Cosa diventa l'uomo in trincea?
Ben
povera cosa. Un umiliante irriconoscibile ciarpame. La voce, il
fiato, l'intelligenza, tutto è annientato da una crescente e
insopprimibile depressione […] La vita di trincea si riduce a
questo, a una vana attesa della fine. Se si vede un compagno che ne è
raggiunto prima, non lo si compiange, e non lo si invidia, ma ci si
prepara umanamente...è inumana l'attesa della fine senza aver
ricevuto una sola puntura di spillo”. La voce, il fiato,
l'intelligenza non servono più a nulla trincea. A cosa poteva
servire il coraggio? Magari si era riusciti a “sfuggire” alla
morte durante i tanti assalti fatti contro la trincea nemica, si era
tornati illesi dalla posa dei tubi di gelatina sotto i reticolati e
giustamente ci si sentiva degli eroi; ma all'improvviso arrivava la
morte, magari mentre non si “faceva la guerra”, magari mentre si
fumava o si scriveva a casa.
Scritto
di un ufficiale al fronte

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