I sogni son desideri di felicità

I sogni son desideri, di fe-li-ci-tà” cantava Cenerentola, fantasticando una vita migliore e, al contempo, vivendo con gioia ogni momento. Prima che il Reverendo King raccontasse di avere un sogno e che Lennon immaginasse un mondo nonviolento, si incoraggiavano bambine e bambini di tutte le età a non mettere limiti ai loro sogni e a perseguire la felicità.
In Giappone, in un contesto differente, Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, diceva che «I giovani dovrebbero avere sogni che sembrano quasi troppo grandi per essere realizzati» (NR 597) perché più è grande un sogno, più è probabile realizzare qualcosa di significativo.
Il concetto di sogno è ambivalente, ha un'accezione positiva e una negativa. Per definizione, è un desiderio impossibile, qualcosa di cosí lontano dalla quotidianitá che è quasi difficile concepirlo. Può essere qualunque cosa, non importa quale, importa il coraggio che si tira fuori per raggiungerla.
Daisaku Ikeda, terzo presidente della Soka Gakkai, sosteneva che «Ci deve essere una certa distanza tra i sogni e la realtà: i sogni facilmente realizzabili non sono molto entusiasmanti. Per realizzare i nostri sogni, abbiamo bisogno di un forte impegno e di una grande determinazione» (pag. 51, Protagonisti della nuova era, Esperia).
È essenziale non smettere di avanzare, essere tenaci e sforzarsi in ogni attività in modo che il proprio talento emerga. Ikeda dedicò la sua intera vita al sogno del suo Maestro Toda, un mondo privo di violenza, senza mai pentirsene o indietreggiare.
«Io continuai a realizzare tutti i sogni di Toda. E mentre lo facevo, incredibilmente anche tutti i miei sogni si realizzavano. [...] Ora ho un nuovo sogno: che anche tutti i vostri sogni si realizzino (p. 48, Il mondo vi attende, Esperia).
Tratto da il volo continuo- soka gakkai sgi


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