Ottava battaglia dell’Isonzo Staranzano (GO) il 5 ottobre 1916
Giorno
5.
Questa mattina abbiamo cominciato a sparare presto con quasi tutte le
batterie che si trovano su questo fronte, di piccolo e grosso
calibro. La nostra batteria solo 9 colpi con l'intervallo di cinque
minuti l'uno dall'altro, ma le altre batterie per tutta la giornata
si sentì un rombare che non si capiva più nulla da dove venivano i
colpi. Il nemico la mattina non rispose, ma dopo mezzogiorno ci
bersagliò non male, anzi alle ore 4 circa ci buttò una granata dove
c'era la camera dei sottufficiali, che buttò giù la casa e uccise
un attendente, certo Salussoglia, e un altro ferito gravemente
asportandogli metà di un piede e il muscolo di un braccio e alla
testa; fu pure ferito uno della batteria vicino a noi. Insomma, la
giornata fu molto pericolosa perchè si sentiva scoppiare srapnel e
granate da tutte le parti ed i nostri superiori, caporali e sergenti
e tutti, che da un anno e mezzo sono in guerra, non hanno mai passato
giornate simili. Ora che scrivo sono le ore 7 di sera e il nemico
sembra che ci lascia tranquilli, ma le nostre artiglierie,
principalmente quelle di campagna, continuano a sparare, un po'
l'una, un po' l'altra. Termino e mangio.
Giorno
6.
Questa mattina, dopo la notte tranquilla, cominciammo a sparare fino
alle ore 10 circa facendo 9 colpi, ma le altre batterie continuarono
per tutta la giornata ed il nemico tirò pochi colpi all'alba e poi
ci lasciò tranquilli per tutta la giornata.
Giorno
7.
Oggi le altre batterie che abbiamo d'intorno spararono tutta la
giornata e anche la notte, ma la nostra batteria non fece neanche un
colpo e stemmo tranquilli tutta la giornata.
Giorno
8.
Oggi le nostre artiglierie continuarono il fuoco per tutta la
giornata, ma però la mia batteria non fece fuoco; fecero fuoco
soltanto il mio pezzo, un colpo, e un altro pezzo, 5 o 6 colpi. Non
posso capire come si continua questa offensiva, perchè non si
continua a sparare, e sì che di munizioni ne abbiamo, ora, e siamo
tanti. Il nemico sembra che spari sempre soltanto per aggiustare i
tiri, anzi, il nemico, oggi come quasi tutti i giorni, tirò su
Monfalcone ma noi ci lasciò tranquilli. Questa sera gli aereoplani
gettarono bombe vicino e sopra il Cantiere di Monfalcone e nei pressi
del ponte dell'Isonzo.
Giorno
9.
Da questa mattina si sente un continuar di armi che rombano da ambe
le parti, artiglierie di ogni calibro. Anzi, il mio pezzo fece 59
colpi fino alle ore 5 di sera, ma le altre artiglierie continuano
ancora ora intanto che scrivo, che sono le ore 10 di sera. Alle ore
7, di sopra la nostra batteria c'erano aereoplani nemici che
gettarono bombe per la quale fecero molto danno, principalmente sopra
il Cantiere e sopra Monfalcone e si crede che ci siano molti feriti e
morti; anzi, non solo il nemico ci molesta di sera, ma per tutta la
giornata rivolse i tiri di sopra le nostre batterie sparando una
artiglieria di grosso calibro, da 159 o da 305, qualche granata e
molti srapnel, e noi dovemmo per tutta la giornata far fuoco sotto i
colpi che ci cadevano e sempre, ogni tanto, a ripararsi sotto i
sotterranei. La batteria vicino a noi ci furono 4 feriti gravi.
Insomma, sul fronte dove noi abbiamo rivolto la nostra artiglieria si
vede un fumo solo e si sente un rumore che non si può capire, tra le
mitragliatrici, le bombarde e la fucileria. Oggi verso le ore 4 ò
veduto un bordello di aereoplani, uno dei nostri ed un nemico si
battevano con mitragliatrice; dopo un po' il nostro si vide fuggire
verso il fiume Isonzo ed atterrare, non si sa se perché è stato
offeso l'apparecchio o il guidatore.
Giorno
10.
