Ferito a una gamba, è stato ricoverato in ospedale …

A poco a poco alcuni di noi hanno il permesso di alzarsi. Anch’io ricevo un paio di stampelle per saltellare qua e là. Ma ne faccio poco uso: non posso sopportare lo sguardo di Albert, quando attraverso la camera: mi segue sempre con due occhi così strani. Perciò qualche volta scappo nel corridoio, ove mi posso muovere più liberamente.
Al piano inferiore sono i feriti al ventre, alla spina dorsale, alla testa, e gli amputati delle due gambe. Nell’ala destra i feriti alle mascelle, gli avvelenati dai gas, i colpiti al naso, alle orecchie, al collo. Nell’ala sinistra i ciechi, i feriti ai polmoni, al bacino, alle articolazioni, ai reni, ai genitali, allo stomaco. Bisogna venire qui per vedere in quante parti un uomo può esser ferito.
Due muoiono di tetano. La pelle diventa livida, le membra si irrigidiscono, ultimi vivono – a lungo - gli occhi. Alcuni tengono l’arto ferito sospeso a una carrucola, esposto in aria; sotto la piaga è posto un bacile in cui cola a goccia a goccia il pus; il bacile viene vuotato ogni due, tre ore. Altri hanno un apparecchio di trazione, fissato al letto con grossi pesi. Vedo delle ferite d’intestino, che son sempre piene di lordura. Lo scritturale del medico mi mostra delle radiografie, dove si vedono ginocchi, anche, spalle, completamente fracassate.
Non si può comprendere come sopra corpi così orribilmente lacerati siano ancora volti umani, sui quali la vita continua nel suo ritmo giornaliero. E pensare che questo è un ospedale solo: e ve ne sono centinaia, migliaia uguali, in Germania, in Francia, in Russia! Come appare assurdo tutto quanto è stato in ogni tempo scritto, fatto, pensato, se una cosa simile è ancora possibile! Dev’essere tutto menzognero e inconsistente, se migliaia d’anni di civiltà non sono nemmeno riusciti a impedire che questi fiumi di sangue scorrano, che queste prigioni di tortura esistano a migliaia. Soltanto l’ospedale mostra che cos’è la guerra.
Erich Maria Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale, cap. 9

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