Partiamo!

Mi è capitato recentemente di sentirmi incapace di fare progetti e di sentire la vita confinata alla necessità del momento, priva di una grande visione che allarga i polmoni e fa respirare.
Per una sognatrice come me è stato come trovarsi in una prigione angusta e senza porte, oppressa da un peso grave da sopportare. Secondo il Buddismo questa è la normale condizione degli esseri umani: il loro è il "mondo di sopportazione".
Tra i vari appellativi del Budda vi è "colui che sa sopportare" (giapp. nonin), perché il Budda sa vivere bene in questo mondo difficile. E al fine di guidare le persone all'Illuminazione affronta e supera tutte le difficoltà che vi incontra. 
Se quindi il Budda è una persona che sa vivere, allora per noi abbracciare il suo insegnamento è imparare a vivere. A stare piantati in questo presente scomodo - da cui per impazienza vorremmo scappare anche rassegnandoci alla sconfitta - cercando tutte le possibili soluzioni per fare un passo avanti.
«Per vincere - scrive Daisaku Ikeda - è importante l'atteggiamento di nonin, pazientare perseverando. Ciò che rende impotente l'individuo è dire: "Non ce la faccio più". Questo atteggiamento di resa porta a chiudere la porta del proprio potenziale infinito e imprigiona lo spirito» (La nuova rivoluzione umana, vol. 26, cap. 4, traduzione provvisoria).
E ancora: «L'essere umano è portato a perdere la voglia di lottare sia quando il muro delle difficoltà è così spesso da fargli credere di non potercela proprio fare, sia quando vede che sta riuscendo a superare le difficoltà e pensa che "è fatta", cadendo nella negligenza e nella mancanza di accuratezza. 
Per poter vincere è necessario, giorno dopo giorno, avanzare, sfidarsi e migliorarsi. Se una bicicletta si ferma, cade, e lo stesso vale nella lotta per il conseguimento della Buddità in questa esistenza» (Ibidem).
Tratto da Buddismo e Società n. 160 sett/ott 2016

Commenti

Post popolari in questo blog

La battaglia del Piave: seconda fase (4-25 Dicembre)

È la vigilia della Battaglia del solstizio Col Rosso (VI) il 14 giugno 1918

S.Osvaldo – 6 aprile 1916 la fine della compagnia della morte