Sull'Ortigara si scatena l'inferno
Fallito
lo sfondamento della linea italiana, gli austriaci ripiegarono su
posizioni più favorevoli: dalla Val d'Assa per i monti Interrotto,
Moschiagh, Zebio e Ortigara. Per rioccupare le posizioni precedenti
“la spedizione punitiva”, il comando italiano lanciò
l'”operazione K” sull'Ortigara con 154 battaglioni più 10 di
zappatori. Al culmine dell'azione, a Monte Lozze, Cima Caldiera,
Monte Campanaro, nella Pozza a ridosso delle quote 2003, 2001 e 2005,
combatterono gli alpini dei battaglioni Arroscia, Mercantur, Eliero,
Clapier, Monte Baldo, Bassano, Verona, Sette Comuni, Bicocca,
Vestone, Tanaro, Stura, Ceva e Mondovì. Il piano di attacco scattò
il 10 giugno. Ecco come lo ricorda Emilio Lusso: “La nostra
artiglieria aprì il fuoco alle 5 del mattino. Sull'Altopiano,
comprese le bombarde pesanti da trincea, non v'erano meno di mille
bocche da fuoco. Un tambureggiamento immenso, fra boati che
sembravano uscire dal ventre della terra. La stessa terra tremava
sotto i nostri piedi. Era l'Inferno che si era scatenato”.
Paolo
Monelli, tenente degli alpini: “A volte la linea è così buffa che
se il nemico piscia ce la fa sulla testa. Per vedere che cosa combina
si prende il torcicollo e, per tirargli, le feritoie sembrano
antiaeree. Nemmeno quando vai rasente il parapetto sei sicuro di non
essere veduto. C'è sempre qualche pallottola che viene non si sa da
dove e che batte davanti ai piedi col rammarico di essere stata
lunga”.
I
soldati vivevano nelle trincee logorati dagli assalti, dai
bombardamenti e dai tiri dei cecchini che sparavano sulle corvèe. “E
Vanz lo zappatore si ferma – testimonia Monelli – Addossato alla
roccia che lo ripara, tira il fiato e commenta i sibili delle
pallottole: le ciama “zio/zio e ne semo gnanca parenti”.
Scesi
da Cima Caldiera, gli alpini uscirono dai varchi delle trincee di
Monte Campanaro e giù per lo stretto Vallone dell'Agnellizza, per
risalire verso quota 2002, difesa da nidi di mitragliatrici. Poi il
muraglione di roccia di quota 2101 e la quota 2005, occupata il 19
giugno e abbandonata il 25. Gli alpini lasciarono sull'Ortigara
13.000 uomini tra morti, dispersi e feriti. Caporetto poi impose
l'allineamento del fronte sulla linea Grappa, Sasso Rosso,
Tonderecar, Castelgomberto, Melette, Longara, abbandonando Asiago e
Gallio.
Da
Veneto 1915-1918 La guerra in casa

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