Diario dell'offensiva del Piave 15 giugno-24 giugno 1918
Partenza da Marcon alle ore 7 per
il Vallio nuovo. Gli Austriaci hanno passato in più punti la (linea
del) Piave. Arrivo sul Vallio e
posizionamento della truppa tra il Casello ferroviario e il ponte
della Vela.
16
giugno 1918
Si è a disposizione della 61^
Divisione. Si rimane lungo il Vallio sino alle ore 19,50. Non si
hanno esatte notizie sulla situazione. Si sa però che gli Austriaci
hanno passato il Piave. Si dice che il loro obbiettivo sia Treviso.
Speriamo in bene. Mi sento molto stanco. La marcia mi ha spossato.
Alle ore 19,30 giunge
improvvisamente l’ordine di spostaci a Palazzo Prina. Si passa così
alla dipendenza della Brigata Catania. Qui si riceve ordine di
andarci a schierare lungo il fosso delle Mille Pertiche. La
situazione è buia, non se ne sa nulla; si vocifera che ci dovremo
ritirare e che il nostro Battaglione farà da truppa di copertura. Il
Comando è situato a casa Briganze.
17
giugno 1918
Si sta sempre lungo le Mille
Pertiche. La situazione non si conosce ancora bene, la tensione
nervosa è grande e solo i nervi ci tengono su. Il morale si rialza
quando i nostri fanti abbattono a fucilate 2 aereoplani nemici
appartenenti a una squadriglia che credendoci in fuga si era
abbassata a circa 50 metri da terra per mitragliarci.
Alla sera giunge la Brigata
Bisagno (209-210) per fare l'azione, ma purtroppo retrocede sulle
posizioni di partenza. Le truppe in gran parte si sbandano. Da tanta
speranza si prova altrettanta disillusione. Nel pomeriggio l'8^
Compagnla va a disposizione del 2° Battaglione.
18
giugno 1918
La Brigata Bisagno questa volta
riprende l'azione con maggiore violenza ed ottiene qualche vantaggio.
Grande contentezza.
La 1149^ Compagnia
Mitragliatrici viene inviata in rinforzo al 2° Battaglione
19
giugno 1918
Siamo sempre riserva di Brigata e
quindi in attesa di essere anche noi lanciati nella mischia.
A me giunge improvvisamente
l'ordine di portarmi a Cà di Rosa ad occupare la prima linea per
dare il cambio al 146° Reggimento Fanteria.
Il cambio viene dato senza
incidenti.
20
giugno 1918
La mattina il nemico apre un
bombardamento abbastanza intenso ed un colpo disgraziatamente prende
in pieno la casa del comando di Battaglione e mette fuori
combattimento 12 uomini. La casa chiamasi di Rosa.
La sera giunge la notizia che il
226 Fanteria deve venire a darci il cambio,ma questo non avviene che
la mattina del giorno successivo.
21
giugno 1918
All'alba la 226^ ci da il cambio
e così ci portiamo a Casa Briganzi a disposizione della Brigata
Arezzo. Siamo così nuovamente pronti ad essere lanciati. Alle
ore 16 circa giunge l'ordine di una operazione che dobbiamo svolgere
nel fronte del 1° Battaglione dell'81° Fanteria. L'obbiettivo è la
linea ipotetica Casa Olivotti – Casa di Rosa II. Il
Battaglione si mette subito in marcia per raggiunger la posizione da
dove deve scattare. Verso le 19 iniziamo l'avanzata e alle ore
22 circa la linea è raggiunta meno Casa Rosa che non si riesce a
raggiungere. Il Comando di Battaglione è in una piazzola
mitragliatrici.
22
giugno 1918
Il Comando di Battaglione dalla
piazzola di mitragliatrici si trasporta a Cà Selvatico.
Dato che la linea raggiunta non è
proprio quella stabilita il giorno precedente quale obbiettivo, viene
l'ordine di rettificarla.
Durante la mattinata la 9^
compagnia compie il balzo in avanti di 300 metri mentre la 7^
Compagnia prende possesso di Cà di Rosa nel pomeriggio. Queste due
operazioni vengono fatte incontrando lievissima resistenza. Siamo
tutti stanchi sfiniti. Sono otto giorni che non si riposa,si lavora
incessantemente infangati, strappati. Si mangia qualche cosa quando
giunge.
