Venezia FC: Quel Como sempre ostico
Per quelli degli "anta" suonati rimane la sfida più iconica. Quella, per intendersi, che in quel 1991 segnò per sempre almeno una generazione di tifosi, seppur "scottati" dall'ancora fresca fusione Venezia-Mestre di quattro anni prima. Dici Como e la mente corre al 16 giugno di 32 anni fa, allo storico 2-1 nel giorno dell'irripetibile esodo degli 8.000, spareggio che restituì proprio quella Serie B che, al presente, i lagunari di Paolo Vanoli sono chiamati a fare l 'impossibile per tenersi stretta. Tuttavia, al netto di quel trionfo a Cesena, nominare il Como equivale a rispolverare in realtà un tabù, dal momento che in casa il Venezia nel post-fusione ha vinto una sola volta risalente, per giunta, a quasi 19 anni fa. L'ultimo sorriso al Penzo è datato 1. maggio 2004 proprio tra i cadetti, quando i lariani affondarono verso la C con un netto 3-1: davanti a meno di 2.500 spettatori fecero tutto i ragazzi di Angelo Gregucci, andando a segno nei primi 25' col "pitone" Biancolino, prima e dopo la zampata di Paolino Poggi, in una sfida a senso unico nonostante l'autogol nella ripresa del biondo brasiliano Anderson Schveitzer. Tre punti pesanti alla 40. di 42 giornate, utili per chiudere la stagione regolare a 51 punti, bottino non sufficiente per la salvezza diretta e che infatti costrinse gli arancioneroverdi a spareggiare ai playout, spedendo poi in C il Bari di Mattia Collauto.
SCIVOLONE
Chissà se Paolo Vanoli, invece, avrà già ripensato al 90' da lui giocato lungo la sua fascia sinistra nel Venezia-Como 0-1 che, nella B 94/95, scatenò un incredibile (ma non inusuale) effetto domino sulla panchina lagunare. L'11 settembre '94, alla seconda giornata di andata, il gol di Giovanni Rossi regalò il colpaccio (contro un Venezia in nove per le espulsioni di Filippini e Nardini) ai lariani allenati da Marco Tardelli, ma soprattutto bastò al vulcanico patron Maurizio Zamparini per esplodere. Quanto? Tanto. Via il futuro citì azzurro Giampiero Ventura e il suo tutor Gianni Bui, per cedere al richiamo del (presunto) calcio champagne di Gigi Maifredi.
Un'infatuazione durata giusto 10 giornate, il tempo di promozione dalla squadra Primavera il tecnico Gabriele Geretto, riaffiancato però dopo appena 180' da Ventura; ma solo per 15 gare, perché a consegnare agli archivi un'annata da mal di testa fu Geretto, di nuovo in solitaria per chiudere ad un invidiabile (visto con gli occhi di oggi) nono posto. In realtà, dopo l'illusione della precedente annata, il piazzamento fu deludente per un organico in cui, oltre al predestinato mister Vanoli, spiccavano l'amato capitano Pedro Mariani, fedelissimi come Filippini, Bortoluzzi e Fogli, i portieroni Mazzantini e il "mitico" " Bosaglia, mentre dopo la partenza a novembre del "magico guerriero" Bonaldi a reggere l'attacco furono il beniamino Lello Cerbone e il promettente ma non ancora "Bobo" Vieri.
Nell'epoca arancioneroverde, a parte l'unica vittoria lagunare e il bis comasco tra i cadetti, le due in arrivo contendenti si sono affrontate due volte al Penzo facendo registrare altrettanti pareggi in Serie C. Il più recente è lo 0-0 del 7 febbraio 2015, che seguì il 2-2 di otto mesi prima con la fuga ospite sull'asse Le Noci-Schenetti, vanificata dalla rimonta targata Kirilov-Bocalon. Altro blitz del Como, invece, nella C1 90/91 quando Vincenzi all'87' gelò il Baracca di Mestre, ma la vendetta sarebbe arrivata tre mesi dopo nel già citato spareggio di Cesena, visto che proprio Vincenzi si fece parare da Bosaglia il rigore del mancato 2-2 che indirizzò nel modo migliore la risalita del Venezia.

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