Attacco sull'altopiano - La battaglia dell'Ortigara

Il 10 giugno Cadorna attacca sull'altopiano dei Sette Comuni. La superiorità delle sue forze è semplicemente schiacciante. Trecentomila italiani contro centomila austriaci; 1.641 cannoni contro i circa 400 dell'avversario. E' la battaglia dell'Ortigara. I numeri sono talmente a nostro favore che non dovrebbe esserci partita. Sia Cadorna che Ettore Mambretti, comandante della 6° Armata, incaricata dell'operazione, sono molto ottimisti. Il capo, come lo chiamano i membri del suo entourage al Comando supremo, ha grande stima di Mambretti. I suoi uomini lo considerano invece uno iettatore. L'attacco si rivela un fallimento su tutta la linea eccezion fatta per i magri successi ottenuti dagli alpini della 52' divisione che, comunque, alla fine saranno respinti anch'essi sulle posizioni di partenza.
Ancora una volta, nonostante la nostra assoluta supremazia numerica, le ottime tattiche difensive che gli austriaci hanno imparato dai tedeschi, producono risultati eccezionali. Come sempre gli italiani non lo comprendono e attribuiscono la causa del mancato successo ai soliti motivi. Ennesima occasione perduta per riflettere sui nostri fallimenti e trarne qualche insegnamento. Buon testimone di quelle giornate è il colonnello Gatti.
Nel suo diario egli annota con disappunto che la grande offensiva ”preparata da 9 mesi con tutti i mezzi possibili […] non [ci] ha fatto fare un passo, dico un passo innanzi, tutto il fronte.”Desideroso di capire che cosa sta succedendo, raggiunge la località dalla quale Cadorna segue la battaglia e vi trova un'atmosfera surreale. Durante il viaggio i collaboratori del capo gli hanno riferito che il generalissimo è scontento della piega che le operazioni hanno preso. Sarà vero? Quando il colonnello, lo raggiunge sulla cima del Bertiaga, scopre il nostro Comandante supremo impegnato in un'amena conversazione con il generale Mambretti.Non pare affatto preoccupato; anzi è addirittura sorridente. I due sembrano discutere di altro. Cadorna parla “della battaglia […] come se tutto fosse andato benissimo”Il mancato successo è attribuito all'inclemenza del tempo e al modo in cui gli austriaci si sono difesi poiché, dietro ai reticolati e alle trincee in prima linea, hanno piazzato numerose mitragliatrici nascoste dalle quali i nostri sono stati sorpresi, trovandosi infine di fronte gli avversari usciti dai rifugi scavati nella roccia.
Il teatrino continua con Cadorna che approva l'ordine di sospensione dell'attacco emanato dal Mambretti e commenta che nella guerra moderna le tattiche “cambiano non ogni dieci anni ma ogni dieci mesi”. Le sue, e quelle dei suoi colleghi francesi e- soprattutto – inglesi, invece non ambiano mai. Gatti è senza parole: “in questo momento – annota – mentre egli parla, non si vede sul suo viso che la serenità, anzi, ripeto, che la lietezza. […] Gatti se ne va non potendo fare a meno di astenersi dal considerare la sproporzione che sempre si produce tra gli obiettivi prefissati alla vigilia di ogni attacco e la modestia dei risultati conseguiti.
Da Caporetto una tragedia tutta italiana pag. 42-43


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