e il signficato delle parole. Ci spinge a riflettere su
chi lo ha scritto e sulla sua intenzione.
IKEDA:
Parole e scrittura ci guidano verso lo spirito, verso la “causa”,
mentre dipinti e sculture tendono a indirizzare la nostra attenzione
sull’ “effetto”.
MORINAKA:
Spesso ci può capitare di essere attratti dalla bellezza di un
dipinto o di una scultura ma raramente ci soffermiamo a riflettere
sul punto di vista del suo creatore. Solo in tempi moderni è andato
crescendo l’interesse verso i creatori delle opere d’arte. Nel
Medioevo molti compositori e artisti erano semplicemente anonimi.
Dunque,
di causa ed effetto, le immagini dipinte o scolpite esprimono
l’effetto e, fra gli attributi visibili e invisibili, esprimono
soltanto quelli visibili.
IKEDA:
Quindi non potranno mai esprimere totalmente Nam-myoho-renge-kyo, la
Legge fondamentale che comprende tutte le cause (pratiche) e tutti
gli effetti (virtù). Però gli attributi invisibili del cuore e
della mente possono essere espressi dalle parole. Come afferma il
Daishonin: «Le parole esprimono e comunicano attraverso la voce i
sentimenti del nostro cuore» (GZ, 563). E le parole possono essere
conservate e trasmesse attraverso la scrittura. I sutra infatti
conservano e trasmettono in forma scritta la mente del Budda.
Scrivere
è un’espressione del cuore e della mente. Così la parola scritta
possiede la funzione del Budda di condurre eternamente le persone
all’Illuminazione. Il Daishonin afferma che «il Budda salva le
persone attraverso la parola scritta» (GZ, 153) e che «i sutra
fondamentalmente sono parole scritte. T’ien-t’ai commenta che le
parole sono la fonte della vita di tutti di Budda attraverso le tre
esistenze» (GZ, 381). Inoltre dice: «La voce pura e penetrante
svanisce [nell’epoca successiva alla morte del Budda], mentre,
assumendo una forma nei caratteri scritti, può portare benefici agli
esseri umani» (SND, 6, 23).
SAITO:
Dopo la morte del Budda sono le parole scritte che ne svolgono la
funzione di condurre le persone all’Illuminazione.
IKEDA:
Ma nell’Apertura degli occhi di immagini dipinte o scolpite il
Daishonin spiega che anche le cose scritte possono differire in
altezza o profondità. C’è una differenza fra i sutra che
espongono insegnamenti “in accordo con la mente degli altri”, che
tengono contro delle capacità delle persone per guidarle, e quelli
esposti “secondo la mente del Budda” che rivelano la vera
intezione di quest’ultimo.
Perciò,
nella seconda metà del Vero oggetto di culto, quando discute del
metodo per stabilire correttamente l’oggetto di culto da propagare
nell’Ultimo giorno della Legge, il Daishonin impiega un’analisi
in cinque fasi basata sui tre stadi[ref]Tre stadi della preparazione,
rivelazione e trasmissione. Riferimento alla “tre divisioni di un
sutra”, una struttura in tre parti usata per interpretare i sutra,
il cui autore presunto è il cinese Tao-an (312-285).[/ref] della
preparazione, della rivelazione e della trasmissione per spiegare il
vero intento del Budda. È la cosiddetta quintupla visione[ref]Nel
Vero oggetto di culto il Daishonin spiega che l’essenza del
Buddismo risiede nell’insegnamento implicito nel capitolo Durata
della vita, applicando i tre stadi di preparazione, rivelazione e
trasmissione a cinque gruppi di dottrine: 1) tutti gli insegnamenti
di Shakyamuni; 2) il triplice Sutra del Loto (Muryogi, Sutra del Loto
e Fugen); 3) l’insegnamento terorico del Sutra del Loto (prima
metà); 4) l’insegnamento essenziale del sutra (seconda metà); 5)
l’insegnamento implicito nel capitolo Durata della vita
(sedicesimo). Il suo scopo è dimostrare che Nam-myoho-renge-kyo è
l’insegnamento corretto da praticare e propagare nell’Ultimo
giorno della Legge.[/ref] della rivelazione.
IKEDA:
Il Daishonin percepì la Legge mistica dentro di lui e utilizzò la
Cerimonia nell’aria per rappresentare graficamente il cosmo della
sua stessa vita. Questo mandala è il Gohonzon che materializza i
dieci mondi.
