La Bainsizza
Mentre sugli altipiani la battaglia dell'Ortigara si conclude con il contrattacco austro-ungarico che ci scaccia dalla cima della montagna, sul fronte friulano, il 17 agosto prende il via l'undicesima battaglia dell'Isonzo. Un grande successo secondo i parametri dell'epoca. Purtroppo per noi, Boroevic ci contrattacca di nuovo davanti all'Ermada. L'azione scatta alle 5.30 del 4 settembre. Trenta minuti di bombardamento di artiglieria e poi l'assalto. In 48 ore gli austriaci ci respingono sulle posizioni di partenza. Perdiamo di nuovo tutto il terreno conquistato e 15.000 uomini, 6.000 dei quali catturati.
La nuova tattica delle infiltrazioni e dei piccoli accerchiamenti messa in campo dagli austriaci dà sempre ottimi risultati. E' l'ultimo campanello d'allarme prima di Caporetto. Cadorna questa volta non tira in ballo le “defezioni” ma opta per il “diminuito spirito combattivo delle truppe” che però ha contagiato solo quelle che si sono battute davanti all'Ermada e intorno al San Gabriele e non – invece- quelle che hanno conquistato la Bainsizza. Ma c'è una novità. Finalmente si è accorto di qualcosa: nel riferirsi a quanto accaduto sulla pietraia alla base dell'Ermada, il generalissimo ammette che il contrattacco ha avuto successo “perchè il nemico vi destinò reparti d'assalto specializzati.
Questa tattica particolare che a un esercito tanto inferiore di uomini e di mezzi consentiva di resistere e contrattaccare (e all'occorrenza di attaccare) in profondità, era il grande segreto tedesco, lo sforzo intellettuale per risolvere con successo il difficilissimo problema della guerra di posizione”
E' una presa di coscienza tardiva, che arriva solo nel settembre 1917, quando a Caporetto manca poco più che una manciata di giorni. Due anni e mezzo di guerra non ci hanno insegnato nulla.
Da Caporetto una tragedia tutta italiana pag. 43-44

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