Reparto di salmerie che provvede al rifornimento delle truppe sotto il Sabotino
Procediamo lungo uno stretto sentiero mentre cupe deflagrazioni riecheggiano nella valle. Conducendo i muli per la cavezza, marciamo senza dire una parola e alzando solo di tanto in tanto lo sguardo dal terreno insidioso verso le maestose cime senza nome che ci circondano. Gli animali, carichi di munizioni, avanzano lenti, non meno malinconici di coloro che li guidano. Sono sorpreso di constatare come la sensazione che mi pervade somigli più alla tristezza che alla paura. Giù, in fondo alla valle, il bell'azzurro dell’Isonzo, col trascorrere delle ore, è andato mutando in uno spento verdecupo e poi nel nero più profondo. In una strada lontana, candida strisciolina serpeggiante, s’indovina l’ininterrotto incrociarsi di automobili, cavalli, soldati. Le parabole degli obici sibilano sopra le nostre teste, terminando con boati rintronanti contro i monti che ci sovrastano. Stretti fasci di luce scandagliano il cielo a caccia di aeroplani. Di tanto in tanto i cannoni tacciono tutti assieme: allora si produce un silenzio irreale, greve e impressionante. Dietro di me, l’equino respira rumorosamente, le umide e calde narici palpitanti. Nel buio, ne distinguo con chiarezza solo gli occhi sporgenti e rassegnati.
All'arrivo, ci accoglie un giovane robusto dalla mascella larga e l’aria malaticcia, che pare faticare a spiccicar parola. Mentre ci aiuta di malavoglia a portare al sicuro le munizioni, ne osservo gli occhi arrossati e le mani tremolanti, indovinando che è prossimo a un crollo nervoso.Walter Giorelli
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