23
giugno 1918
Durante la mattina non si notano
grandi novità. Il nemico batte con la sua artiglieria,ma in modo
impreciso senza regola. Qualche colpo investe Casa Selvatico ove vi è
il Comando.
L'ordine che giunge è di non
sentirsi stanchi e di seguitare la battaglia a qualunque costo.
Nelle ore della mattina giunge
l'ordine di raggiungere possibilmente la linea che da 300 metri
avanti Casa Olivotti si estende sino alle Scuole.
Il mio Maggiore ed io ci
spostiamo in prima linea per seguire l'operazione da presso. Alle
15,30 esce la pattuglia di punta costituita dai nostri arditi
rinforzati da un plotone della 7^ Compagnia. Attesa emozionante. Gli
altri reparti tutti sono in attesa di ricevere l'ordine di
avanzata generale.
Parte in rincalzo un nuovo
plotone della 7^ compagnia. Fuoco di fucileria e qualche bomba a
mano. Il tempo congiura contro di noi: si scatena un tremendo
temporale con grandine che ci infradicia tutti. Il tempo non si
presenta così bello come è bella la giornata per il meraviglioso
fatto d'armi che si sta preparando. Verso le 16,30, ci sembra
quasi impossibile, vediamo tra la rigogliosa vegetazione spuntare un
gruppo di prigionieri austriaci completamente disarmati tra due
nostri soldati con tanto di baionetta in canna, che raggianti di
gioia, giunti a noi ci riferiscono averli catturati loro con il
reparto arditi. La 7^ Compagnia invia pure gli altri suoi plotoni di
rincalzo ed il suo Comandante riferisce che il nemico fugge. Si
scrive immediatamente l'ordine di avanzata per tutti i reparti
comunicando loro quale è il primo obbiettivo: la linea del Gorgazzo.
Grandina a rotta di collo. Il Maggiore mette le ali ai piedi;
io penso a trasmettere con maggiore calma qualche ordine per
coordinare l'azione.
Si corre in avanti sotto
l'imperversare dell'artiglieria nemica che accortasi della nostra
avanzata ci tempesta da ogni lato.
Gli “shrapnels” ci scoppiano
da tutte le parti, ma la fortuna è con noi e sono relativamente
pochi i morti e i feriti.
Le mie scarpettine borghesi (dato
che al primo allarme ero partito così come mi trovavo) sono ripiene
d'acqua e gli avanzi delle calze intrisi. Il fango mi arriva
sino alla faccia. Alla sinistra tengo un petardo Chevenot e a
destra il lapis copiativo (che con l'acqua mi ha tinto tutta la mano)
con qualche pezzo di carta. Sotto qualche albero scrivo ordini
parte di mia iniziativa parte dettatami dal Maggiore.
L'artiglieria e le mitragliatrici
nemiche ci tempestano. I nostri vincono ogni resistenza e avanziamo.
Giunti alla ferrovia ci troviamo l'ostacolo forte: mitragliatrici
annidiate sparano rabbiosamente e ci contrastano il passo.
Purtuttavia la testa del nostro battaglione giunge ad occupare la
stazione di Fossalta e là si ferma.
I Bersaglieri sulla nostra
sinistra hanno pure essi trovato forte resistenza ed il possesso di
Capo d'Argine costa loro grande fatica. Se non avanzeranno ancora,
scopriremmo il nostro fianco sinistro.
E' giunta la notte. Il tempo si è
nuovamente messo a bello e la brina ci aiuta. Giunge l'ordine di
attestarci al Gargazzo. Il Comando di Battaglione si stabilisce a
Casa Franceschini.
24
giugno 1918
Ore 2. Il nemico tira
rabbiosamente. Sono comandato ad andare a riconoscere la situazione.
Il mio Maggiore comprende benissimo che la cosa è rischiosa ma
la situazione non è chiara e bisogna assolutamente chiarirla. La
7^ Compagnia non riesce a guadagnare la linea del Gorgazzo come da
ordine ricevuto perché alcune ostinate mitragliatrici nemiche
rimangono padrone della ferrovia che battono d'infilata fino alla
stazione di Fossalto ove è dislocata la 7^ compagnia ed anche
oltre,fin dove la strada si incrocia con la ferrovia.