Il
Daishonin conclude il Vero oggetto di culto affermando: «Con grande
compassione per coloro che ignorano la gemma di ichinen sanzen, il
Budda l’ha avvolta con i cinque ideogrammi e l’ha appesa al collo
della gente ignorante dell’Ultimo giorno» (SND, 1, 251).
Nel
Gohonzon di Nam-myoyo-renge-kyo dell’ichinen sanzen concreto il
Daishonin iscrisse il seme fondamentale o causa per l’ottenimento
della Buddità e lo donò a tutta l’umanità. Quando abbracciamo il
Gohonzon e crediamo in esso diventiamo capaci di percepire
concretamente la Legge mistica nella nostra vita.
Josei
Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, spiegava così[ref]Toda
Josei Zenshu, Tokyo, Seikyo Shimbunsha, 1986, vol.6, pag. 275.[/ref]
la Cerimonia nell’aria: «Il grande e mistico stato vitale della
Buddità è latente nelle nostre vite. Il potere e la condizione di
questo stato vitale va oltre ogni immaginazione e descrizione. Eppure
possiamo manifestarlo nella nostra vita. La cerimonia del capitolo
L’apparizione della torre preziosa spiega che possiamo
effettivamente manifestare la condizione latente di Buddità
all’interno della nostra stessa esistenza».
La
nostra vita è una splendida torre preziosa ma è difficile percepire
questa verità. Percepirla signfica “vedere[ref]“Vedere la torre
preziosa” è il titolo letterale del capitolo del Sutra del Loto
L’apparizione della torre preziosa.[/ref] la torre preziosa” e lo
“specchio” che ci permette di farlo è la cerimonia del capitolo
L’apparizione della torre preziosa.
Ma,
nell’epoca dell’Ultimo giorno dopo la morte del Budda,
l’insegnamento corretto è caduto in disuso e le persone non
capiscono più il significato simbolico della Cerimonia nell’aria.
Per questo il Daishonin la utilizzò per iscrivere il Gohonzon
rivelando così che la Legge fondamentale di Nam-myoho-renge-kyo è
il “limpido specchio” per percepire la vera natura della nostra
vita.
Questo
Gohonzon, così come la stessa cerimonia della torre preziosa, rende
possibile la manifestazione del mondo di Buddità nella vita di ogni
persona e in tutto il paese. Quando noi persone dell’Ultimo giorno
della Legge, utilizzando il Gohonzon come limpido specchio, crediamo
che lo stesso vasto cosmo di vita esista dentro di noi, possiamo
schiudere nella nostra vita questa vasta e illimitata condizione,
eliminando così alla radice ogni sofferenza e costruendo una
felicità indistruttibile ed eterna.
SAITO:
La chiave per mettere in pratica tutto questo consiste nel principio
per cui abbracciare il Gohonzon equivale a osservare la propria
mente, cioè a ottenere l’Illuminazione. E, come lei ha già
spiegato più volte, l’aspetto centrale nell’“abbracciare il
Gohonzon” è l’atteggiamento di non risparmiare la propria vita.
MORINAKA:
Alla fine del Vero oggetto di culto il Daishonin spiega che i
Bodhisattva della Terra appariranno per stabilire l’oggetto di
culto: «Questo è il periodo in cui appariranno i Bodhisattva della
Terra che stabiliranno in questo paese l’oggetto di culto
universale, con il Budda Shakyamuni di honmon che assiste [il Budda
originale]. Questo oggetto di culto non è mai apparso in India o in
Cina» (SND, 1, 250).
IKEDA:
Naturalmente Nichiren Daishonin è il precursore dei Bodhisattva
della Terra di cui sta parlando e fu lui a stabilire il Gohonzon.
Perciò l’affermazione che «questo è il periodo» è molto
importante. Citando[ref]Nello Hokke Shuku il Gran Maestro Dengyo
scrive: «A proposito dell’epoca, [la propagazione del vero
insegnamento avrà inizio] in un’epoca in cui termina il Medio
giorno della Legge e comincia l’Ultimo giorno. Per quanto riguarda
la terra, comincerà in una terra a est di T’ang e a ovest di
Katsu. Per quanto riguarda le persone, si diffonderà fra la gente
macchiata dalla cinque impurità che vive in un’epoca di conflitti.
Il sutra afferma: “Poiché odio e gelosia verso questo sutra
abbondano persino durante l’esistenza del Budda, quanto maggiori
saranno dopo la sua morte?” Aveva ragione a dire ciò» (vedi SND,
1, 249-250). La “terra a est di T’ang e a ovest di Katsu”
secondo le antiche carte corrisponde al Giappone.[/ref] un
commentario del Gran maestro Dengyo il Daishonin lo descrive come
“un’epoca di conflitti”.
