Perseverare di fronte alle difficoltà

Chiarita l'utilità di ogni dubbio, Nichiren Daishonin risponde: «Molti vengono a conoscenza di questo sutra e lo accettano ma, quando sorgono grandi ostacoli, proprio come gli era stato annunciato che sarebbe accaduto, pochi lo ricordano e lo tengono bene in mente. Accettare è facile, continuare è difficile. Ma la Buddità si trova nel mantenere la fede. Chi abbraccia questo sutra dovrebbe essere pronto a incontrare difficoltà. È comunque certo che "[...] conseguirà l'insuperata Via del Budda". "Mantenere la fede" vuol dire serbare nel cuore Nam-myoho-renge-kyo il principio più importante per tutti i Budda delle tre esistenze. Nel sutra si legge: "proteggeremo e sosterremo quello che il Budda ci ha affidato". Il Gran Maestro T'ien-t'ai affermò: "Si riceve grazie al potere della fede e si continua grazie al potere del pensiero costante"» (WND, 471, vedi anche SND, 4, 153-154). Il significato di queste affermazioni viene chiarito da Daisaku Ikeda con la consueta semplicità e chiarezza: «Con il Buddismo di Nichiren Daishonin è facile manifestare istantaneamente la Buddità perché il Daishonin ci ha insegnato la strada sicura per farlo e quando la intraprendiamo giungiamo rapidamente a un punto in cui il mondo di Buddità emerge nella nostra vita. La cosa importante è perseverare nella pratica buddista nonostante le difficoltà della realtà quotidiana, continuare senza posa ad avanzare senza perdere lo splendore del sole della Buddità, anche quando siamo circondati dall'oscurità che minaccia di ottenebrare il mondo di Buddità negli altri e nella società. Questa è la pratica del Buddismo di Nichiren e la pratica della propagazione della Legge mistica. [...] Diventare un Budda è facile ma continuare a far risplendere la Buddità nella nostra vita è difficile. La vera via della pratica buddista consiste proprio nel mantenere lo splendore di questa condizione vitale» (MDG, II, 202-203). Se grazie a Nam-myoho-renge-kyo e al Gohonzon fare emergere la condizione vitale di Buddità è facile, la difficoltà sta poi nel mantenerne lo splendore a contatto con i problemi della vita. Perché il punto centrale è proprio la naturale propensione umana a credere che la vita sia priva del potere illimitato di vincere ogni sofferenza. Questa convinzione, di cui spesso non si ha consapevolezza, è talmente radicata in noi che l'azione di estirparla richiede un impegno implacabile. 
NR 351 (seconda parte di quattro)

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