Prendo con me un ciclista e
l'attendente che assolutamente mi vuole seguire. Sulla strada piovono
Shrapnels e granate dirompenti. Uscito da Casa Franceschini prendo la
strada che porta verso la Fossetta. Mi tengo sulla destra della
strada perché mi da l'idea di essere maggiormente defilato. Parecchi
colpi scoppiano proprio sulla testa ma le pallette vengono lanciate
lungo la traiettoria del proiettile, quindi battono avanti a me. Il
tempo è bello e la luna illumina il cammino lungo il quale ogni
tanto si vedono stesi corpi umani, quasi certamente porta-ordini o
ciclisti vittime del loro dovere. Questa categoria di personale
costituisce gli eroi oscuri di ogni operazione.
Le gambe sono ancora abbastanza
buone e con i miei due uomini di scorta corro verso la stazione di
Fossalta per conferire con il Capitano Bacci, comandante la 7^
Compagnia che ha incontrato la nota resistenza.
Sento fortunatamente che la
Provvidenza mi aiuterà. Dopo circa 20 minuti di corsa sono,senza
incidenti,giunto alla stazione.
Per circa mezz'ora conferisco,
con carta topografica alla mano, con il sig Capitano Bacci, dietro le
rovine di una casa che ci riparano abbastanza dai tiri.
La mitragliatrice avversaria che
ci sta di fronte a circa 5oo metri ogni tanto canta.
Il capitano mi comunica che per
ora la situazione è incerta e che la linea del Gorgazzo non può
essere subito raggiunta, ma che spera con un movimento cauto di
aggiramento di catturarla. Esso è molto agitato, o meglio nervoso,
in seguito ad un ordine troppo categorico del Sig Maggiore di
avanzare a qualsiasi costo.
Per quello che posso cerco di
tranquillizzarlo, promettendogli di esporre la situazione esatta al
Maggiore.
Riprendo la strada del ritorno.
Il nemico sembra quasi sappia che la strada è percorsa da tre uomini
perché ci accompagna a cannonate che, miracolosamente, non
accoppano nessuno.
Arrivo al Maggiore e con lui ho
una discussione vivacissima a riguardo della 7^ Compagnia che
lui vorrebbe già arrivata alla linea del Gorgazzo.
Ore 13,30. Giunge una chiara e
semplice comunicazione del Capitano Bacci che la mitragliatrice che
sbarrava il passo con ardita manovra di accerchiamento e con tiro di
contro-mitragliatrice, effettuata da nostre armi, è caduta in nostro
potere e che i suoi serventi sono stati trovati morti sul posto.
Momento di gioia! La linea del
Gorgazzo comincia così ad essere occupata.
Ore 13,40 circa. Giunge l'ordine
di proseguire l'avanzata e puntare su Musile. Frettolosi ordini
vengono dati. La 7^ Compagnia fa da avanguardia.
Povero Stevenazzi (il mio miglior
ciclista al quale volevo tanto bene per il suo coraggio e per la sua
franchezza) è stato trovato disteso morto lungo la ferrovia proprio
sulla strada percorsa poco prima da me. Egli portava un ordine
che era già stato recapitato.
Il nostro Battaglione è quello
maggiormente spinto in avanti. Le informazioni dagli alti
comandi sono assunte tutte da noi.
Il comunicato Diaz riporta la
resistenza incontrata sul Gorgazzo dicendo che tutta la riva del
Piave era stata conquistata meno una piccola zona attorno a Musile
ove si trova ancora resistenza.
Il nemico è in fuga.
Alle 6 si entra in Musile; dopo
poco tutto il Battaglione entusiasta e pieno di rinnovate energie,
date dal morale elevato e non da forza fisica, si distende lungo
l'argine del fiume ricominciando la vigilanza del fiume sospesa per
soli pochi giorni, in attesa che altri reparti giungano per
distenderci sulla sua destra e sulla sua sinistra.
Si ha notizia che il nostro
secondo Battaglione che opera sulla destra ha incontrato viva
resistenza al Paludetto. Presto giungono migliori notizie e
quindi ci colleghiamo anche con la nostra destra
Il Maggiore bacia il capitano
Bacci e il capitano Orsi (Comandante la 1149^ Compagnia
Mitragliatrice) primi giunti con i loro reparti sulle posizioni
conquistate.
Mariano
Gigli, 81°
reggimento fanteria, brigata Torino

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