I giornali dei soldati. “Anastasia” non va al fronte
Anastasia, ovvero la censura, una vecchia bisbetica da cui i corrispondenti di guerra accettano il black-out delle notizie, secondo il Decreto Legge del 24 maggio del '15. All'insegna di abusi e arroganze, le sforbiciate tagliuzzano i pezzi.
[…]
Autocensurati anche i giornali di trincea. Poveri, ma belli, scritti da soldati per i soldati, sono le ballerine di fila rispetto alle star, come “La Tradotta”, stampate nelle retrovie nell'ultimo anno di guerra, con firme e disegnatori famosi. Eppure questi fogli, due, quattro, al massimo otto, scritti a mano, poligrafati, litografati, raramente stampati, sono l'espressione più genuina delle truppe. Certo autocensurati, ma i malumori e il dissenso verso i comandi arrivano attraverso la battuta e la caricatura.
Sono d'evasione, goliardici, legarti alla freddura e caricatura volgaruccia, rivolti a un target limitato: la compagnia, il battaglione.
Senza uscita regolare, unico recapito la zona di guerra. Scritti tra un rancio e una fucilata, oppure in trincea in prima linea; muoiono quando muore il redattore, il direttore, il giornalista, spesso riassunti in una persona. Vero giornalismo d'assalto, a contatto vivo con i soldati, ne racconta le ambizioni, le civetterie, le superstizioni. Vanno a ruba, lasciano una traccia. Il gergo, nato nelle trincee, diventa un vocabolario. Lo pubblica “l'Astico”, organo delle truppe della Val d'Astico: “autobus: pezzo di carne-suola di scarpa; colla: l'odiato rancio di riso; torrone: il fucile; prugne: le pallottole; stuzzicadenti: la baionetta; ghirba: la pellaccia. L'Astico, oltre a barzellette, pubblica itinerari turistici, educazione militare, notiziari.
Le testate: La Scarica, Il Ragno, L'Elmetto, La Buffa, La Bomba, Il Fante di bastone. Sono allegri e fantasiosi come i contenuti e le vignette. La Scarica, “scritto sotto la tenda alla luce oscillante del mozzicone di candela”, 4 pagine con rubriche umoristiche, perfino meteorologiche: “sole, si leva dopo di noi; luna, secondo i quarti dei superiori.
“Vittoria”, il primo a stampa di un battaglione di volontari, esce con una promessa: “Solo se i 250 volontari saranno destinati alla fine dei 300 delle Termopoli, il giornale cesserà”. Cessa al terza numero. Riporta comunque esatti notiziari di guerra, di battaglione, oltre alle immancabili caricature e vignette.
[…]
“La voce del Piave” che, precisa, può diventare (e diventerà) del Tagliamento o dell'Isonzo, del XII Corpo d'Armata. “Il Montello”, quindicinale illustrato a colori dei soldati del medio Piave. Il primo numero, diretto da E. Beltrami, esce il 20 settembre del '18, perfino con una pagina di pubblicità vera, poesie ridanciane, prose umoristiche, gustosi pupazzetti. Autori, i soldati.
Francesca Detotto - da Veneto 1915-1918 La guerra in casa
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Autocensurati anche i giornali di trincea. Poveri, ma belli, scritti da soldati per i soldati, sono le ballerine di fila rispetto alle star, come “La Tradotta”, stampate nelle retrovie nell'ultimo anno di guerra, con firme e disegnatori famosi. Eppure questi fogli, due, quattro, al massimo otto, scritti a mano, poligrafati, litografati, raramente stampati, sono l'espressione più genuina delle truppe. Certo autocensurati, ma i malumori e il dissenso verso i comandi arrivano attraverso la battuta e la caricatura.
Sono d'evasione, goliardici, legarti alla freddura e caricatura volgaruccia, rivolti a un target limitato: la compagnia, il battaglione.
Senza uscita regolare, unico recapito la zona di guerra. Scritti tra un rancio e una fucilata, oppure in trincea in prima linea; muoiono quando muore il redattore, il direttore, il giornalista, spesso riassunti in una persona. Vero giornalismo d'assalto, a contatto vivo con i soldati, ne racconta le ambizioni, le civetterie, le superstizioni. Vanno a ruba, lasciano una traccia. Il gergo, nato nelle trincee, diventa un vocabolario. Lo pubblica “l'Astico”, organo delle truppe della Val d'Astico: “autobus: pezzo di carne-suola di scarpa; colla: l'odiato rancio di riso; torrone: il fucile; prugne: le pallottole; stuzzicadenti: la baionetta; ghirba: la pellaccia. L'Astico, oltre a barzellette, pubblica itinerari turistici, educazione militare, notiziari.
Le testate: La Scarica, Il Ragno, L'Elmetto, La Buffa, La Bomba, Il Fante di bastone. Sono allegri e fantasiosi come i contenuti e le vignette. La Scarica, “scritto sotto la tenda alla luce oscillante del mozzicone di candela”, 4 pagine con rubriche umoristiche, perfino meteorologiche: “sole, si leva dopo di noi; luna, secondo i quarti dei superiori.
“Vittoria”, il primo a stampa di un battaglione di volontari, esce con una promessa: “Solo se i 250 volontari saranno destinati alla fine dei 300 delle Termopoli, il giornale cesserà”. Cessa al terza numero. Riporta comunque esatti notiziari di guerra, di battaglione, oltre alle immancabili caricature e vignette.
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“La voce del Piave” che, precisa, può diventare (e diventerà) del Tagliamento o dell'Isonzo, del XII Corpo d'Armata. “Il Montello”, quindicinale illustrato a colori dei soldati del medio Piave. Il primo numero, diretto da E. Beltrami, esce il 20 settembre del '18, perfino con una pagina di pubblicità vera, poesie ridanciane, prose umoristiche, gustosi pupazzetti. Autori, i soldati.
Francesca Detotto - da Veneto 1915-1918 La guerra in casa

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