Venezia FC: «È dura, ma Vanoli sa come si fa» - Venezia, l'incredibile luglio 2002 quando Zamparini trasferì la squadra al Palermo

Gian Piero Ventura, se le aspettava tutte queste difficoltà del Venezia?
«So cosa significa allenare una squadra dopo una retrocessione. Feci quell’esperienza a Cagliari, dopo che la squadra era scesa dalla A. Le difficoltà sono state tantissime e capisco come il Venezia possa trovarsi in una situazione complicata».
Come si può uscirne?
«Bisogna stare sul pezzo e capire che la B è una cosa diversa dalla Serie A. Non a caso basta vedere come il rendimento di alcuni uomini, come Haps e Busio, ma anche quello di Ceccaroni, in netta flessione rispetto a quello che avevamo visto l’anno scorso. E il Venezia non è certo l’unico in questa situazione».
Lei vede analogie con altre squadre?
«Sì, ad esempio il Cagliari. Era partito per vincere il campionato e ha una squadra di ottimo livello nei singoli. Ma sta facendo tanta fatica ed è in difficoltà. Il Venezia è messo peggio in classifica, ma le scorie della retrocessione le stanno subendo entrambe».
Il suo ex giocatore e collaboratore Paolo Vanoli è il nuovo allenatore arancioneroverde...
«Mi fa davvero piacere per lui. L’ho allenato quando stava muovendo i primi passi nel calcio professionistico, proprio a Venezia. Era un giocatore di qualità, si vedeva che avrebbe fatto strada nel mondo del calcio, poi effettivamente è arrivato in Serie A e si è imposto ad alti livelli».
Nel 2016-2017 fu anche suo assistente in Nazionale. Che rapporto c’era tra voi?
«Un rapporto ottimo, è stata una figura preziosa per me. E’ rimasto poco perché è stato chiamato dal Chelsea, ma nel periodo in cui abbiamo collaborato mi ha aiutato tanto e si è comportato in modo impeccabile. Ha fatto tesoro delle esperienze e poi è riuscito a ritagliarsi una possibilità importante a Mosca, alla guida dello Spartak».
E adesso ha di fronte un compito non certo facile con il Venezia. Secondo lei riuscirà a fare bene?
«Il primo obiettivo ora deve essere la salvezza e bene ha fatto a sottolinearlo. Ci sono stagioni che inizialmente nascono in un modo, ma che poi prendono un’altra piega. Magari più avanti le cose cambieranno, ma oggi il Venezia deve pensare soltanto a uscire da questa situazione».
Prospettive?
«Ha un’opportunità importante in una piazza che ho conosciuto e che lo scorso anno era in Serie A. Deve capire in fretta la B e deve fare i primi passi riportando la squadra in quota. Poi, un passo dopo l’altro, le cose si sistemeranno e i risultati arriveranno».
Domenica c’è Palermo-Venezia. Che partita sarà?
«Mai come quest’anno in Serie B c’è un equilibrio impressionante, si può vincere o perdere con tutti. Io penso che anche il Palermo dovrà stare particolarmente attento al Venezia, che fino a questo momento ha fatto meglio in trasferta che in casa».
di Dimitri Canello - Corriere del Veneto
Dalla fusione alla Serie A, dal ritorno in B alla vendita della società e trasferirsi a Palermo. Dal sogno di un grande stadio in terraferma a farlo in Sicilia. Maurizio Zamparini è uomo che ha unito e diviso al tempo stesso. Ormai l'imprenditore friulano non c'è più, ma la tifoseria arancioneroverde si è divisa tra il suo operato a Venezia: c'è chi lo ha sempre rimpianto, chi non ha preso bene il suo operato. Di certo, Palermo-Venezia non è e non sarà mai una partita come tutte le altre, anche per la storia che le ha legate a partire da quella famosa estate 2022.
VENT'ANNI.
Sono passati due decenni e pare ieri, almeno per quelli più vecchi. Ai più, il 2002 è ricordato per il Mondiale in Corea-Giappone, per l'arbitro Moreno, per l'acqua santa di Giovanni Trapattoni in panchina. Sull'asse Venezia-Palermo, è ricordato per un Zamparini che lascia il Veneto per andare in Sicilia nel bel mezzo del ritiro del precampionato, gli arancioneroverdi che devono ricostruirsi, l'inizio di una serie di guai tra cadute, fallimenti e tentativi di rimettersi in piedi. C'era il sogno stadio per Zamparini, ma poi sappiamo com'è andata a finire, così come c'era il sogno di fare una squadra che sapesse durare nel tempo. Da quella fusione tra Venezia e Mestre del 1987, apprezzata da molti e mal digerita da altri, sino al ritorno in Serie B nello spareggio di Cesena contro il Como (16 giugno 1991) e a tornare a respirare l'aria di Serie A dopo 31 anni nel 1998-1999.
IL TRASFERIMENTO. Dopo la splendida salvezza del 1999 e la retrocessione in Serie B l'anno dopo, il Venezia fa solo un anno di purgatorio per tornare in A nel 2001 con in panchina Cesare Prandelli. Ma nel massimo campionato ci rimane un altro anno ancora per poi ritornarci nel 2021. Ma quel 2002, anno di ritorno in Serie B, anziché essere l'anno della riscossa per tornare ai vertici, diventa il momento dell'addio di Zamparini con una società gravata da debiti fiscali. L'imprenditore friulano voleva una piazza più importante, si era parlato pure del Genoa ma, alla fine, saltò fuori il Palermo, ceduto da Franco Sensi. Nel ritiro veneziano di Pergine Valsugana se ne andarono dodici giocatori. Sul pullman per portarli in quello rosanero di Longarone salirono Rossi, Bilica, Conteh Viali, Lai, Marasco, Morrone, Ongfiang, Santana e Soligo (che poi venne riprestato al Venezia), Di Napoli e Maniero. Il Venezia di lì poco fu rilevato da Franco Dal Cin ma, al termine della stagione 2004-2005 arrivò il fallimento. Poi vari tentativi di risalita, nuovi proprietari e problemi societari.
VERSO PALERMO.
La direzione dell'incontro di sabato è stata affidata a Gianluca Manganiello di Pinerolo. Gi assistenti, invece, saranno Vittorio Di Gioia di Nola e Fabrizio Lombardo di Cinisello Balsamo, mentre il quarto uomo sarà Francesco Meraviglia di Pistoia. Al Var ci sarà Antonio Rapuano di Rimini, Avar troveremo Daniele Paterna di Teramo. Due gli incontri diretti in questa stagione da Manganiello in Serie B e uno riguarda il Venezia: si trattava della sfida in casa della Spal e allora vinsero i ferraresi per 2-0. Spal e Venezia con Joe Tacopina come comune denominatore, lo stesso per Palermo e Venezia con Zamparini: corsi e ricorsi.
Un pallone rosso per dire basta alle brutalità
La Lega Serie B, in concomitanza del 25 novembre, Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, si schiera per contrastare quella che rappresenta sempre più un'inaccettabile piaga sociale. Anche quest'anno, grazie alla collaborazione con lo sponsor tecnico Kappa, la Lega, in occasione della Giornata 14 del campionato, intende sensibilizzare l'opinione pubblica contro un fenomeno sempre più preoccupante. Lo farà attraverso lo strumento cardine del gioco del calcio, il pallone, che abbandonerà il tradizionale colore blu per lasciare spazio al rosso, che caratterizza e rappresenta la lotta contro la violenza sulle donne.
di Alessandro Ragazzo - La Nuova Venezia

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