Il 4 dicembre, mentre le divisioni tedesche iniziavano a retrocedere per imbarcarsi sui treni che le avrebbero riportate in Germania, Conrad - il quale finalmente disponeva della necessaria artiglieria pesante - sferrò un nuovo colpo di maglio sull'Altopiano di Asiago. In quel settore, difeso al XX Corpo d'Armata, 36 battaglioni italiani con 160 cannoni fronteggiavano 44 battaglioni austro-ungarici con ben 500 pezzi d'artiglieria: la superiorità era del nemico, ma non tale - su quel difficilisimo terreno montuoso - da assicurargli una preponderanza decisiva. Neanche questa volta gli Austriaci avevano saputo procedere a una redistribuzione delle proprie forze: ne avevano ancora troppe sul basso Piave e non abbastanza sul Grappa, sul Pasubio e sugli Altipiani, dove intendevano ricercare - come nella prima fase della battaglia- lo sfondamento risolutivo. Obiettivi immediati: Vicenza e Padova. Nel primo giorno del nuovo attacco, dopo una poderosa preparazione d'artiglieria,...
14 giugno - Hic incipit flagellum Dei! Si va, come nei giorni precedenti, a lavorare per l'approfondimento dei camminamenti in località Col del Rosso. In quella località è accantonato più d'uno dei battaglioni appartenenti alla Brigata Padova, 17° - 18° Fanteria. Mentre da noi si lavora, le nostre artiglierie si preparano alle prove di aggiustamento di tiri e con dolore si constata che le prime granate vanno a cadere proprio sugli accantonamenti ove sono ricoverati gli infelici militari della brigata suddetta. Certamente, per siffatto enorme e grossolano sbaglio, molti militari vengono macellati e molti altri rimangono gravemente feriti e, frattanto che le batterie continuano ad inviare sugli stessi punti granate di ogni calibro, i superiori delle brigata Padova son costretti a farsi sui ciglioni delle trincee, onde, a mezzo di bandiere, di razzi o racchette, inviare dei segnali per fare allungare i tiri. I segnali vengono tosto compresi, i tiri si allungano ed i...
26 giugno 1917 "Alle 12.10 il Capo ritorna da S.Jean de Maurienne e trova la notizia che l'Ortigara è stata veramente perduta: sono in corso, dice l'ultimo telegramma, nostri contrattacchi per riprenderla. Il che, per uno che se ne intende, significa che, per ora, l'Ortigara è perduta. Era prevedibile. Rileggo ciò che ho scritto 7 giorni fa. Sul Monte Bertiaga, alla notizia della presa di C. Ortigara, il generale Mambretti aveva visto giusto. Sull'Ortigara non si poteva stare: si poteva solo passare, per estendere la conquista nostra fino alla Cima (passo) Caldiera. Perché dunque ci siamo stati? Ecco qui si disegnano i due sistemi di azione tattica, l'austriaco e l'italiano. E bisogna confessare che l'austriaco è di assai più snello, più elastico del nostro. Non mi stancherò mai di ripetere questa verità: l'austriaco in tutta la sua concezione di guerra è meno rigido di noi. È curioso, sembra impossibile a noi che vantiamo sempre la genialità latina...
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