E,
riferendosi alla propria epoca, spiega che quest’espressione
significa: «i due disastri, la presente lotta intestina e
l’invasione del mare occidentale» (SND, 1, 250).
SAITO:
Sono i disastri predetti nel Rissho ankoku ron (1260). Il disastro
della lotta intestina si verificò con i disordini[ref]Cospirazione
in cui Hojo Tokisuke, fratellastro del reggente Hojo Tokimune cercò
di impadronirsi del potere. Ma Tokimune ne fu messo al corrente e la
represse facendo uccidere Tokisuke.[/ref] del febbraio 1272, l’anno
prima che il Daishonin scrivesse Il vero oggetto di culto. Il
disastro dell’invasione straniera, che è ciò che intende con
«invasione del mare occidentale», si concretizzò con l’invasione
del Giappone da parte dell’esercito mongolo.
IKEDA:
Il fatto che i Bodhisattva della Terra appaiano per stabilire
l’oggetto di culto in un’epoca di conflitti è di per se una
testimonianza eloquente che il Buddismo è un insegnamento per la
pace e la felicità umana.
I
conflitti hanno come effetto una duplice brutalità. Anzitutto
danneggiano direttamente la vita e in secondo luogo straziano il
cuore della gente e recidono i legami umani. Queste sono funzioni del
“demone” che distrugge il “cosmo” o ordine armonioso della
vita umana. La guerra è deprecabile.
È
brutale e crudele. Ed è in una simile epoca di conflitto che i
Bodhisattva della Terra stabiliscono il Gohonzon per la salvezza di
tutte le persone.
Prima
abbiamo analizzato la relazione fra l’aspetto formale del Gohonzon
e la Cerimonia nell’aria. A questo proposito vorrei ribadire che il
Gohonzon comprende in sé tutti gli esseri dei dieci mondi così come
tutti i membri dell’assemblea, senza eccezioni, erano inclusi nella
Cerimonia nell’aria.
Gli
insegnamenti provvisori esposti prima del Sutra del Loto, abbandonano
gli esseri dei sei sentieri e dei due veicoli (ascoltatori della voce
e pratyekabuddha) e infine anche i bodhisattva. Comunicano
un’avversione nei confronti dei nove mondi. Il Sutra del Loto ha
un’approccio diametralmente opposto.
MORINAKA:
In effetti ci sono religioni che mirano soltanto alla salvezza di un
ristretto gruppo di “prescelti”.
IKEDA:
La struttura del Gohonzon suggerisce l’uguale dignità e nobiltà
di tutte le persone. Il Gohonzon (Nam-myoho-renge-kyo) ha il potere
di creare collaborazione e armonia e dissolvere divisione e
conflitti. Ha il potere di salvare le persone dei sei sentieri che
soffrono più di tutti. I Bodhisattva della Terra sono coloro che
manifestano questo potere.
Il
Daishonin afferma: «A meno che […] non si stabilisca che questo è
l’insegnamento supremo, i disastri e le calamità non potranno
cessare» (SND, 5, 81). Nella lotta fra la natura demoniaca e la
natura di Budda la missione dei Bodhisattva della Terra è vincere a
qualsiasi costo. Se i Bodhisattva della Terra non trionfano sul male,
il mondo rimarrà per sempre prigioniero di un ciclo di malvagità
incessante. Quando vinciamo sul male la natura del Dharma si
manifesta e si realizza un mondo armonioso basato sull’unicità di
bene e male[ref]Unicità di bene e male: principio secondo il quale
bene e male non sono separati e distinti ma esistono in tutti i
fenomeni. Ciò signfica che il seme o potenziale della bontà esiste
anche nelle persone o nelle circostanze più malvagie.[/ref].
SAITO:
L’inclusione di Devadatta nel Gohonzon può essere considerata
un’esortazione a trionfare sulla natura demoniaca della vita.
IKEDA:
Esatto, si dice che per la sua sfiducia, gelosia, arroganza e odio
nei confronti degli altri Devadatta sia caduto nell’inferno da
vivo. In qualsiasi altra religione chiunque si fosse opposto così
aspramente al fondatore o alla figura centrale, cercando persino di
ucciderlo, sarebbe stato condannato alla dannazione eterna. Eppure la
luminosa compassione del Sutra del Loto risplende anche sul
sofferente Devadatta che era caduto nell’inferno.
SAITO:
Nell’Introduzione del Sutra del Loto un raggio di luce scaturisce
dal ciuffo bianco fra le sopracciglia di Shakyamuni e illumina come
un faro il mondo delle dieci direzioni. Questa luce raggiunge persino
l’inferno di incessante sofferenza.
