Le linee nemiche sulla sponda sinistra del Piave

[…] Bastarono pochi giorni per constatare che le nostre vesti erano piene di parassiti immondi, e ciò provocò in molti di noi un senso di disgusto, che ci accompagnerà purtroppo per tutta la campagna. Nei primi giorni non facevamo che apprestare reticolati, scavare camminamenti, sistemare piazzole per mitragliatrici, sempre in moto dalla mattina alla sera, per rientrare poi agli accantonamenti stanchi, ma soddisfatti. Eravamo al riparo dell'argine del fiume, e quindi in una posizione tranquilla per molte ore al giorno, la campagna circostante presentava le solite note della campagna invernale, triste e spoglia, le poche case rimaste in piedi erano occupate dalle truppe, i civili erano fuggiti tanto tempo prima, con l'invasione.
Truppe di ogni erma e specialità erano sistemate in ogni posto, ed in certe ore del giorno, quando il cannone taceva, sembrava di essere lontano dalla linea del fuoco, in uno dei tanti piccoli paesi delle retrovie. Quando giungemmo noi, una dozzina di soldati (bersaglieri), si trovavano ancora sommersi dall'acqua nel canale, folgorati dalla morte al loro posto di combattimento con il fucile a baionetta innestata, pronti come in un supremo palpito di riscossa, a superare l'ultimo ostacolo. Erano supini, con l'elmetto piumato in atteggiamento dolce e sereno, come se il sonno e non la morte li avesse colpiti. La loro morte non incuteva pietà, ma un senso di intensa ammirazione e d'amore, per quel gesto supremo. Un mattino vidi un ufficiale di artiglieria camminare indifferente sull'argine del Piave, ed osservare col binocolo le opposte posizioni nemiche. Restai stupito di tanto ardimento, senza rendermi conto che una fitta cortina di nebbia occultava l'opposta riva. Il mattino successivo, trovandomi da quelle parti, volli anch'io provare a salire l'argine per guardare al dilà del fiume, ma avevo esposto soltanto metà busto, che sentii sibilare a pochissima distanza un proiettile di fucile austriaco, seguito immediatamente dal caratteristico tapum.
Fu un'esperienza particolare che mi insegnò a essere più guardingo e prudente, perchè in guerra vale più “un asino vivo che un soldato morto”.
Carlo Manghi da I Ragazzi del '99 -


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