Vallone di Seltz, 22 marzo 1916
Il
giorno 22, mentre il battaglione era in lavori, reparti della
valorosa brigata Acqui , dopo un intensa ma brevissima preparazione
di artiglieria e di bombarde, irruppe nelle trincee austriache del
Vallone di Seltz e ne conquistarono un tratto di circa 300 metri
catturando il reparto che lo presidiava (circa 200 uomini) . Le
posizioni nemiche occupate correvano parallelamente alle nostre a
circa 50 metri di distanza, e occupavano completamente il vallone di
Selz, verso il quale convergevano i nostri camminamenti per il
rifornimento delle truppe in trincea; rifornimento che il tiro dei
cecchini austriaci, preciso ed insistente, rendeva oltremodo
difficile e pericoloso. Detto colpo di mano era inevitabilmente
necessario e la sua riuscita avrebbe portato dei notevoli vantaggi
alla vita e alla tranquillità di quel nostro settore. Ma gli
austriaci, che stavano in quel periodo preparando la
“strafeexpedition” nel Trentino, mal si acconciarono, e decisero
perciò di riprendere a qualunque costo il tratto di trincea perduta.
Da parte nostra ci si era irrigiditi, in quel tempo, nel concetto di
non cedere un palmo di terreno sanguinosamente conquistato ,
costituisse esso una posizione illogica, pericolosa, insostenibile.
Quante
sofferenze, quanto sangue, quante perdite ci è costata
l’applicazione inesorabile di un tale criterio inumano e
irragionevole e così contrario ai nostri interessi. Si può dire che
i primi due anni della nostra guerra si siano impiegati nella
conquista dei punti di posizione nemiche senza avere valore tattico e
nel mantenimento, a qualunque costo, di esse contro le inevitabili
reazioni austriache . Il fior fiore dei nostri soldati è caduto in
queste epiche lotte, di carattere episodico, di portata
limitatissima, ma enormemente gravi per i nostri reparti che vi
furono impegnati. La ferrea volontà austriaca di volere in quel
momento rintuzzare qualsiasi nostra velleità offensiva per evidenti
ragioni morali, il nostro rigido convincimento di dover mantenere il
terreno conquistato a qualunque costo, trasformò il settore di Seltz
e le piccole azioni per il mantenimento delle posizioni del
valloncello nel teatro di una furiosa e accanitissima battaglia che
durò dal 22 al 30 aprile e che produsse gravissime perdite ai due
contendenti.
Sembrava che l’esito della
guerra e che la tutela dell’onore militare, dipendessero dal
risultato di questa violentissima lotta. Ignoro le perdite
degli austriaci, ma so purtroppo che noi consumammo in quella fornace
ardente circa 10 battaglioni per conservare appena 750 metri di
trincea.
Arturo
Busto, 88°
reggimento fanteria, brigata Friuli.

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