Alpini speciali in tutto. “Ora, cossa dirà me mama?”

Gli alpini sono stati “inventati” per operare sulle montagne, con soldati reclutati nei luoghi da difendere. I primi sette battaglioni avevano il comando a Fossano, Mondovì, Susa, Chivasso, Varese, Verona (con compagnie a Ebolo, Rocca d'Anfo, Valdagno, Bassano), Conegliano (con compagnie a Pieve di Cadore, Tolmezzo, Belluno).
E ora cossa dirà me mama?”. Questa frase detta da un alpino veneto dopo Caporetto, o forse inventata, non importa, è emblematica dello spirito delle truppe alpine. Combattere, obbedire agli ordini, purchè sensati, anche a spese della vita, in difesa della propria terra e della propria casa.
Soldati veramente “speciali”, poco amanti della forma e della disciplina da caserma, ma pronti a ubbidire all'ordine più terribile se impartito dall'adorato ufficiale, e a seguirlo fino all'inferno. Soldati “umani”: spesso in ritardo dalla licenza (il fieno da tagliare, la vacca che deve partorire, il bosco da abbattere, la legna da tagliare), e per questo prelevati dai carabinieri punti e incarcerati.
Solo il colonnello Luigi Chicco, sul Pasubio, non denunciava gli alpini ritardatari nel rientro dal permesso o dalla licenza. Li aspettava, sapeva che sarebbero tornati. Quando vedeva il suo uomo, lo portava in una baracca e chiudeva la porta. Chicco era alto un metro e novanta, due spalle come un armadio. Urla, tonfi, imprecazioni. Poi il colonnello usciva, rimettendosi la giubba, seguito dall'alpino che scappava veloce al suo plotone: “Grassie tante, sior colonèl”. Tutto finiva li, senza carabinieri e tribunali, tra uomini.
Da Veneto 1915-1918 La guerra in casa

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