Dormivamo in piedi

[…] 29 Ottobre 1917
Finalmente ci incanalammo per una via passando davanti alla chiesa. La strada era completamente ostruita da una colonna di camion, carri, salmerie, artiglierie, tutti fermi, perché nessuno riusciva a muovere un passo, tanto erano agglomerati. Un po' sulla strada, un po' per i campi laterali, sguazzando in un fango grosso, pesante, che ci faceva camminare a gran fatica, proseguimmo per chilometri e chilometri, sempre con la strada piena zeppa di carreggio.
Si immagini il sonno che aveva ognuno di noi. Ricordo perfettamente che ogni tanto, pur seguitando e camminando automaticamente, mi addormentavo, facevo qualche passo barcollando, perdevo l'equilibrio e mi svegliamo appena in tempo a riprendermi in piedi. E come me, tutti! Sbattevamo col petto, colla testa nelle carrette, nei muli, nei camion, senza vedere niente, per il buio e per gli occhi chiusi. Il dormire camminando non si creda sia un'esagerazione. E' un fenomeno che si manifesta di rado, perché di rado si arriva a tal punto da dormire in piedi. Ma noi eravamo in condizioni straordinarie di stanchezza. Gli occhi si chiudevamo senza che noi ne avessimo percezione, come si chiudono quando si sta per addormentarsi a letto. Ci si sveglia di soprassalto per una forte scossa prodotta dalla perdita di equilibrio, dopo due o tre passi fatti meccanicamente dormendo.
diario ignoto


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