20 novembre riprese violenta la battaglia all’ansa di Zenson.

Truppe della 14a Divisione italiana del XIII Corpo attaccarono all’alba protette dal fuoco d’artiglieria; in un primo momento il nemico retrocesse sino alla sponda del Piave, poi nel pomeriggio si rifece sotto e con il fuoco di numerose mitragliatrici ricacciò indietro i reparti italiani. In quei giorni arrivarono al fronte, nelle fila della 3a Armata, 36000 complementi buona parte composti dai giovani della classe 1899; nelle comunicazioni di Diaz tale innesto venne indicato come ottimo per la leva del ‘99 e scadentissimo per gli altri. Nei giorni seguenti le opposte artiglierie operarono tiri isolati sulle strade di comunicazione e raffiche sui concentramenti di truppe, bruciarono case abbandonate, qualche deposito di munizioni saltò in aria. All’ansa di Zenson e fra il Piave e il Sile il nemico consolidò la sua occupazione.
Ai primi di dicembre l’affluire a tergo della 3a Armata di truppe Inglesi rinfrancò il morale di Diaz, l’ordine per un eventuale ripiegamento venne in parte modificato, fu annullato il passaggio in sponda destra del Po. L’inverno si fece sentire anche lungo il basso Piave, pioggia e temperature rigide misero in evidenza la scarsa dotazione delle truppe italiane: solo alle sentinelle veniva dato il cappotto, i soldati in trincea potevano coprirsi con la mantellina e la coperta in dotazione; il rancio era definito pessimo e modesta la quantità, la distribuzione avveniva una sola volta al giorno alle 19 di sera.
Il 18 dicembre il nemico riprese i suoi tentativi di passare il Sile di fronte al XXIII Corpo, diverse barche poste in acqua sotto copertura d’artiglieria vennero intercettate e distrutte. Tuttavia di fronte a Palazzo Brazzà truppe austriache riuscirono a mettere piede sulla destra del fiume nell’ansa di Cà Lunga, dilagando poi nelle retrovie; l’intervento della artiglieria italiana e reparti di riserva ricacciò indietro l’attaccante senza però sloggiarlo dalla riva destra del Sile. Col nemico concentrato nelle operazione tra la foce del Piave e il fiume Sile, all’ansa di Zenson le cose non erano cambiate e i due schieramenti si fronteggiavano senza tentare attacchi in forze. A preoccupare il Comando Supremo italiano era il continuo tentativo nemico di porre in atto piccole teste di ponte sulla destra Piave oltre a quella di Zenson di novembre e sulla destra Sile di metà dicembre; il generale Diaz temeva che gli austro-tedeschi si preparassero per uno sforzo in grande stile teso a unire tutte le teste di ponte, in questo caso tutta la 3a Armata avrebbe dovuto ritirarsi abbandonando la linea del Piave. Il 24 dicembre durante la notte, il 64° battaglione Bersaglieri riuscì a sorprendere il nemico presso l’ansa di Cà Lunga, rioccupando per intero tutta la sponda destra del Sile. Per tutto il resto del mese di dicembre non vi furono attacchi in grande stile, durante il giorno i grossi calibri batterono le strade di collegamento e le retrovie, durante la notte le sponde del Piave videro azioni di pattuglie tese a fare prigionieri e distruggere avamposti sui tanti isolotti del fiume. Il 31 dicembre davanti al XIII° Corpo, l’artiglieria austriaca batté con tiro cadenzato i soliti obiettivi, la risposta italiana fu blanda; poi il tiro raddoppiò sconvolgendo le difese nemiche all’ansa di Zenson, truppe d’assalto del 3° Bersaglieri portatesi sotto, attaccarono gli austriaci che stavano ritirandosi dall’argine destro del Piave. La battaglia fu breve, gli austriaci opposero scarsa resistenza; l’ansa di Zenson tornò in mano italiana, la tanto temuta testa di ponte nemica era stata neutralizzata.
Agli austroungarici era però riuscito il passaggio in forze del fiume quasi alla foce, con l’occupazione del tratto di terreno tra il Piave e la sponda sinistra del Sile. Reparti italiani, risalendo con imbarcazioni la foce del Piave sbarcarono nei pressi di Cortellazzo, dando vita ad una testa di ponte rifornita grazie alla spola di naviglio leggero della marina. Tale testa di ponte venne tenuta dal nemico sotto bombardamento di artiglieria e aereo, perché operazioni terrestri in grande stile causa il terreno paludoso erano impossibili da effettuare.

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