IKEDA:
Negli Insegnamenti orali il Daishonin afferma che «la luce che emana
dal ciuffo di peli bianchi è Nam-myoho-renge-kyo» (GZ, 712).
Poiché
questa luce illumina tutti i regni dei dieci mondi sigifica che «gli
esseri dei dieci mondi possono tutti ottenere la Buddità
simultaneamente» (GZ, 712).
Afferma
inoltre: «Perciò sono indotto a concludere che la frase “raggiunge
persino l’inferno di incessante sofferenza” significa che il
Budda proietta la sua luce per condurre Devadatta a ottenere la
Buddità» (GZ, 712).
MORINAKA:
Secondo il Daishonin il raggio di luce che raggiunge l’inferno di
incessante sofferenza, rendendo possibile l’ottenimento della
Buddità nella loro forma presente agli esseri che vi si trovano,
indica il potere del Daimoku di recare benefici ai defunti (vedi GZ,
712). Viene da chiedersi se Shakyamuni avesse perdonato la malvagità
di Devadatta.
IKEDA:
Shakyamuni rimproverò con la massima severità il comportamento
malvagio di Devadatta. Su questo non v’è alcun dubbio. È proprio
denunciando il male che possiamo aprire gli occhi alle persone
malvagie perché l’udire voci in cui riecheggia la giustizia della
Legge mistica attiva la natura di Budda che giace latente dentro il
loro cuore. Ma poichè il cuore di queste persone è coperto da una
spessa e dura coltre di ignoranza una voce debole non li raggiungerà.
Occorre una voce che critichi severamente, che richiami il male alle
proprie responsabilità per spezzare questa scorza dura e illuminare
la natura di Budda.
SAITO:
Fu così per i quattro tipi di credenti che perseguitavano il
bodhisattva Mai Sprezzante. Poiché questi continuava a mostrare
rispetto nei loro confronti anche se lo attaccavano, cominciarono a
provare rimorso. Nella Scelta del tempo il Daishonin spiega[ref]«I
monaci corrotti e arroganti descritti nel Sutra del Loto, dapprima si
armarono di spade e bastoni per colpire il bodhisattva Fukyo, ma in
seguito giunsero le mani e si pentirono dei loro errori» (SND, 2,
95).[/ref] che la pratica del bodhisattva Mai Sprezzante di riverire
gli altri equivale a rimproverare il male.
IKEDA:
Il bodhisattva Mai Sprezzante continuò a lottare e alla fine ebbe la
meglio. Se la giustizia rimane in silenzio il male prospererà sempre
di più. Insistere a denunciare il male fino a quando le persone
malvagie stesse non provano rimorso significa agire con compassione.
MORINAKA:
In Giappone molti non lo capiscono. A causa di un’errata visione
della tolleranza tendono a pensare che, una volta messo in evidenza
un errore, ciò sia sufficiente.
Poiché
Shakyamuni insistette fino in fondo e senza compromessi a
rimproverare Devadatta per la sua malvagità anche questi alla fine
provò rimorso. Ma secondo[ref]«Devadatta ingiuriò il Budda
Shakyamuni e lo ferì, ma quando fu sul punto di morire gridò:
“Namu!”. Se solo avesse pronunciato “Namu Budda [devozione al
Budda]!” si sarebbe salvato dall’inferno. Ma le sue colpe erano
così gravi che riuscì a dire soltanto “Namu” e non fu in grado
di pronunciare la parola “Budda”. E ben presto anche gli eminenti
preti del Giappone cercheranno di gridare: “Namu Nichiren Shonin
[devozione al saggio Nichiren]!”, ma quasi certamente potranno
pronunciare solo la parola “Namu!”. Che pena mi fanno!» (ibidem,
pagg. 95-96).[/ref] La scelta del tempo, a causa del suo cattivo
karma fece in tempo solo a gridare Namu! (devozione) prima di cadere
nell’inferno di incessante sofferenza. E così Shakyamuni diresse
la luce della Legge mistica verso quell’inferno.
IKEDA:
Nel Gohonzon non è rappresentato soltanto il Devadatta che tradì
Shakyamuni e fu tormentato da atroci sofferenze. Nel Gohonzon vediamo
anche il Devadatta che, illuminato dalla Legge mistica, è diventato
un devoto della Legge nel mondo d’Inferno assumendosi la missione
unica di armonizzare quel regno di estrema infelicità. La Buddità
di quest’unica persona malvagia apre la strada per la Buddità a
infinite persone malvagie.
