Durante un assalto le truppe italiane rimangono bloccate nella terra di nessuno.

Situasione tragica e disperata per il 6° Bersalieri che in quattro mesi di prima linia non aveva conosciuto che vitorie. Verso le 6 di matina del 18 settembre un soldato austriacco in lingua italliana gridò: «Bersalieri arendetevi». I nostri ufficiali risposero di no. Ci lo disse ancora unna volta. Visto che nesuno si arendeva cominciò una tragedia che nella mente di ogni superstite resterà imperituro ricordo. L’artilieria sparava a sero e le mitralgliatrici. In pocco tempo i morti e i feriti divenero un numero impresionante. I austriaci cesarono di novo il fuocco e ci disero: «arendettevi e prendete su i vostri feriti e portatelli cui. Non state a morire così. Vedere da solli che per voialtri non è scampo». I feriti scominciarono a gridare: «compagni arendettevi! Se non nesuno si salva». Erano grida strasianti che un cuore di sasso avrebbe avuto pietà. Allora scomincia la resa. Andiamo su disarmatti portando con noi i feriti. Li austriaci scesero con barelle aiutandoci e sicurandoci di tutti che non avrebbero sparatto. Arivatti nelle linee nemiche i soldati e ufficialli tutti ci darono la mano tratandoci con modi cortesi e cavallereschi. […] A noi ci dano sigarete, sigari e tabacco. E noi non avendo di che ricambiarli si dava le piume, stelete e cualche buracia, cuelo che per loro era caro. […] Là ci fermiamo e danno il pane e un’altra scatolla di carne. […] ci conducono in unna bella caserma dove ci stendiamo sulla paia. Dopo 4 mesi di campagna è la prima notte che si leva le scarpe e che si dorme sulla paia. Poi dopo ci distribuiscono pane e caffè. […] Pasatta la rivista ci conducono in unna caserma indove ci danno pane, polenta e formagio. […] Sono prigioniero con tutti i miei compagni d’armi augurando sinceramente che in europpa cessi il teribbile flagelo che gitta nel lutto tante povere madri e spose ecc. si stabilisca unna pacce durevolle e sincera che tutti i poppoli siano sodisfatti. Sollo così si avrà unna pacce durevolle e sincera della cuale tutti abbiamo bisogno e ritorni il mondo alle sue civili istitusioni di lavoro e di progresso
Cit. in Antonelli, op. cit., p.161-162 Storia intima della grande guerra: lettere, diari e memorie dei soldati dal fronte.


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