I crimini degli arditi
Alcune tende e della paglia bruciavano e illuminavano benissimo il campo; gli arditi erano feroci, pugnalavano ferocemente, selvaggiamente. Pensai per un momento di far cessare quella strage, ma nello stesso tempo mi vennero in mente le cannonate che arrivavano un anno prima sul mio ospedale a Bassano...lasciai continuare l'eccidio. Gli austriaci morivano da vigliacchi. Erano armati, ma preferivano inginocchiarsi e implorare grazia: questa cosa mi disgustò.
Improvvisamente un ufficiale austriaco si precipitò verso di noi. Era un capitano e parlava l'italiano correttamente. Ci venne davanti salutandoci e pronunciando il suo nome ci tese la mano, io misi la mia in tasca guardandolo fisso. Parve offeso, ma non disse parola; ci pregò poi di dare ordine agli arditi di cessare la strage.
"Cosa avete fatto a Bassano?" risposi. Comprese e abbassò la testa. Poi di nuovo: "Date ordine, vi prego". Gli risposi con un sorriso sardonico. Non parlò più, si allontanò di alcuni passi dopo aver consegnato la rivoltella, e seduto su un sasso con il mento appoggiato alle palme guardava muto.
Volli salvargli la vita; se lo lasciavo li solo lo avrebbero ucciso sicuramente. Chiamai un soldato e glielo misi accanto con l'ordine di non lasciarlo toccare da nessuno. Ormai non c'erano più che cadaveri e i nostri uomini giravano, cercando e frugando. Camminai tra i morti contemplando quella scena funerea, accompagnato dal capitano austriaco.
all'imboccatura di un'ampia galleria mi additò due cadaveri. "I miei ufficiali" disse. Si chinò, li rivoltò: erano entrambi colpiti da pugnale, uno al cuore, l'altro alla gola; il loro sangue inzuppava le uniformi e allagava il terreno. Il capitano era commosso. Dovetti chiamarlo forte per farlo venir via.
Paolo Brogi "Eroi e poveri diavoli nella Grande Guerra"

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