Parlavamo
in precedenza dei tre significati del carattere myo. L’oggetto di
culto del Buddismo di Nichiren Daishonin contiene il potere di creare
armonia, che è l’ideale di tante religioni. Perciò il Dashonin lo
iscrisse in un’epoca di conflitti, in un tempo caratterizzato
dall’oscurità più tetra.
SAITO:
In Giappone, che divenne il punto di partenza e il centro di
kosen-rufu, c’è un profondo legame fra diffusione degli
insegnamenti e conflitti. Il Daishonin iscrisse il Gohonzon all’epoca
dell’invasione mongola, una minaccia di proprozioni inaudite per il
paese. Anche la Soka Gakkai nacque nel bel mezzo degli eventi che
condussero alla Seconda guerra mondiale, un periodo di conflitti
senza precedenti, e il presidente Toda iniziò a propagare la Legge
mistica nella desolazione del dopoguerra. Il nucleo di questa
propagazione è il Gohonzon. Portando avanti il voto del suo maestro
e predecessore Tsunesaburo Makiguchi, il presidente Toda si alzò
deciso a salvare attraverso la Legge mistica le persone che
soffrivano nel Giappone post-bellico.
IKEDA:
In ogni suo sforzo per kosen-rufu Toda partì dal Gohonzon. L’alba
di kosen-rufu sorse nel cuore della notte del 3 luglio 1945, il
giorno del suo rilascio dal carcere. Ebbe inizio nella stanza del mio
maestro.
MORINAKA:
Nel capitolo Alba del primo volume della Rivoluzione Umana, la storia
romanzata della Soka Gakkai, lei descrive così la scena:
«Le
tende per l’oscuramento coprivano le finestre delle stanze al piano
superiore. Josei Toda si inchinò davanti al Gohonzon, la casa
avvolta nel silenzio minaccioso che precedeva l’attacco aereo. Mise
tra le labbra una foglia di sempreverde e staccò il Joju Gohonzon
dal gancio a cui era appeso. Si tolse gli occhiali e osservò
attentamente i singoli ideogrammi, tenendo il rotolo così vicino che
quasi lo sfiorava con la faccia.
«“Era
proprio così. Nulla di sbagliato. Esattamente come lo vidi allora…”.
«Mormorando
con un filo di voce, provò una profonda soddisfazione nel verificare
che la Cerimonia nell’aria che aveva visualizzato interiormente
durante la prigionia era rappresentata nel Gohonzon. Si sentì
appagato e le lacrime iniziarono a scendergli lungo le guance. Le sue
mani ebbero un fremito; con tutta la sua energia gridò: “Gohonzon!
Daishonin! Io, Toda, realizzerò kosen-rufu!”
«Sentì
che questa sua determinazione ardeva nell’anima come un oggetto
incandescente. Bruciava suo malgrado, una fiamma che niente poteva
estinguere, il sole eternamente sorgente di kosen-rufu» (RU, 1, 23).
IKEDA:
Toda me ne parlò diverse volte condividendo con me la gioia
irrefrenabile che aveva provato in quell’occasione.
Fu
il punto di partenza per una propagazione senza precedenti del
Gohonzon, un risultato senza pari nei settecento anni trascorsi dalla
morte di Nichiren Daishonin. Grazie al voto di Toda, al suo desiderio
di condurre le persone alla felicità con il Gohonzon, lo spirito di
Nichiren Daishonin ora si è diffuso in tutto il mondo.
Come
afferma il Daishonin nella conclusione del Vero oggetto di culto. Il
Gohonzon incarna la compassione del Budda. Tuttavia se lo preghiamo
senza agire concretamente per kosen-rufu l’immensa compassione del
Budda originale non si trasmetterà alla nostra vita. È quando
abbiamo “la stessa mente di Nichiren” e diventiamo suoi
discepoli, cioè ci battiamo per kosen-rufu con la sua stessa
determinazione che quest’immensa compassione scorre dentro di noi
come un grande fiume.
Il
beneficio del Gohonzon è infinito e inesauribile. È così
illimitato e incommensurabile che gli immensi benefici che avete
ricevuto finora non sono niente in confronto.
Il
supremo beneficio del Gohonzon è la trasformazione del destino
dell’umanità e la fede dei membri della Soka Gakkai gli sta
pemettendo di manifestarsi.
È
giunto il momento che la nostra rete di Bodhisattva della Terra, ora
diffusa in 185 paesi del mondo, dia prova del meraviglioso potere del
Gohonzon, disperdendo l’oscurità che ottenebra il mondo.
Tratto
da da NR n 297 - 2004 - 15 gennaio

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