Questa mattina abbiamo incominciato il fuoco alle ore 5 e mezza e per
tutta la giornata si fece fuoco facendo 106 colpi, come pure fecero
gli altri pezzi e come hanno fatto le altre batterie che si trovano
sul nostro fronte, quindi si può immaginare che per tutta la
giornata si sentì un rombo solo , che ci sembrava la fine del mondo,
pensando che da quando siamo arrivati noi c'erano già 800 e più
pezzi e ora ce n'è molti di più. Verso le ore 8 di questa mattina
un nostro pezzo fece uno scoppio prematuro e ferì un nostro soldato,
certo Piristetti; verso le ore 10 un altro scoppio prematuro uccise
un caporale maggiore della 407^ Batteria, certo Chiara; dopo sapemmo
che un proietto nemico cadde in una riservetta di una batteria vicino
e uccise 2 soldati e ne ferì altri dieci. Noi non possiamo sapere il
perchè di questi scoppi prematuri. Il nemico non tirò neanche un
colpo sopra la nostra batteria, fece diversi colpi su Monfalcone, ma
tutti i giorni ce ne arriva in gran quantità e tutti i giorni ci
sono morti e feriti. Sapemmo poi dall'Osservatore che le nostre Armi
a piedi si avanzarono e passarono la seconda linea nemica facendo
molti prigionieri. Intanto che scrivo sono le ore 8 di sera e si
sente soltanto la solita artiglieria di campagna che spara come il
solito ogni tanto, ma noi abbiamo ancora i pezzi pronti e siamo
coricati vestiti, attendendo da un momento all'altro che si deve
sparare.
Giorno
11.
Questa mattina, fuorché la nostra batteria che cominciò il fuoco
dopo mezzogiorno, le altre cominciarono il fuoco appena all'alba e
continuarono tutta la giornata, sicché la giornata di oggi fu
terribile come ieri, ma per fortuna nella nostra batteria non ci
furono né feriti né morti e i nostri pezzi fecero 50 o 60 colpi,
cessando alle 6 di sera. Il nemico ci lasciò tranquilli, noi della
nostra batteria e le altre d'intorno, ma non furono tranquille le
altre di Monfalcone e del Cantiere e dintorni; sapemmo che sulle
nostre linee di fanteria ci fu un grosso attacco e si avanzarono
facendo ancora prigionieri, ma un plotone di Bersaglieri Ciclisti da
circa 800 uomini ne rimasero soltanto 200 e gli altri si suppone
siano prigionieri.
Giorno
12.
Oggi come ieri facemmo soltanto 15 colpi in tutta la giornata, ma le
altre batterie ogni tanto facevano delle scariche a fuoco accelerato
sopra le fanterie nemiche che tentavano di avanzarsi verso i nostri,
perché sapemmo che il combattimento di ieri non riuscì troppo in
favore a noi, perché le nostre Fanterie e le altre armi a piedi si
avanzarono e poi dovettero ritirarsi diverse volte, facendo da ambo
le parti diversi prigionieri e morti e feriti. Velivoli nemici
volarono questa sera sopra le nostre batterie e sul Cantiere e
Monfalcone e la sera poi anche su Staranzano buttarono da ambo le
parti diverse bombe.
Giorno
13.
La notte scorsa, verso l'una dopo mezzanotte, aereoplani nemici
volarono sopra le nostre batterie e sui paesi vicini, gettando bombe
e svegliandoci tutti; quelli che erano coricati nelle case dovettero
fuggire in luoghi più sicuri. La mattina tutto tranquillo fuorché
qualche batteria da campagna; anche il nemico non tirò. Dopo
mezzogiorno le altre batterie fecero fuoco quasi tutte ma la nostra
batteria non fece un colpo. Verso le ore 5 abbiamo assistito a un
duello di aereoplani, con uno dei nostri e un nemico che si fecero
diverse scariche di mitragliatrice. Verso sera, al tramonto del sole,
velivoli nemici gettarono ancora bombe sui soliti posti: Cantiere,
Monfalcone, strade e paesi vicini. Dalle nostre linee di fanteria si
sente un gran combattimento, che si confonde tra colpi di fucili,
bombarde e mitragliatrici; crediamo che l'azione che si compie in
questo tempo ed oggi sia favorevole a noi.
Giorno
14.
Oggi la giornata fu tranquilla, noi non facemmo un colpo, fecero
soltanto qualche colpo una batteria vicino a noi e il nemico anche
non fece fuoco su di noi, fece qualche colpo nei soliti posti di
altri giorni. Anche oggi abbiamo assistito ad un duello di
aereoplani; la sera tutto tranquillo.
Giorno
15.
Fino a mezzogiorno tutto tranquillo fuorché qualche colpo dei nostri
pezzi di piccolo calibro, e il nemico non si fece sentire. Dopo le
ore 1 la nostra Marina sparò diversi colpi verso Gorizia e il nemico
rispose con diversi colpi di grosso calibro e non soltanto verso
dette batterie ma anche sulle nostre, il che ci fece stare al riparo
per circa due ore. Qualche aereoplano nemico esplorò le nostre
posizioni, come pure i nostri andarono sopra il suo fronte. Di sera
poi qualche colpo delle nostre artiglierie, scambiati dal nemico che
rispose con srapnel.
Antonio
Grasso militare, soldato
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