Tu chiamale se vuoi, illusioni
Le
illusioni, ovvero modi distorti di percepire e valutare la realtà, i
desideri e la sofferenza nascono tutti dall'oscurità, o ignoranza
fondamentale, (che porta a ignorare che ogni persona racchiude il
potere infinito della Buddità), e sono funzioni negative in quanto
tendono a impedire il miglioramento personale basato sulla pratica
buddista. Quando ci lasciamo ostacolare da tali funzioni in sostanza
non facciamo che ignorare - anche se sappiamo razionalmente che
esiste - la nostra Buddità, così può sembrare addirittura
impossibile uscire dalla nostra città fantasma di sofferenze e
difficoltà. Decidere, invece, di recitare costantemente Daimoku e di
condurre una pratica corretta con lo stesso spirito del Budda
originale è la chiave per poter vivere ogni istante nella città
fantasma come fosse la terra dei tesori. Nell'atto della preghiera
facciamo in realtà due cose in una:
a)
decidiamo di realizzare i nostri desideri;
b)
facciamo emergere la felicità dentro di noi.
Dopotutto,
se non avessimo obiettivi difficilmente saremmo stimolati a recitare
Daimoku, e d'altra parte se non fossimo sostenuti da uno stato vitale
forte e gioioso non riusciremmo a perseguirli. Anche la nostra
attività per kosen-rufu è sostenuta dalla pratica personale, così
come quest'ultima è a sua volta rafforzata dall'attività che
svolgiamo insieme ai compagni di fede. In definitiva le nostre
preghiere e le nostre azioni, concentrate sia sul presente che sul
futuro, si rafforzano reciprocamente in un movimento circolare
virtuoso capace di generare la felicità autentica, quella che
possiamo riscoprire in ogni momento anche, e soprattutto, quando
viviamo difficoltà o sofferenze.
NR
481

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